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La cercavo da molto, La Verità, alla fine me l’hanno spedita (in pdf)

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Pubblicato da Visiogeist, giovane casa editrice con un nome e un logo che sembrano uscire da un romanzo distopico e che si auto-definisce come “l’avanguardia di una nuova letteratura”, La verità funziona anche solo dal titolo.
Ché se lo compri potrai sempre dire di avere la verità in tasca. O perlomeno in borsa (dopotutto servono tasche grosse per contenerla tutta, la verità).

Ma questa è solo la superficie. Che ti fa sorridere di fronte all’ironica sbruffonata (pensi) di chiamare un’opera così. Di pretendere di poter spiegare davvero il senso della vita, l’universo e tutto quanto con delle infografiche.
E dentro (pensi) ci saranno i soliti aforismi da quattro soldi, come quelli dell’ennesima twitstar prigioniera del proprio sarcasmo “che ha fatto il libro”.

Niente di più lontano da questo, in realtà.
Visiogeist è lo stesso editore che ha dato alle stampe un gioiellino di crudissima satira e allegra decadenza come Gianni, non dimentichiamocelo, ed Edoardo Dezani, autore del libro assieme al grafico Alessandro Longo, di Visiogeist è il fondatore.

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Quindi La verità è un libro di satira?
In parte sì. Una satira dei libri “how to”, dei manuali dei guru dell’auto-aiuto, del linguaggio del marketing, in cui tutto torna, causa e conseguenza vanno d’amore e d’accordo, c.v.d. e passiamo oltre.

Ed è una satira delle sempre più invasive infografiche, che pretendono di semplificare ogni cosa, cercando di convincerti che l’economia, la finanza, il progresso, il sesso, le mode, il tempo, la felicità, la vita e la morte possano essere spiegate da un grafico.

Ma questo non è che un livello di lettura — costruito dannatamente bene, tra l’altro, perché Dezani non è uno che si improvvisa esperto e i modelli analitici se li è studiati davvero (lui cita l’Hype Cycle di Gartner, la teoria delle opzioni reali di Black-Scholes, la Boston Matrix).

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La vera “ciccia” de La verità traspare in tutta la sua nuda disperazione solo in alcuni passi, che poi sono — almeno per come l’ho interpretata io, la verità — la chiave di lettura di tutto il libro.
Ce n’è uno, soprattutto, che parla del suddetto progresso, sostenendo che è lì che sta dio, un dio spietato a cui sottomettersi pure con una certa dose d’entusiasmo.

Riporto qualche estratto:

Il Progresso è il Dio in cui credo, astratto ma tangibile. Il mio Dio non è benevolo, è un Dio duro e spietato, che mette le persone, le generazioni, gli esseri viventi, gli uni contro gli altri, che non vede null’altro oltre che sé, e non ha pietà di chi è debole, si accanisce contro di lui, fino a farlo scomparire.
[..] Perché mentre tu ti riposi e osservi il tramonto, da qualche parte c’è sempre qualcuno che si sta addestrando per distruggerti, per una forza sconosciuta che gli dice di farlo: il Progresso.
[..] Ritrovarsi a tarda sera in un albergo nella zona industriale, con vista sulla zona industriale, collegandosi con il wi-fi in camera per lavorare ancora, lontani da ogni cosa per cui valga la pena vivere. Poi alzarsi verso le sei, per lavorare ancora, e andare poi nel capannone davanti all’albergo nella zona industriale, e spendere lì le ore fino a tarda sera, mentre il Sole nasce, tramonta e nasce ancora. E tutto questo ha un senso, perché l’azienda vada avanti, la tua nazione vada avanti, mentre altrove lavorano di giorno e di notte, costruiscono caldaie a mani nude, senza protezioni cadono da tralicci e impalcature, e ci sono altri pronti a sostituirli, e anche il padrone che ha fatto il capannone è pronto a chiudere tutto e trasferirsi dove lavorano di giorno e di notte a mani nude senza protezione, perché anche lui è un ingranaggio di questa macchina che è il mondo, che teme/forse è sempre in ritardo per il suo Dio, il Progresso.
[..] Passare giornate con il Cliente che ci comanda ma come noi rinuncia alla sua vita per rimanere qui a controllarci, e poi usciti essere pretenziosi con i poveri camerieri [..] per sfogare la rabbia e l’odio accumulati nella traversata del giorno, perché noi paghiamo e vogliamo un servizio, e mentre aspettiamo da mangiare chiamare il call center della banca, di Vodafone, dell’assicurazione, e litigare con la centralinista romena, che per 120 Euro lavora otto ore al giorno tutti i giorni, per non venire qui a fare la prostituta, perché la sua nazione a un certo punto si è accorta di aver sbagliato tutto, seguendo un’utopia che credeva essere il Progresso.

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La satira si spinge dunque più oltre, all’intera società occidentale, ed è una satira che se da una parte fa sbellicare dal ridere, tra i personaggi trash del panorama italiano infilati un po’ ovunque, le caricature delle manie del giornalismo nostrano, il “dirottamento” degli stilemi grafici dei meme e dei social network, dall’altra è amarissima, e in qualche modo, leggendo, mi è tornato in mente il Bret Easton Ellis di American Psycho (ovviamente non in quanto a stile) come pure quei gustosissimi e talvolta amari saggi brevi, liste, parodie di mail, finti articoli, false pagine di diario, pseudo-documenti aziendali, verosimili manuali d’istruzioni pubblicati dal magazine americano McSweeney’s.

Né manuale, né saggio, né semplice raccolta di infografiche tipo “schemini di Repubblica”, La verità in sostanza è letteratura. Che nonostante qualche passo falso — come ad esempio le “100 cose da dire durante l’orgasmo” o “le 50 frasi da dire in punto di morte”, che abbassa il livello a robe come le battute su Chuck Norris e gli aforismi di Iddio — si prende molti più rischi della maggior parte di quel che puoi trovare in libreria, e prova tracciare un percorso al di fuori del romanzo tradizionale.

Tirando le somme: la verità è che La verità vale l’acquisto.
c.v.d.

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