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The Brand Deck: le carte per chi non sa spiegare il proprio brand

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Capita spesso.
Sala riunioni di un’agenzia di comunicazione o di un’azienda. Da una parte del tavolo, i “creativi”. Dall’altra i manager.
«Cos’è che volete comunicare?», chiedono i creativi (ovviamente sto semplificando… ma non troppo).
I manager si guardano tra loro. Sono spaesati ma non lo danno a vedere (hanno alle spalle anni di prove davanti allo specchio e sanno benissimo come dissimulare la propria ignoranza).
Il silenzio che riempie la stanza viene interrotto di nuovo dai creativi: «insomma, com’è il vostro marchio, che caratteristiche ha?».

Uno dei manager rompe gli indugi e si lancia: «è coraggioso, il nostro marchio è coraggioso».
Quello accanto a lui, spinto dall’entusiasmo del collega e dalla parola “coraggio” che ancora levita nell’aria sopra di loro, si butta pure lui: «e sperimentale, sì è coraggioso e sperimentale».
Il terzo manager, quello che tiene famiglia, che ha il mutuo, una figlia in prima liceo e un figlio che va in piscina, fa corsi privati di inglese e suona il violino: «ma pure rassicurante, no? È anche un marchio per famiglie, che sanno già cosa troveranno quando…».

I creativi si strizzano gli occhi, sospirano, fanno scricchiolare le sedie, dentro di loro rivivono quella scena di un episodio dei Simpson in cui quando gli studios che producono Grattachecca e Fichetto inseriscono un nuovo personaggio nello show — il cane Poochy — organizzano un “focus group” e i suggeriscono che Poochy dovrebbe essere sia più realistico che più fantastico (ahhhh, i bambini e le loro contraddizioni. Impara a conoscere i bambini e imparerai a trattare coi manager).

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Abituati a scenari del genere, i designer di Simple Honest Work — agenzia che ha curato la campagna di Obama nel 2008 — hanno creato The Brand Deck, un mazzo di carte pensato appositamente per riunioni come quella descritta sopra.

Si tratta di 50 semplici carte, ciascuna con due aggettivi, uno sul fronte e uno sul retro, tra loro opposti. E quando c’è da rispondere alla fatidica domanda “chi sei tu (o il tuo brand)?” o “cosa fa di te, te?”, ciascun membro del gruppo in sala riunioni sceglie un aggettivo. E poi, poi si discute. E la “magia”, assicurano quelli di Simple Honest Work, comincia proprio quando si comincia a discutere del perché di una scelta piuttosto che un altra.
Lo scopo è avere alla fine un massimo di sei carte allineate, che poi saranno quelle che andranno a descrivere il marchio.

Per evitare litigate manageriali (che poi finiscono esattamente come le zuffe dei bimbi), i creatori consigliano un mazzo per ciascuno ed è proprio per questo che su Kickstarter, dove il progetto è stato finanziato con successo giusto poche ora fa, c’erano a disposizione pure set da 5 pacchetti (per i team), da 10 (per gli studi) e da 20 (per le agenzie).

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