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Pele Francesco Carraro è un giovane fashion designer veneziano che dopo essere uscito dallo IUAV ha lanciato un proprio marchio, Ufficio Vitello, col quale ha appena lanciato un’ironica (ma di alta qualità) collezione di borse che prendono il la dal capo che (più o meno) tutti indossiamo per primo, al mattino, quando ci alziamo dal letto: le mutande.

Incuriosito dalla genesi del prodotto e soprattutto da quello che un ex-studente alle prese con la sua prima “avventura” importante nel mondo reale aveva da raccontarmi, ho intervistato Francesco.

* * *

Parlami di come hai iniziato.

Poco più di un anno fa ho preso coraggio e mi sono messo in proprio. A Mirano, vicino a Venezia, realizzo pezzi unici per privati e cerco di render reali le idee di ognuno senza giudicare i loro gusti.

il servizio per il lookbook della collezione è stato scattato a Padova

il servizio per il lookbook della collezione è stato scattato a Padova

Quindi fai abiti su misura?

Faccio abiti, giacche in pelle, borse, pelletteria, camicie… Tutto su misura e personalizzato. Sul sito, nella sezione For People, si possono vedere le varie creazioni.

Quando dici “cerco di render reali le idee di ognuno senza giudicare i loro gusti” la cosa mi incuriosisce molto: ricevi richieste strane?

Fino ad ora non ho ricevuto richieste strane. La più strana forse è stata quella di un calciatore: ha voluto un beauty case argento. E c’è stato anche un ragazzo che mi ha chiesto un preventivo per un costume da “mascotte” per una società sportiva!
Con l’espressione “senza giudicare” intendevo dire che non impongo il mio gusto ai clienti, cerco solo di instradarli. A volte li faccio anche disegnare.
Quello che vorrei è che poi possano dire «questa borsa l’ho disegnata io, da Ufficio Vitello».
Questo è il nuovo approccio! Questo è il vero personalizzato!

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Come si faceva fino a qualche decina di anni fa col proprio falegname di fiducia, e come si sta ricominciando a fare ora grazie alla stampa 3D.

Esatto, applicato all’abbigliamento.

E la collezione Mutande com’è nata?

Dalla voglia di fare qualcosa di mio che possa esser venduto, possibilmente in tutto il mondo. Perciò ho lavorato per rendere concreta e accessibile la borsa-Mutanda.
La linea è composta da borsa, clutch e portamonete. La distribuzione la farà uno showroom di Milano.
Il concetto di base è una provocazione al fashion system che spesso si prende troppo sul serio. Pur essendo un prodotto molto ironico è anche un prodotto molto curato e di alta qualità.
L’idea mi era nata più di 5 anni fa proprio durante un corso di progettazione.
Ti faccio vedere l’immagine del prodotto realizzato all’epoca. La prima, originale, Mutanda.

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Hai parlato di un corso di progettazione. Tu vieni dallo IUAV. Ora che sei uscito da lì e sei entrato nel “mondo reale” come giudichi l’esperienza a livello di formazione? Quali i limiti, quali invece le cose migliori che ti ha regalato?

Ho conosciuto anche altre realtà sia pubbliche che private, in una di queste, a partire da marzo, terrò delle lezioni di “costumizazzione”.
Posso affermare che rifarei lo IUAV 1000 volte. Gli anni della mia formazione sono stati faticosi e speciali, ma la caratteristica nel quale lo IUAV eccelle è: darti un’apertura mentale pazzesca. Inoltre allo Iuav non sei un numero ma una persona.
Certo, ha anche un difetto, un inserimento nel mondo lavorativo post-laurea non del tutto efficiente ma se fosse una macchina perfetta non sarebbe noiosa?

Torniamo alle borse. Immagino che a livello di progetto, prima di arrivare ai prodotti finiti, tu ti sia fatto una bella ricerca su storia e estetica delle mutande. Sarai diventato un’autorità in materia!

[Ride, ndr] Un po’… Dopo vari tentativi mi sono reso conto che dovevo cercare nel passato. Il cartamodello della borsa infatti si rifà ad una mutanda degli anni cinquanta. L’impatto visivo è più interessante e immediato.

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Dimmi del marchio: perché il nome, Ufficio Vitello?

Perché Studio mi sembrava banale.. Perciò Ufficio! Sa di laboriosità.
Vitello è una dedica ad una persona.
Messe assieme le due parole formano un nome accattivante, impossibile da dimenticare: Ufficio Vitello.

Visto il nome immagino che la pelle sia il materiale d’elezione.

Sì, ma non era voluto al momento della scelta del nome.

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Parlami della produzione. Tutto fatto a mano?

La linea per i privati sì. Collaboro con 10 artigiani veneti.
Le mutande invece sono un prodotto artigianale che diventa industriale solo per motivi produttivi. È un prodotto comunque 100% made in italy.

Con Ufficio Vitello per ora hai lanciato le borse e una piccola collezione di t-shirt e tank oltre a un backpack e un cappellino. Quindi una sorta di contenitore di prodotti molto diversi tra loro. Hai intenzione di allargare ulteriormente il campo d’azione?

Sì, mi piacerebbe stravolgere un po’ il concetto di collezioni stagionali. Ufficio vitello è comunque uno studio di design e penso sarebbe figo che la prossima collezione sia di giacche in pelle o di pantaloni o quel che sarà.
Il problema maggiore sarà farsi capire dai consumatori abituati a linguaggi standard.

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Qua entra in gioco pure la capacità di comunicazione.
A tal proposito ti chiedo come presenteresti giusto in poche battute, da copywriter, la collezione Mutande.

“Ufficio Vitello Collection è la nostra interpretazione della vita.
È identità. È appartenenza. È ironia. È sicurezza in sé stessi. È libertà d’espressione.
Dallo scontro tra estro e razionalità nascono i nostri prodotti.
Sono distillati di sogni e visioni. Amiamo la vita e amiamo essere vitelli”.

Questa è la descrizione che ho dato alla sezione collection..
Ma avrei bisogno di una persona che curi solo la comunicazione. Spero di arrivarci un giorno.

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