Ultimo gioiello sfornato da una tra le più interessanti realtà editoriali italiane — Print About Me — Tipi di Torino è un progetto che celebra attraverso l’illustrazione le storiche tipografie torinesi (il “tipi” del titolo, oltre che per “persone” sta anche per “caratteri tipografici”), raccontate da un artista come Giulia Garbin, graphic designer e illustratrice triestina classe 1987.

Giulia non è nuova a progetti del genere. Due anni fa, a Londra, aveva raccontato nel suo libro The Street of Ink una via storica come Fleet Street, dove le prime stamperie aprirono già nel ‘500 e che fu sede delle redazioni dei più importanti giornali inglesi fino agli anni ’80 e proprio per questo chiamata ancora oggi la strada dell’inchiostro.

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Proprio dopo aver visto il libro, i ragazzi di Print About Me hanno deciso di contattarla e di invitarla a Torino, facendola incontrare con alcuni tra gli esponenti della scena tipografica torinese del passato e del presente.
Quelli raccolti in Tipi di Torino sono piccoli, grandi racconti fatti di caratteri mobili e sudore, di inchiostro e leggende su un mondo che dopo i fasti e il prestigio dell’era industriale è prima collassato e che oggi sta pian piano rinascendo grazie alla rinnovata attenzione verso i processi di stampa artigianali.

Il libro in sé — 26 pagine per 300 copie numerate — è un vera opera d’arte tipografica, realizzata da un’altra realtà torinese d’eccellenza come Archivio Tipografico: tutte le illustrazioni sono incise in linocut e i testi sono stati composti con caratteri mobili d’epoca e stampati utilizzando caratteri diversi per ciascuna storia.

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E a proposito di storie, tra le più curiose ci sono quelle del signor Carlino, che in gran segreto stampava falsi diplomi nobiliari. O quella di Marchisio, la tipografia dove andava a farsi fare i biglietti da visita Gianni Agnelli e dove la gente faceva la fila per farsi fare (ovviamente senza successo) “il biglietto come quello dell’Avvocato”.

Tipi di Torino, che ho avuto modo di vedere e di sfogliare a Bologna, durante Fruit, è ora in mostra a Torino, fino al 31 gennaio 2015, presso la galleria Van Der, accompagnata da un’evocativa colonna sonora composta da Fabio Battistetti e “suonata” con una Heidelberg OHZ originale del 1952, cioè la macchina che ha stampato il libro.

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