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Le piante sentono dolore?

Foglie borchiate, o dipinte, o sagomate; tronchi su cui dipingere demoni o da riempire di gesso; mandarini sbucciati con precisione millimetrica… Ma definire ciò che fa Mirko Canesi come puro e semplice “guerrilla gardening” sarebbe un delitto.
Nei lavori dell’artista milanese — capace di scatenare le proteste di un intero quartiere — in ballo c’è molto di più: c’è la natura, sì, ma c’è soprattutto il concetto di percezione ed empatia, di violenza e di sopruso, di potere e di desiderio.

Dopo averlo conosciuto online a seguito di un suo commento molto critico, su facebook, riguardo a un mio articolo su un libro dedicato ad arte e natura, mi sono interessato all’opera di Mirko e gli ho chiesto di raccontarmi cosa fa, come lo fa e soprattutto perché lo fa.

* * *

Se ti va inizierei dalle presentazioni. Come definiresti quello che fai? Come racconteresti le tue opere a chi non le ha mai viste?

Nella mia ricerca cerco di affrontare un riflessione ampia e mirata sulla Natura: come questa possa entrare a far parte del processo artistico e dei suoi contenuti emozionali o concettuali.
Nello specifico è mia intenzione rendere chiara la manifestazione di un atto di violenza, come può essere quello esercitato dall’uomo su di un altro “essere vivente”.

Mirko Canesi, “F/R” (dettaglio), espropriazione temporanea di elementi pubblici in cemento, intervento su pianta con elementi metallici, installazione ambientale, 2014
Mirko Canesi, “F/R” (dettaglio), espropriazione temporanea di elementi pubblici in cemento, intervento su pianta con elementi metallici, installazione ambientale, 2014

Violenza a cui le piante non possono reagire.

Le piante, che per loro natura sono passive, si prestano a comunicare questo concetto, suscitando nello spettatore un sentimento di empatia. Il processo di immedesimazione deriva dalla necessità umana di spiegare le cose attraverso l’esperienza propria. In realtà le piante sono differenti da noi, e non è possibile sapere in che modo la loro risposta rispetto ad un’azione esterna possa essere paragonabile alla nostra. Per questo motivo penso che, la mia, sia una ricerca sulla percezione umana, che di fatto è un filtro e non un dato certo.

Quindi in che modo intervieni?

Il mio lavoro può assumere diverse forme e infatti lavoro per serie che considero ognuna come un’osservazione all’interno di un discorso più ampio; in ogni progetto approfondisco magari un aspetto specifico e lo considero il capitolo di un saggio.

Mirko Canesi, “F/R” (dettaglio), espropriazione temporanea di elementi pubblici in cemento, intervento su pianta con elementi metallici, installazione ambientale, 2014
Mirko Canesi, “F/R” (dettaglio), espropriazione temporanea di elementi pubblici in cemento, intervento su pianta con elementi metallici, installazione ambientale, 2014

Fammi qualche esempio.

Apparentemente i miei sono interventi che eseguo su una natura viva, come foglie o tronchi; utilizzo materiali considerati non compatibili con essa ma che in qualche modo tentano di emularla, come i pvc adesivi effetto legno o dipingo finti marmi dopo aver steso strati di materiale edilizio su di un albero, ma ci sono molte eccezioni.
In ogni caso cerco quelle possibilità in cui i materiali si integrano con le piante, lavorando sul labile confine della pianta che si fa oggetto pur mantenendone garantita la vita stessa; mi interessa la capacità di adattamento e la duttilità delle cose, in opposizione alle forze coercitive esterne.
In natura se osserviamo un albero, noteremo sulle foglie innumerevoli spaccature o macchie di sporcizia; di fatto i miei lavori non sono che la stessa cosa solo che sono riconducibili ad un’azione premeditata e proprio per questo si evidenzia una criticità. Vengono definiti i ruoli di “assalito” e “assalitore”.

Un’opera, la tua, che va ben oltre il “guerrilla gardening” di cui si parla molto.

Il mio lavoro viene spesso associato ad un pensiero ecologista che poi in ultima analisi lo è anche, perché le piante che uso stanno benissimo anche dopo anni, ma lavorare con le piante fa emergere tutta una serie di riflessioni che se approfondite vanno ben oltre una visione rassicurante.

Mirko Canesi, “F/R”, intervento su albero colpito da fulmine, muro a gesso dipinto con effetto marmo nella cavità di un albero, Madeinfilandia, Toscana, 2014
Mirko Canesi, “F/R”, intervento su albero colpito da fulmine, muro a gesso dipinto con effetto marmo nella cavità di un albero, Madeinfilandia, Toscana, 2014

Come hai iniziato? Quand’è scattata la molla che ti ha fatto decidere di mostrare quest’atto di violenza, come lo hai definito tu, e perché hai scelto proprio le piante come supporto materiale della tua opera?

La rappresentazione di questa violenza in realtà non è stata una scelta ma una conseguenza.
Ho iniziato la mia ricerca dipingendo. Col tempo la necessità di creare immagini si è rivelata funzionale alla pratica della pittura stessa che gradualmente ho percepito sempre più nei suoi aspetti elementari e strutturali, come ad esempio il fatto che fosse semplice materia che aderisce ad un supporto. Di fatto ho cominciato a vedere la pittura più come un’esperienza o un metodo per stabilire un contatto e impossessarmi della superficie sulla quale intervenivo.
Questa esperienza mi ha portato a voler provare svariati supporti come film adesivi, tessuti, vetri, sporcizia, schermi televisivi o media virtuali.

Quindi l’interesse si è spostato dal soggetto rappresentato alla superficie.

Esatto. Ho cominciato ad intervenire con dei “pretesti pittorici” direttamente sulle foglie, intese e percepite come il supporto definitivo, in quanto “contenenti vita”.
Dipingere su di esse ancora attaccate alla pianta, diventava come intervenire sulla vita stessa.
Ho iniziato a intervenire con le prime azioni pittoriche in giardini pubblici delle periferie, come reinterpretazione di alcuni stilemi fissi della street-art, per poi proseguire agendo anche su piante da appartamento o nei boschi.

Mirko Canesi, “F/R”, intervento su albero colpito da fulmine, muro a gesso dipinto con effetto marmo nella cavità di un albero, Madeinfilandia, Toscana, 2014
Mirko Canesi, “F/R”, intervento su albero colpito da fulmine, muro a gesso dipinto con effetto marmo nella cavità di un albero, Madeinfilandia, Toscana, 2014

E da lì alla riflessione sulla violenza di cui parlavi prima?

La riflessione sulla violenza è scaturita da due elementi: uno di esperienza diretta e l’altro dall’osservazione delle reazioni dei passanti.
Il primo nasce dall’esercizio di dipingere su un supporto così delicato e vivo come le foglie, che anche solo maneggiandole per il tempo necessario all’intervento pittorico lo percepivo come una forma gratuita di sopruso, sia nei miei stessi confronti che sulla pianta.
Dal mio punto di vista operare su una pianta, che per natura non può reagire ma solo subire, mi poneva in un ruolo di potere nei suoi confronti. Ruolo di potere che diventava la rappresentazione di una condizione generale alla quale ognuno è legato, e in questa maniera assistevo anche da spettatore in soggettiva (quasi un palombaro) di una versione in miniatura di una condizione allargata e assimilabile se paragonata a qualsiasi dinamica del genere.

Mirko Canesi, “F/R”, intervento su germoglio di pianta in bicchiere, forature, borchiature, dorature, tagli, elemento di plastilina, 2014 ! foto: Alice Pedroletti
Mirko Canesi, “F/R”, intervento su germoglio di pianta in bicchiere, forature, borchiature, dorature, tagli, elemento di plastilina, 2014 ! foto: Alice Pedroletti

Per quanto riguarda l’osservazione delle reazioni dei passanti?

Alcune persone si mostravano preoccupate che i miei interventi pittorici potessero arrecare danno o fare soffrire le piante sulle quali lavoravo.
Dialogando, cercavo di stabilire secondo quali deduzioni si potesse affermare che una reale violenza fosse messa in atto ma neanche attraverso l’uso della logica si è mai arrivati a questa conclusione certa; proprio per via del fatto che risulta pressoché impossibile decodificare questa forma di violenza su una pianta, in quanto queste sono forme di vita con le quali non possiamo condividere alcun tipo di esperienza diretta comune.
Quindi preferisco parlare più di “percezione di una violenza” che della violenza in sé.

Mirko Canesi, “F/R”, intervento su germoglio di pianta in bicchiere, forature, borchiature, dorature, tagli, elemento di plastilina, 2014 ! foto: Alice Pedroletti
Mirko Canesi, “F/R”, intervento su germoglio di pianta in bicchiere, forature, borchiature, dorature, tagli, elemento di plastilina, 2014 ! foto: Alice Pedroletti

La tua la consideri come una ricerca puramente artistica o dai anche una valenza spirituale? Te lo chiedo perché sto leggendo un libro di James Frazer, pubblicato tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, considerato una tra le pietre miliari dell’antropologia. Il libro si intitola Il ramo d’oro e tratta del rapporto tra magia e religioni, con centinaia di esempi di riti più o meno antichi. Un capitolo parla proprio della “magia delle piante”, delle pratiche magiche e religiose che nella storia dell’uomo hanno coinvolto gli alberi, in alcuni casi considerati come veri e propri dei o spiriti, in altri come “case” di suddetti dei e spiriti.

Certamente spiritualità e magia mi interessano molto, ma più da un punto di vista personale. Amo l’astrologia ad esempio, che ho studiato per diversi anni. La magia per me è sempre qualcosa che lego di più al dato scientifico che non ad una sfera dalla quale attingere per l’arte.
Probabilmente se pensassi alle piante come delle entità divine o paniche credo che non riuscirei in alcun modo a fare i miei interventi; è vero anche che manipolarle porta a tutta una serie di sensazioni e considerazioni…

Mirko Canesi, Senza titolo (San Giorgio e il Drago), tecnica mista su pagina di catalogo, cm33x44, 2014
Mirko Canesi, Senza titolo (San Giorgio e il Drago), tecnica mista su pagina di catalogo, cm33x44, 2014

Tipo?

Nei primi lavori avevo una componente trascendentale molto più marcata che ho man mano sostituito con un approccio più concreto di causa/effetto, questo perché sento che ci sono delle “urgenze” sociali prioritarie rispetto a degli approfondimenti spirituali, anche se questo non esclude l’utilizzo talvolta di alcuni simboli.
La mia ricerca con le piante è più primitiva ed elementare, un approccio in cui imparare a conoscere qualcosa da zero attraverso il contatto e senza preconcetti con l’entità in questione (le piante); infatti non sono interessato nel dettaglio alle specie vegetali, preferisco il dato generico.

Mirko Canesi, Senza titolo / "Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...", collage su foglia, cm27x32, 2014
Mirko Canesi, Senza titolo / “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, collage su foglia, cm27x32, 2014

Attualmente su cosa stai lavorando? A quale “capitolo del saggio”, come mi dicevi all’inizio?

Attualmente sto portando avanti diversi pensieri. Ad esempio una cosa che sto analizzando è lo stato delle piante recise, ovvero di ciò che è vivo e potenzialmente vivo. Come può essere una composizione floreale in vaso o il ramo di una pianta che posto nell’acqua ricomincia a sviluppare le sue radici. Nello specifico mi interessa il potere che hanno le piante, quando vengono recise, di aprire un ampio contesto di analisi in cui il concetto di vita è alterato rispetto alla nostra esperienza.
Piante e fiori recisi una volta messi in vaso diventano un oggetto decorativo alla mercé di una funzione estetica, ciò mi suggerisce il desiderio di borchiarle quasi completamente facendole diventare simili a degli oggetti metallici per decodificare la subordinazione al desiderio.
Sto facendo dei collage su foglie con immagini prese da cataloghi di Paolo Uccello; partendo dalle sue scene di battaglia, scompongo le figure dei cavalli senza cavaliere, cercando di metterli insieme sulle foglie che vengono successivamente intagliate seguendo il nuovo riposizionamento.

Molto affascinante il lavoro sulle piante recise!

Le piante che in acqua ricominciano a sviluppare nuove radici assumono un significato diverso, potenziale ed ambiguo. Sembra essere un momento delicato di concentrazione e riappropriazione della forza vitale. Anche qui intervenire in vario modo su una pianta in questo stato potrebbe voler dire sia infierire in maniera impietosa come all’opposto essere solo un’interferenza esterna all’interno di una fase biologica degna di nessuna particolare considerazione.

Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, elemento pittorico su albero, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, elemento pittorico su albero, 2012

Immagino che passi un sacco di tempo su libri o siti di botanica e che tu riconosca foglie, fiori…

Direi piuttosto il contrario, per me intervenire sulle piante ha a che fare con un concetto democratico non scelgo una pianta per la sua rarità o esotismo formale, c’è un artista giapponese — Azuma Makoto — che seguo ed ammiro ma del quale in fondo non condivido principi, metodologie e finalità. Anche lui lavora con le piante, prediligendo specie ricercate e poco comuni o addirittura di grande preziosità come bonsai centenari, per poi distruggerli, congelarli senza mai farli sopravvivere.
Il mio discorso è diverso, lavoro sulla violenza non sulla celebrazione di un bene estetico da consumare attraverso la spettacolarizzazione, le piante riassumono un concetto democratico e perciò generale. È questo il motivo per cui scelgo di lavorare su piante comuni con foglie verdi, in modo che chi guarda si ricordi di un opera su una pianta o su delle foglie per trasformarlo in un messaggio che altrimenti non verrebbe trasmesso.
In gente cerco di rimanere il più “ignorante” possibile in materia di botanica a meno che un’elemento specifico di una pianta non sia talmente noto e condivisibile come può essere il basilico che diventa interessante per il fatto che è una pianta di cui le persone si alimentano.

Ma una pianta preferita ce l’hai?

Di pianta preferita direi che non c’è una in particolare, mi piacciono davvero tutte. A essere sinceri forse non sono in grado di resistere al fascino di un ginko, per esempio, ma proprio per questo credo che non lo userò mai.

Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, elemento pittorico, azione su foglia con colori ad olio, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, elemento pittorico, azione su foglia con colori ad olio, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, elemento pittorico, azione su foglia con colori ad olio, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, elemento pittorico, azione su foglia con colori ad olio, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, elemento pittorico, azione su foglia con colori ad olio, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, elemento pittorico, azione su foglia con colori ad olio, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising... ”, trompe l’oéil su tronco utilizzando il fango del vicino fiume Metauro, dimensioni variabili, Riserva della Gola del Furlo, 2013
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising… ”, trompe l’oéil su tronco utilizzando il fango del vicino fiume Metauro, dimensioni variabili, Riserva della Gola del Furlo, 2013
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, restauro delle scale in cemento di un ingresso con pasta di aghi di abete e margarina, dimensioni ambientali, Haukijärvi, Finlandia, 2013
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, restauro delle scale in cemento di un ingresso con pasta di aghi di abete e margarina, dimensioni ambientali, Haukijärvi, Finlandia, 2013
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising... ” / Myagawa, azione di rimuovere la materia bianca di un mandarino con un bisturi senza danneggiare la delicata pellicola interna che ricopre gli acini, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising… ” / Myagawa, azione di rimuovere la materia bianca di un mandarino con un bisturi senza danneggiare la delicata pellicola interna che ricopre gli acini, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising... ” / Myagawa, azione di rimuovere la materia bianca di un mandarino con un bisturi senza danneggiare la delicata pellicola interna che ricopre gli acini, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising… ” / Myagawa, azione di rimuovere la materia bianca di un mandarino con un bisturi senza danneggiare la delicata pellicola interna che ricopre gli acini, 2012
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, riproduzione di un pavimento del ‘700 con intagli di finti legni in PVC adesivo su pianta da appartamento, dimensioni variabili, 2014 | foto: Silvia Mariotti
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, riproduzione di un pavimento del ‘700 con intagli di finti legni in PVC adesivo su pianta da appartamento, dimensioni variabili, 2014 | foto: Silvia Mariotti
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, riproduzione di un pavimento del ‘700 con intagli di finti legni in PVC adesivo su pianta da appartamento, dimensioni variabili, 2014 | foto: Silvia Mariotti
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, riproduzione di un pavimento del ‘700 con intagli di finti legni in PVC adesivo su pianta da appartamento, dimensioni variabili, 2014 | foto: Silvia Mariotti
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising...”, riproduzione di un pavimento del ‘700 con intagli di finti legni in PVC adesivo su pianta da appartamento, dimensioni variabili, 2014 | foto: Silvia Mariotti
Mirko Canesi, “Fall and Rising, Fall and Rising, Fall and Rising…”, riproduzione di un pavimento del ‘700 con intagli di finti legni in PVC adesivo su pianta da appartamento, dimensioni variabili, 2014 | foto: Silvia Mariotti
Mirko Canesi, Senza titolo (il Drago), intervento urbano, collage da pagina di catalogo su foglie, misure ambientali, 2014
Mirko Canesi, Senza titolo (il Drago), intervento urbano, collage da pagina di catalogo su foglie, misure ambientali, 2014
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