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Issues | Dispensa #2

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Quando mesi fa Martina Liverani mi ha chiesto un pezzo per il prossimo numero di Dispensa — «il tema è “le mani”», ha detto — sono andato in crisi.
Le mani, in ambito alimentare, sono ovunque: ci sono le mani che raccolgono, quelle che selezionano, le mani che ammazzano, spellano, tagliano, infarciscono, impastano, le mani che stappano e versano, quelle che portano in tavola, le mani che assaggiano, le mani da leccare, poi, quando quello che hanno appena portato alla bocca è talmente buono che non vuoi perdertene neppure una molecola. Mani piene di sangue, di terra. Appiccicate d’impasto, lucide d’olio, scrigno di odori esotici o familiari sapori.

Su Dispensa #0 ho parlato di pomodori alla fine di un lungo pezzo ad alto tasso di ricordi d’infanzia; su Dispensa #1 di carne in scatola in una sorta di saggio che andava dai Monty Python alla Simmenthal, passando per Napoleone.
Questo tanto per far capire la libertà totale, rara quanto una rivista appena nata che riesce a mantenersi con le vendite (com’è riuscita a fare fin da subito Dispensa), data ai collaboratori di questo progetto editoriale fortemente voluto e splendidamente diretto da Martina.

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Preso dall’ansia dei tempi e con un milione di altre cose da fare le dissi che no, «stavolta dubito di farcela».
Ma intanto — nei momenti di pausa che di solito passo sul balcone, la sigaretta in bocca e l’iPad in mano, a scrivere cose che pian piano si accumulano in un archivio di frammenti incompiuti — il pezzo lentamente si scrisse da solo. Doveva essere tutt’altro, quell’ammasso di battute nero su bianco che mi aspettava con un punto e a capo ogni volta che riaprivo il tablet, ma finì per parlare di mani. Solo che era fiction, una storia inventata. Verosimile, certo, e piena di elementi reali, ma comunque mai vissuta davvero nei tempi e nei modi in cui il mio incoscio l’aveva abbozzata e il resto del mio cervello l’aveva scritta.

Quel pezzo, sul prossimo numero di Dispensa poi ci è finito. Insieme alle mani degli artigiani, dei cuochi, dei lavapiatti, dei potatori, dei raccoglitori… Raccontate e fotografate da tutta la squadra che, un’uscita dopo l’altra, Martina ha saputo riunire attorno a sé.
Quel “prossimo numero” ora è qua o, meglio, lo sarà a partire dal 30 settembre prossimo ma per ora è in prevendita sul sito.

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«C’è un cibo parlato e uno che hai voglia di spegnere la televisione; c’è un cibo veloce che consumiamo distratti, e quello preparato da mani familiari che continuiamo a ricordare. C’è un cibo pensato, che fai fatica a capire, e c’è un cibo quotidiano di gesti sempre uguali. C’è un cibo fotografato e virtuale, e un cibo privato. Un cibo fragile e superficiale, uno solido fatto di fatica e di ore. Un cibo sognato e uno reale, fatto con le mani». Inizia così l’editoriale che apre Dispensa #2.

In copertina un evocativo scatto di Lea Anouchinsky che mostra come la nascita di un piatto sia esattamente come la nascita di una storia: «unite l’uovo alla farina e iniziate a impastare, qualcosa succederà».

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co-fondatore e direttore

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