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Avevo già parlato di questo magazine indipendente spagnolo che a dispetto del nome, Cookbook, non è l’ennesima rivista sul cibo, ma che utilizza però la metafora della cucina chiamando per ciascun numero un artista a fare da chef, chiedendogli di scegliere la brigata con cui lavorare (i giornalisti, gli scrittori, i fotografi, gli illustratori), e gli utensili da lavoro (il font e i colori).

Ogni numero di questo magazine spagnolo a cadenza annuale, quindi, è differente dall’altro. Come diverso sarebbe uno stesso menù preparato da due chef differenti. Ma nel caso di Cookbook lo chef sceglie pure le ricette e le materie prime (i contenuti), di fatto sintetizzando o, meglio, cucinando per il lettore, tra le pagine della rivista, il proprio mondo: gli interessi, le influenze, le manie.

Dopo la prima uscita, affidata all’illustratore spagnolo Ricardo Cavolo (che ha scelto di mettere sul fuoco, tra le altre cose, Lovecraft e Chtulu, Johnny Cash e la cocaina, i monti Carpazi, Francis Ford Coppola e Il padrino, il tutto cotto con in un denso rosso, utilizzando come font il Garamond), proprio in questi giorni è uscita la seconda.
Lo chef stavolta è Albert Folch, fondatore di quel Folch Studio di base a Barcellona già più volte apparso qui su Frizzifrizzi e su questa stessa rubrica per via di magazine come Odiseo ed Eldorado Experience.

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