Di base a Barcellona, Folch Studio, che ho avuto modo di intervistare mesi fa in occasione dell’uscita del magazine erotico autoprodotto Odiseo, è tra gli studi creativi più blasonati a livello mondiale per quanto riguarda il design editoriale.

Negli anni Albert Folch, insieme alla sua squadra, ha messo lo zampino in progetti di indiscutibile livello come Apartamento, Metal, Tiger e Fucking Young. E tra gli ultimi lavori ad aggiungersi ad un già ricchissimo portfolio ce n’è una nuova autoproduzione, un magazine interamente dedicato al surf e intitolato Eldorado, proprio come la leggendaria città costruita interamente in oro che fin dal ‘500 (e ancora oggi) in tantissimi hanno cercato in ogni parte del globo.

Allargando il concetto a un punto di vista interiore e puntando sul valore mistico del cavalcare le onde, Folch Studio (evidentemente covo di appassionati surfisti), è partito da una considerazione di carattere esoterico: «il surf è strettamente intrecciato con quella che è la propria presenza nella natura, sia essa all’interno o all’esterno dell’acqua». E da lì è arrivato alla conclusione che bisognava creare una rivista che osservasse il «contesto, le maree, il moto ondoso, l’ambiente, raccogliendo sia il lato sportivo che quello rituale in una pubblicazione nella quale raccontare esperienze vissute e condivise».

In pratica una ricerca dell’Eldorado che c’è fuori e dentro di te, là dove il mare da una parte ti aiuta a trovare te stesso e dall’altra ti spinge ad andare al di là delle tue possibilità.
Il primo numero, appena uscito, raccoglie le fotografie di Dizy Díaz e le illustrazioni di Ángela Palacios, e prende il nome di Surf Morocco, la prima di una serie di “esperienze” sul surf che verrano via via raccontate, ospitando tra le pagine della rivista artisti e surfisti di ogni parte del mondo.

Un progetto che fa della libertà il vero, grande tema, espresso sia attraverso le avventure sulle onde raccontate in ogni numero, sia dall’assenza di periodicità fissa della pubblicazione—già quando mi parlavano di Odiseo, quelli di Folch facevano ben attenzione a definire le loro iniziative editoriali “pubblicazioni” e non riviste—frutto dell’urgenza di narrare anziché di un rigido calendario.

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video Luis Mazón