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Come un avverbio fuori posto può dirci qualcosa sulla stampa italiana

solomatteo

La mia prof. di latino lo diceva sempre, prima di un compito in classe: «Attenzione alla sintassi! Ché un avverbio al posto sbagliato può cambiare il senso di un’intera frase». E ci faceva l’esempio di quel golosone di Matteo.
Matteo ha solo voglia di una torta (e dategliela, poveraccio!) è ben diverso da
Solo Matteo ha voglia di una torta (gli altri no, passerebbero direttamente al caffè e all’ammazzacaffè).
E basta una virgola per cambiare di nuovo: Matteo ha voglia di una torta, solo (lasciatelo in pace, non vuole compagnia).

Io in latino avevo puntualmente 4 ma in inglese me la cavavo bene e lì il problema, nel tradurre, si ripresentava.
E si è ripresentato giusto ieri in occasione della conferenza stampa durante la quale il ministro per i trasporti malesiano Hishammuddin Hussein aggiornava la stampa mondiale sugli ultimi sviluppi delle indagini sul mistero del Boeing 777 della Malaysia Airlines scomparso l’8 marzo.
A un certo punto, verso la fine, il ministro dichiara, in inglese: «According to Malaysia Airlines, the pilot and co-pilot did not ask to fly together on MH370».

Fan hardcore della serie tv Lost quale sono seguo da giorni la vicenda e proprio ieri mattina leggevo sui siti dei quotidiani inglesi The Guardian e The Independent il resoconto della conferenza stampa. Entrambi precisavano che in effetti il pilota e il co-pilota non hanno chiesto di volare insieme.

Poi, peregrinando tra le notizie, mi sono imbattuto in un articolo dell’Huffington Post italiano che titolava l’esatto opposto di quanto avevo appena letto sulla stampa inglese: Boeing 777 Malaysia Airlines: il mistero dei due piloti che non volevano viaggiare insieme.
All’interno dell’articolo si ribadiva: avevano chiesto di non volare l’uno insieme all’altro.

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Sconcertato ho fatto qualche altra ricerca e ho scoperto che i media anglofoni hanno riportato tutti la versione originale della conferenza stampa: i due piloti non hanno chiesto di viaggiare insieme.
Come Matteo che vuole mangiare solo la torta, qua è un non spostato nella traduzione a cambiare totalmente il senso della frase.
Perché se i due non hanno specificamente chiesto di volare assieme significa che le probabilità che ci sia stato un accordo precedente tra i due è molto bassa ma se—come riporta l’Huffington Post—i due hanno chiesto di non volare assieme questo apre uno scenario completamente nuovo: perché non volevano volare insieme? Cosa sapevano l’uno dell’altro?
Di misteri, in questa vicenda, ce ne sono fin troppi per aggiungercene altri.

Puntiglioso come sono, ho deciso di lasciare un commento segnalando l’errore ma dopo diverse ore, a parte il commento di un altro che sostanzialmente mi appoggiava, l’articolo era ancora lì.
Arrivata l’ora di cena, ho sentito la notizia su RaiNews24 [guarda il video] dove il corrispondente da Pechino, Claudio Pagliara, addirittura ci ricamava sopra dicendo: «i due [pilota e co-pilota] non si amavano affatto, avevano chiesto di non volare più insieme».

A quel punto Ethel, messa sempre al corrente delle mie piccole/grandi battaglie, mi guardava con l’aria di chi pensa “se lo dice la tv…” e a quel punto i dubbi sono venuti anche a me e ho fatto nuovamente delle ricerche, che però hanno confermato la mia posizione: la stampa italiana stava prendendo una grossa cantonata e la notizia aveva iniziato a diffondersi a cascata.

Se il Tg2, il Tg3, il Tg4 (che ha messo come sottofondo alla notizia dell’aereo scomparso una musica da documentario complottista sugli alieni) e il Tg5 non hanno fatto menzione del dettaglio in questione, mentre SkyTg24 ha azzecca la traduzione giusta, ecco che invece il Tg1

http://youtu.be/J9yh1bse-RU?t=17m9s

…e il tg di La7 [min. 1’46”] ci sono cascati.

Come pure Studio Aperto [il video non si può embeddare ma ecco il link: minuto 1’00’].

E sui portali di alcuni tra i più importanti quotidiani e agenzie stampa era una carneficina.
Ecco il Corriere della Sera.

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Il Quotidiano Nazionale.

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Di nuovo RaiNews che se nel testo pare mettere il non al posto giusto, col titoletto ha dimostrato che è stato solo un caso.

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L’AGI ha sposato la tesi del “non volevano viaggiare assieme”…

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…mentre l’Ansa ha azzeccato la traduzione nel testo del comunicato ma poi dal titolo e da quel «un dettaglio che cela forse degli attriti?» dimostra che una sintassi corretta non è tutto se poi non riesci a capire neanche quella.

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Da segnalare, tra quelli che invece non sono incappati nell’errore (o che hanno corretto in tempo): Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano.

Ecco cosa capita quando si gioca al telefono senza fili, non si va a controllare le fonti e ci si accontenta, spesso per cronica mancanza di tempo, del primo che ti fornisce una notizia.
Non che ci sia da rimanere sconvolti. Chissà quante ne succedono ogni giorno senza che né io né te ce ne accorgiamo.
E non prenderlo come l’ennesimo sfogo “da blogger” contro la stampa. Ché i blogger di errori del genere ne fanno ancora di più, noi compresi probabilmente.

Quando faccio lezione ai ragazzi o durante i workshop, quando parlo di come scrivo i miei articoli, suggerisco sempre di buttare il comunicato stampa prima di leggerlo, fare ricerca da soli e poi riprendere il comunicato solo alla fine, per confrontare ed eventualmente integrare.

E faccio anche un esempio ben preciso: una volta mi è arrivato un comunicato stampa da un’agenzia. Riguardava il marchio Quiksilver, che è un colosso dell’abbigliamento per surf e affini. La notizia era che avevano lanciato un sito dove poter personalizzare il proprio costume da bagno, che poi veniva realizzato a mano e spedito a casa. Il comunicato faceva il paragone col costume fatto a mano di oggi con i primi costumi che il fondatore di Quiksilver cuciva per i clienti nella sua piccola baracca a Torquay, in Gran Bretagna.
Aspetta un minuto. Gran Bretagna?! Ma se il marchio è notoriamente australiano, che ci faceva il fondatore nel ’69 in Gran Bretagna?
Presto detto: una ricerca su Wikipedia rivelò che c’era una Torquay in Australia e una effettivamente in Gran Bretagna. Quelli dell’agenzia avevano sbagliato di grosso.

Io ovviamente, come per l’Huffington Post, dopo aver scritto il mio post segnalai l’errore al mio contatto dell’agenzia. Che rispose più o meno così: «Capisco ma l’azienda ha già approvato il testo…».
E altri siti uscirono con la notizia sbagliata.

co-fondatore e direttore
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