#diecifoto | Sebastiano Barcaroli

#diecifoto è una nuova rubrica in cui ospitiamo artisti, designer, autori, musicisti, giornalisti—in pratica personaggi che riteniamo interessanti—e sbirciamo dentro ai loro telefoni chiedendo di raccontarci (e al contempo raccontarsi attraverso di esse) le 10 dieci foto più significative tra quelle che tengono al sicuro lì dentro.

Sebastiano Barcaroli
Romano, classe 1978, art director di Newton Compton Editori, giornalista, coordina il sito DATE*HUB, ha fondato il poster magazine indipendente Stirato e la rivista di arte iper-contemporanea Bang Art, professa la religione gattolica, è tossico di gif animate e ha un’identità segreta.

stirato.net
date-hub.com/
sebatwork.tumblr.com

La premessa doverosa è che nel mio cellulare ci sono solo tre categorie di foto:
1) foto delle vacanze, da riguardare costantemente per potersi ripetere «Ah, quanto stavo bene senza lavoro di mezzo, senza impegni, senza scadenze!»;
2) foto di lavoro, da guardare costantemente per potersi dire «Ah, quanto sto bene con il lavoro di mezzo, con tanti impegni, presto ho una scadenza!»;
3) foto del mio gatto.

Quindi ecco dieci foto (anche se ho un po’ barato in un paio di casi) rubate dal mio iPhone e date in pasto al mondo che proprio oggi aveva tanta voglia di sapere che foto ci sono nel mio iPhone.

01_barca

«I Was Born on a Pirate Ship», mi piace dire. Non è proprio vero, diciamo che sono nato su un’isola… beh non è proprio vero neanche questo ma siccome in mezzo al marcio Tevere c’è per davvero un’isola e sopra quest’isola c’è un ospedale, e io sono nato lì, mi piace pensare di essere davvero nato su quest’isola che c’è. Con la “barca” solitaria che salpa pure dal mio cognome. E quando salgo su una zattera, una canoa, un pedalò, pur non essendo un lupo di mare, inizio a parlare come un bucaniere, a maledire le balene bianche e a seguire il canto delle sirene.
E sogno di attraversare l’oceano.

03_nyc

I ❤ NEW YORK.
Tappa fissa, per la quantità di input che regala. Banale quanto vuoi, ma innegabile che quando torni da lì ti senti che puoi fare qualsiasi cosa. Poi il giorno dopo ti ricordi che sei a Roma e niente, ti piglia la cecagna e rimandi a domani tutti i tuoi mille progetti. Poi per carità, lungi criticare la mia città. «Semo ragazzi fatti cor pennello» e guai a chi dice il contrario. A proposito di quanto sei bella Roma.

02_neve

Oltre il Grande Raccordo Anulare non hanno ben capito l’evento che fu, ci hanno presi tutti per matti e il fatto che la città rimase bloccata sotto pochi centimetri di candore fu visto come l’ennesimo fallimento d’a’Capitale all’Amatriciana ma la Grande Nevicata del 2012 a Roma è stato davvero un evento. Erano vent’anni che non fioccava neve del genere, ci ha riportati tutti indietro di vent’anni. Io mi sono trasformato in un pupazzo di neve, ho congelato la mia barba e il momento fotografandolo, ho sciato sulla mia via. Tra altri vent’anni, alla prossima Grande Nevicata, guarderò questa foto e penserò: e ora che la barba è tutta bianca senza bisogno di neve sopra, che ci metto?

04_newton

2012. La neve si era appena sciolta e io diventavo Art Director in Newton Compton Editori. Questo è stato un momento bello, quelli da foto. Diciamo che questa è come la foto di un matrimonio, per uno che ha sposato il suo lavoro. Dopo dieci anni di produzione di nicchia, anni in cui passavo molto—troppo—tempo a rendere visibile il mio lavoro, ritrovarsi impilato in bella vista in tutte le librerie e primo nella classifica dei libri più venduti è stata una bella soddisfazione. Poi certo, la mia abitudine di credere che il merito sia tutto della copertina, quando ovviamente ci sono tante professionalità e molti meccanismi dietro a un successo del genere, fa il resto. Il lavoro è croce e delizia, ecco diciamo che lo potremo riassumere con questa gif, sono io nelle mie due tipiche espressioni professionali:

05_sebbox

Ma se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, anche l’uomo deve nobilitare il più possibile il lavoro che fa. Io intanto fotografo, li fotografo spesso i miei lavori, a volte faccio anche video.

DATE*HUB, il sito che coordino (con Siriana Flavia Valenti) per il brand di sneakers fiorentino D.A.T.E. Abbiamo iniziato un bel po’ di tempo fa ed è un piacere vedere che giorno dopo giorno si riempie di articoli, persone, arte, immagini (e molte molte gif animate, il mio imperituro amore, una delle pochissime cose che mi fa davvero amare internet). Questo video riprende la prima
“sfogliata” della versione cartacea del sito, un momento sensoriale importante, visto che per chi lavora in editoria la carta non perde mai di fascino, e dopo STIRATO POSTER MAGAZINE e BANG ART era tempo che non facevo un mag da sfogliare e non cliccare.
DATE*HUB è una soddisfazione quotidiana, è la valvola di sfogo per quella voglia innata di elaborare gli stimoli e riproporli. Ogni articolo è frutto di quel processo che ti porta a voler condividere la Bellezza. Molto meglio condividere arte e creatività che foto delle proprie vacanze, no? Sai tipo quelli che ti dicono: «Ehi lo sai dove sono stato in vacanza lo scorso agosto? In Giappone!».

Ci sono stato, in effetti. Ecco, la foto sopra riassume lo spirito con cui ho intrapreso il mio primo viaggio in solitaria: sarcasmo e spiritualità. Solo soletto me ne andavo per le matte vie orientali; ce ne sono di ipercolorate e rumorose o di mute e intime, ne percorri del prime genere e sei investito da insegne, profumi, suoni, poi giri l’angolo e ti ritrovi nel mezzo di un tempio abitato solo di spiriti e ricordi, vestire i panni di Bill Murray in Lost in translation è automatico. Come è automatico iniziare a scattare incessantemente foto e ovviamente condividerle. In due settimane ho messo più foto sul mio Instagram che in tutto l’anno solare precedente. Tokyo, sembra assurdo, è riuscita a scalzare New York dal podio delle “città preferite”. Ecco, l’ho detto. L’ho detto anche al mio gatto Feijao, tutto contento di diventare gigante tra i kaiju che gli ho portato in regalo.

E la città—per chi è metropolitano come il sottoscritto—sono il termometro del proprio essere. Non è questo il luogo giusto per dilungarmi sul perché confido così poco nella gente che sentenzia «vorrei vivere in campagna perché l’essere umano deve vivere a contatto con la natura», ma la Città, quella è la nostra vera natura, ne sono convinto; si dice che le megalopoli non siano a misura d’uomo, ma forse è l’uomo che ha preso male le sue misure. Tipo c’è una città in cui mi trasferirei subito. Non è New York, non è Tokyo, è…

DISNEYLAND!
Ma vuoi mettere? Sarei un principe ranocchio severo ma giusto, non taglierei teste, al massimo qualche mano a chi si improvvisa grafico o tatuatore solo perché si è comprato un MacPro o una macchinetta per tatuaggi, e mi godrei tutte le sere film proiettati sul mio castello. E avrei anche un motto della casata, proprio come i regnanti di Game of Thrones, eccolo qui.