Save the date | Passaggi

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Nella nostra rubrica 7am una delle domande fisse che facevamo agli illustratori era «Un disegno pesa quanto…», una sorta di omaggio-citazione a Rodari che in una delle sue Favole al telefono, una delle più surreali e divertenti, intitolata A inventare numeri, faceva chiedere a uno dei due protagonisti: «Quanto pesa una lagrima?».
E l’altro, saggiamente: «Secondo: la lagrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra».

Negli anni di risposte sul “peso del disegno” ne abbiamo ricevute tante, alcune simili tra loro, altre bizzarre, sognanti, forzate, banali, intelligenti. Un intero ventaglio di caratteri umani, spesso (ma non sempre) coincidenti con la poetica artistica dell’illustratore o dell’illustratrice di turno.
Quando lo scorso maggio intervistammo Veronica Azzinari, lei diede una risposta che mi rimase impressa più di altre. «Un mio disegno non pesa mai più della carta che lo ospita», così disse. Destabilizzante, nella sua linearità. E apertissima alle interpretazioni, nonostante l’apparente razionalità. Degna della parabola di un illuminato o dell’aforisma di un filosofo.

La carta è solo il supporto. “Ospita” il disegno, non “è” il disegno. Che non ha peso (fisico). E per quanto possa averne di concettuale, emotivo, spirituale, etico, didattico o immorale, quello non va poi a sommarsi a quello della carta. Vivono su due dimensioni differenti. E l’uno si lega all’altro solo attraverso un passaggio. O molti passaggi. Tanti quanti ne servono per imprimere l’opera sul suo supporto.

E Passaggi si intitola anche la personale di Veronica Azzinari che inaugurerà domani a Carpi presso Spazio Meme, curata da Francesca Pergreffi.
Un titolo che, come la risposta di Veronica e come tutto il suo lavoro di calcografia e xilografia (bello tra l’altro vedere un’artista classe 1986 misurarsi con una tecnica come l’incisione, poco frequentata dai giovani artisti), si presta a un buon numero di interpretazioni.
L’incisione stessa è questione di passaggi: l’artista lavora su di sé e attraverso il suo percorso va a pescare l’idea dall’iperuranio. Da lì ne elabora la messa in pratica e trasforma l’idea in segno, trasferendola su una lastra di rame attraverso una punta di metallo. La lastra, inchiostrata, imprime il disegno su carta attraverso il torchio.

“Di passaggio” sono anche i riti tipici dei culti esoterici. E le opere in mostra inequivocabilmente ricordano la simbologia del sapere antico, che fin dalla notte dei tempi emana dalle sacre scuole (India, Iran, Egitto) per arrivare fino a noi attraverso i misteri eleusini e i pitagorici, lo gnosticismo ed Ermete Trismegisto, il cristianesimo mistico del medioevo e Giordano Bruno, Marsilio Ficino e Campanella, Gurdjieff e la psicanalisi.

A differenza di tanti artisti che infarciscono le loro opere di simboli massonici o pseudo-tali perché va di moda farlo, in un “mischione okkulto” (le k in questo caso evocano bene l’approccio da bimbo-minkia che va per la maggiore tra chi utilizza a sproposito il complesso apparato iconografico esoterico) francamente ridicolo, Veronica Azzinari va ben oltre la buccia. Passa—tanto per ribadire il concetto—dall’altra parte e invece di (s)cadere in una parafrasi didascalica crea una simbologia sacra tutta sua, che funziona proprio perché coerente a sé stessa e invece di raccontare storie già scritte ne evoca frammenti, come in un sogno.

QUANDO: 23 novembre 2013 – 5 gennaio 2014
OPENING: 23 novembre | 19,00
DOVE: Spazio Meme | via Giordano Bruno 4, Carpi (Mo) | mappa | facebook

co-fondatore e direttore
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