DIY Gamer Kit

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Dopo anni di sbornie su virtualità, software e impalpabili sistemi per organizzare la vita, intrecciare relazioni, diffondere e produrre informazioni, fare soldi, fare soldi, fare soldi, negli ultimi tempi stiamo vivendo un nuovo rinascimento della materia, dell’hardware. Rinascimento da una parte legato a un fisiologico ritorno ai valori delle pratiche artigianali, a quel “sapere artigiano” che ha contribuito ben più della grande industria a costruire lo scheletro economico e sociale di questo Paese; mentre dall’altra, sistemi di produzione sempre più flessibili, abbattimento dei costi e la diffusione grazie alla rete della mentalità “open-source”, che ha aiutato a costruire una rete globale di addetti ai lavori e appassionati disposti a condividere il cosiddetto know-how per il semplice gusto del dare/ricevere tra pari in modo tale da crescere tutti e crescere meglio, ha permesso a molti settori di aprirsi a nicchie di mercato costruite su misura attorno al cliente/utente. Penso ad esempio all’editoria indipendente e all’incredibile numero di testate e micro-case editrici che continuano a nascere. Penso al design a km0, alla stampa 3D, alle autoproduzioni che grazie al crowdfunding riescono a supplire alla sfiducia e all’immobilismo generalizzato del sistema bancario e trovare i fondi necessari per realizzare, magari nel garage di casa, progetti dal respiro internazionale o, al contrario, prettamente e meravigliosamente locali.

Pensiamo al campo dell’elettronica, dove fino a qualche tempo fa il dominio dell’hardware era quasi esclusivamente in mano alle grandi aziende e solo in ambito software le realtà indipendenti potevano pensare di ritagliarsi il proprio, piccolo spazio. Almeno fino all’arrivo di Arduino, sviluppato nel 2005 a Ivrea da Massimo Banzi e dalla sua squadra. Una vera rivoluzione innescata da una piccola scheda elettronica open-source, dunque modificabile in ogni sua parte e adattabile ad usi potenzialmente infiniti. Da allora Arduino è diventato una sorta di cavallo di Troia che ha permesso a realtà minuscole ma in possesso di una buona idea di realizzarla tecnicamente a costi irrisori o quasi, sia a scopo hobbystico, che commerciale, che didattico. O tutti e tre assieme, come fanno gli inglesi di Technology Will Save Us, collettivo nato allo scopo di educare e permettere a tutti di “giocare creativamente” con la tecnologia.

Dopo aver lanciato, sul loro sito, tutta una serie di kit (per realizzare ad esempio sintetizzatori, speaker, saldatrici per circuiti) per realizzare a casa strumenti perfettamente funzionanti e soprattutto aperti a nuovi usi, l’ultimo in ordine in arrivo è un kit per costruirsi da soli una piccola console per videogiochi.

DIY Gamer Kit, così si chiama, funziona proprio grazie ad Arduino e ti permette di assemblare in poco tempo un videogioco portatile, con tanto di effetti sonori.
Nel software sono già comprese delle versioni di Breakout e Snake ma la cosa davvero divertente e che si possono creare videogiochi da zero. Certo il display a matrice—8×8 pixeloni—è un limite, ma lo scopo del kit non è farti avere tra le mani un dispositivo che rivoluzionerà il mondo delle console portatili ma piuttosto aiutarti ad imparare—divertendoti—come funziona a livello software ma anche e soprattutto hardware un sistema piccolo eppure complesso come un videogame tascabile.

DIY Gamer Kit arriverà il primo novembre insieme a video e manuali che spiegano tutto ma proprio tutto quel che c’è da sapere sia a livello hardware che di programmazione, permettendoti così di ampliarne gli usi a piacimento. Nel frattempo è comunque già possibile pre-acquistarlo.

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co-fondatore e direttore
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