A spasso per il Gers

C’è il sole a Tolosa. Quando atterro all’aeroporto di Blagnac ci sono più di 20°: un discreto sbalzo di temperatura rispetto a Parigi dove stamattina il termometro ne segnava solo 12°.
Agli arrivi trovo ad aspettarmi Cathy.
Quando mi vede, sorride e mi dice : « Finalmente ce l’hai fatta a tornare nel Gers!».

Ho conosciuto Cathy e Didier alcuni anni fa, nel 2008. Il mio libro L’ennemi era selezionato dal premio Tatoulu, in cui sono i bambini a votare il libro che preferiscono.
I bambini sono organizzati in comitati di lettura sparsi per la Francia, in cui dibattono sui libri proposti per il premio, fino poi a emettere il loro giudizio. Agli adulti è consentito partecipare ai dibattiti, ma solo per ascoltare: non possono intervenire, tranne un moderatore che anima il gli incontri.
La mia prima volta nel Gers coincise anche con il mio primo tour francese: 15 giorni non-stop tra il Gers e la Normandia. Nel Gers ero ospite di Cathy e Didier a Sarrant.
Durante la nostra corrispodenza a distanza mi avevano detto che si trattava di un paesino piccolo, ma non avevo capito quanto piccolo. Quando Cathy mi disse che contava 400 abitanti, pensai: « Cavoli, quanti bambini possono esserci su 400 abitanti?».
Il giorno dopo, per la presentazione del premio (che poi non vincerò, ma lo prenderò un paio di anni dopo con Marlène Baleine) in paese c’erano circa 200 bambini. Ho capito allora che enorme lavoro facessero Cathy e Didier come librai di una realtà unica, persino in Francia: la piccola, minuscola, libreria-tartineria Des-Livres-et-Vous.

Una tartine in Francia è una fetta di pane casareccio, con sopra varie cose a scelta: salmone, formaggio e prosciutto, ratatouille. Di solito si serve con insalata di contorno e qui è un pranzo comune per un sacco di persone. Per gli impiegati, a mezzogiorno, è una classica alternativa al panino o all’insalata mista.
La tartinerie è aperta solo nel week end. Durante la settimana Cathy e Didier vendono libri a varie fiere e piccoli saloni. Nel week end aprono il locale e la gente comincia già dal mattino a venire a far tarda colazione, poi pranzo, poi merenda e quindi cena.
C’è via vai fino alle 22, d’estate fino a più tardi.
I clienti mangiano e leggono, poi comprano i libri e se ne vanno. Il locale è piccino ma dentro c’è un po’ di tutto: letteratura, saggi, libri per bambini, fumetti, un po’ di musica, qualche dvd (di cinema rigorosamente francese).

Dopo quella prima volta sono tornato nel Gers una seconda, per un soggiorno brevissimo.
Da allora hanno continuato ad invitarmi ma negli ultimi tre anni, per un motivo o per l’altro non ho mai potuto venire. Forse è per questo che in occasione della mia terza visita del Gers hanno organizzato un tour fastoso, pienissimo di incontri, per organizzare i quali lavorano da circa un anno, collaborando con diverse mediateche.
La novità è che questa volta non sarò da solo.
Tutto nasce da un’idea di Cathy, per la sesta edizione del salone di Lectoure: scegliere un autore come invité à l’honneur e dargli carta bianca, il diritto cioè di scegliere gli altri invitati.

Audrey + Hélèn

Da mesi ormai mi prendono per il culo per via del fatto che ho invitato solo ragazze, giovani è carine.
Che dire? Non avevo voglia di scegliere necessariamente tra gli illustratori con cui ho lavorato o tra i quelli arcifamosi, volevo portare qualcosa di fresco e vario, condito con un pizzico di esotismo. Quindi ho scelto cinque illustratrici : tutte giovani, e molto carine questo è vero, ma soprattutto bravissime: Audrey Calleja, Hélène Rajcak, Clotilde Perrin, Chiaki Miyamoto e, dall’Italia, Claudia Palmarucci.
A loro insaputa, da mesi le chiamano Les Calinettes.

Audrey è l’unica che non conosco molto: ci siamo incrociati a qualche salone e poi sentiti a distanza. Seguo da anni il suo lavoro e mi piace molto. E’ piuttosto riservata e silenziosa, ma conoscendola meglio in questi giorni scoprirò che è simpaticissima e anche molto divertente.
Hélène l’ho conosciuta anni fa, anche lei a un qualche salone. Allo stesso salone c’era anche Clotilde con cui avevo lavorato per Il faut sauver le sapin Marcel senza conoscerla e scoprii in quell’occasione quanto fosse pazza. Ogni volta che apre bocca mi fa ridere. A dire il vero, anche se non apre bocca.
Insieme a Hélène formano una coppia esplosiva, difficile da contenere.
Dopo quella volta ci siamo detti che ci saremmo rivisti ma poi non è capitato, se non di sfuggita a Montreuil.

Con Chiaki ci conosciamo da diversi anni. Al solito ci siamo incontrati a un salone, credo fosse il mio primissimo salone francese, Aubagne, 2007.
Chiaki abita a Lione, illustra soprattutto per i più piccoli ed è molto buffa. Sebbene sia ormai francese da anni, il suo lato timido e un po’ impacciato tipicamente nipponico rimonta spesso in superficie e le fa dire cose che ci fanno ridere.
Claudia è la più giovane del gruppo. Per lei è la prima volta in Francia e quindi è un po’ il moi chouchou. Le ho organizzato una mostra che poi sono diventate tre: una alla mediateca di Samatan, dove purtroppo non avremo il tempo di passare, una alla biblioteca di Lectoure e una sempre a Lectoure all’interno del salone.
Le tavole sono quelle dei suoi due libri: La rosa (tradotto in francese dall’editore svizzero Notari) e I musicanti di Brema (Orecchio Acerbo) non ancora tradotto, che però in tanti a scuola si sono procurati per preparare i bambini agli incontri.

Il Gers è chiamato anche Petite Toscane e in effetti le somiglia. Il panorama che scorre fuori dal finestrino è bellissimo.
I campi si colorano di tutte le sfumature di verde, marrone e ocra. Cathy e Didier, non abitano in paese ma leggermente fuori, nel mezzo del nulla, in una casa splendida che hanno ristrutturato da soli.
Il Gers è una regione di grandi distanze tra un posto e l’altro. Non si tratta di reali distanze in linea d’aria, ma le infinite curve, che ricordano davvero parecchio la Toscana, triplicano qualsiasi tragitto. Mi dicono che qui le distanze non si calcolano in chilometri ma in tempo di percorrenza. Come nel Far West.

Il primo giorno parto presto in auto con Cathy per andare a Marciac. E’ la giornata di Pouce!, uno degli spettacoli ispirati al mio libro L’Ennemi che qui dopo la selezione del premio Tatoulu è sempre molto amato. La compagna di questo allestimento è quella di Marche ou rêve. Dopo ognuno dei due spettacoli salgo sul palco per rispondere alle domande del pubblico. Poi mi sposto nell’atrio, dove Cathy ha allestito un banco per le dediche.

Compagnia marche ou Rêve

A pranzo siamo nel cortile di una biblioteca dove una serie di bénévoles hanno portato una quantità di cose meravigliose da mangiare, tra cui quiches vegetariane e avocado ripieno di tonno che devo assolutamente rifare. Io chiacchiero un po’ con i ragazzi della compagnia teatrale: ci eravamo visti al Salone di Saint-Orens a gennaio e in occasione di questo tour in cui sono un po’ la vedette, sono stati chiamati per sette spettacoli. Nel frattempo ho proposto a Sebastien, Marie-Paule, Fredo e gli altri di lavorare anche sul mio nuovo libro, Mon père le grand pirate, che uscirà prima in Italia per Orecchio Acerbo (anzi penso che sia uscito in questi giorni) e a ottobre in Francia.
Hanno già cominciato a lavorarci e la première dovrebbe essere per un festival francese a fine marzo 2014. Per aprile se tutto va bene porteranno lo spettacolo in scena al museo dell’ex miniera di Marcinelle, in Belgio, dove nel frattempo dovremmo aver allestito la mostra di originali di Maurizio Quarello.

La seconda giornata comincia con una simpatica sorpresa. L’incontro con i bambini è su un prato. In Francia i bambini al mercoledì non vanno a scuola e quindi ci sono centri che organizzano attività per loro durante il giorno. E’ presso uno di questi che incontro un gruppo di bambini che mi accoglie con i miei libri legati con un filo ai rami di un albero e tante domande. Le domande sono dentro dei biscotti della fortuna che hanno preparato per l’occasione.
Finito l’incontro con Ludovic andiamo all’aeroporto per ricevere Clotilde. Quindi aspettiamo Claudia mentre Audrey ci raggiunge dalla stazione.

Pranziamo in un locale all’interno dell’aeroporto, poi ci dividiamo: Brice, un collega di Ludovic, ci porta in giro per Toulouse per un paio d’ore, mentre Ludovic aspetta il secondo gruppo. Ci ritroveremo poi tutti alla stazione, con Chiaki, Hélène e Hubert Ben Kemoun, che non fa parte delle Calinettes, e partecipa solo al salone di Lectoure.
Hubert è uno dei miei autori francesi preferiti e mi fa piacere rivederlo. In effetti era sulla lista dei miei possibili invitati a Castelnau, ma nessuno ci crede.
Ormai il mito delle Calinettes è indistruttibile.
Rimane il fatto che sono conento vederlo, anche perché cenare con lui è sempre uno spasso. Oltre che uno degli autori più bravi è anche uno dei più simpatici.

Hubert Ben Kemoun

Per cena siamo tutti a casa, anzi nel giardino, di Cathy e Didier, di cui siamo ospiti a dormire durante la settimana. Ci sono anche i ragazzi della compagnia teatrale, Sandrine di Castelnau e la mitica Dédé una signora in pensione che da anni fa volontariato culturale leggendo ai bambini storie adattate in Kamishibai.
Da mesi è in trattativa col mio editore francese per avere il permesso di usare le tavole di Petit Inuit et les deux questions. Purtroppo la recente riconfigurazione dei diritti audiovisivi che comprende anche il kamishibai, app, ebook e altro, sembra non lasciare spazio a nessun adattamento, anche artigianale e senza scopo di lucro, che non sia rigorosamente acquisito con regolare contratto.
La prima cosa però che Dédé mi dice è che alla fine ce l’ha fatta: deve aver talmente stremato l’ufficio diritti che le hanno concesso di videoproiettare, durante la lettura, tre immagini del libro. E’ contentissima.

Per festeggiare l’inizio di questo piccolo tour del Gers e l’arrivo delle mie invitate Sandrine ha portato delle quiches e ce ne spiega il motivo: per finanziare le attività di questa settimana, durante l’inverno lei e altri bénévoles hanno prodotto ogni martedì una ventina di quiches per poi venderle. Ne hanno fatte in tutto 450. Hanno poi realizzato ogni sorta di mercatino per raccogliere fondi, tutto per poter averci qui questa settimana.
Non posso non pensare che queste persone siano splendide. La dedizione che hanno per la lettura e per i libri supera l’immaginazione.
Persino la mia.

Sandrine sorride e mi dice « Ti abbiamo preparato delle sorprese».
Ma per quanto abituato all’accoglienza delle classi francesi, mai avrei immaginato quello che vedrò nei prossimi giorni.
La prima sorpresa arriva subito. Sandrine e le sue colleghe mi hanno infatti preso alla lettera: quando mi disse che ormai chiamavano le mie invitate le Calinettes ho detto, «Carino, si potrebbe farne delle magliette».
Così eccola, venirmi incontro con delle t-shirt.
Oh no! Le hanno fatte sul serio!

Dopo una lunga contrattazione le ragazze decidono la disposizione delle camere come segue: Claudia e io al piano terra, Chiaki e Audrey al piano di sopra, Clotilde ed Hélène scendono in paese dove Cathy e Didier hanno preso in affitto una stanza.
Il tempo di spegnere la luce e suona la sveglia. In questi giorni in generale non dormiremo granché. Tra una cosa e l’altra facciamo sempre l’una e al mattino si parte presto.
È bello ritrovarci nella cucina di Cathy e Didier. La lunga tavola di legno massiccio, la vetrata che si affaccia sugli alberi dove abitano diversi scoiattoli, la mensola con la collezione di tazze spaiate. Didier, al solito, prepara un caffé lunghissimo.
Mi fa ridere Didier. Ogni volta che lo guardo, rivedo Alfonso Arau nel ruolo de El Guapo, nel film I tre amigos (di John Landis, con: Steve Martin, Chevy Chase e Martin Short).

Ludovic viene a prenderci in furgone. Partiamo per le 7,30 e nessuno sembra di umore splendente. Penso ci voglia qualche ora per carburare. Una volta arrivati a Lectoure, dove la biblioteca ospita le tavole de La Rosa, di Claudia, ci separiamo e ognuno va in una direzione diversa per la giornata di incontri con le scuole. Claudia parte con Giulio un signore di origine veneziana che le farà da interprete.
Durante la mattinata incontro una classe in cui i bambini hanno lavorato molto sul L’Ennemi ma hanno anche realizzato una loro versione di Moi, j’attends, scritta in francese e gascone, un dialetto che è stato da poco reintrodotto nello studio scolastico.
A differenza dell’Italia, la Francia ha imposto un’unica lingua nazionale e ha condotto una vera e propria azione di sradicamento dei dialetti. La più recente di cui abbia letto, fu condotta in Alsazia dopo l’occupazione nazista. Tomi Ungerer nella sua biografia racconta lo shock che in qualche modo ne seguì per la popolazione. Gli alsaziani infatti fecero resistenza contro i tedeschi, usando il dialetto come una lingua in codice. Dopo la guerra però, furono obbligati a passare al francese, vivendo così, dopo la conversione culturale imposta dai tedeschi, una nuova conversione imposta dalla propria nazione.
Ora in diverse regioni, piccole minoranze linguistiche tornano alla ribalta e guadagnano nuovamente l’accettazione.

A pranzo siamo a Miradoux e mangio in una classe dove è stata Chiaki al mattino. I bambini hanno preparato tanti panda, personaggio di un suo libro, ognuno vestito con un kimono diverso, di carta colorata. Su un tavolo c’è anche un piccolo museo del Giappone, con tazze, bambole kokeshi e origami. In alto è appesa la bandiera del sol levante.
Le maestre mettono in tavole una quiche, poi salsiccia e pomodori al forno.

Gli incontri del pomeriggio sono tre. I bambini hanno lavorato moltissimo. In due classi hanno redatto un palmarés dei miei libri ed eletto il più divertente, il più triste, il più misterioso e infine quello più bello di tutti per una classe è C’est quoi l’amour? e per l’altra L’Ennemi.
Dopo l’ultimo incontro torno a Lectoure dove uno dopo l’altro arrivano anche le mie Calinettes. Abbiamo due ore libere prima dell’apericena in biblioteca. Abbiamo un buono per le terme, ma per i miei gusti fa già abbastanza caldo anche senza terme. C’è troppa luce per me e l’unica cosa che mi porterebbe fuori è poter visitare il museo archeologico che però ha già chiuso, ragion per cui me ne rimango in biblioteca a sfruttare il wi-fi e seguire un po’ di corrispondenza. Anche le ragazze alla fine rimangono nei paraggi.

L’apericena inizia tranquillamente. Siamo fuori nel giardino. E’ passato a trovarci anche Thierry Dedieu che abita a pochi chilometri da qui. Thierry è un autore e illustratore, molto bravo. I suoi libri affrontano sempre temi un po’ controversi. Due dei miei preferiti sono L’ogre, uscito per Rue du Monde e poi Les Dieux, pubblicato invece da l’Edune.
Non parlo con nessuno in particolare perché sono stanco e quindi mi metto comodo su una sedia a sdraio a leggere distrattamene un manga.
Torniamo a Sarrant abbastanza presto. Cathy e Didier hanno ospiti a cena e ne approfitto per unirmi al rito del bicchiere della staffa. Poi vado in camera a mettere un po’ di musica nelle orecchie perché è da troppo che non ne sento.
Qualche giorno fa una ragazza mi ha detto: è bello passeggiare con te perché se non abbiamo niente da dirci canticchi per i fatti tuoi.
È vero. Non me ne ero mai reso conto. Lo faccio di continuo, talmente sono abituato a lavorare ascoltando musica.
Il giorno però che mi metto a cantare a squarciagola alla fermata degli autobus magari fatemelo notare… eh?

Venerdì è la giornata di Castelnau. Al mattino incontro le classi di Sandrine e Julie che in assoluto hanno fatto sui miei libri il lavoro più splendido che io abbia mai visto. E’ un anno che lavorano per questo momento. Proprio un anno fa infatti il cane Léopold, un peluche che avevano scelto come mascotte perché somigliava al personaggio di un mio libro (Léopold, chien de divan), è misteriosamente sparito.
Poi ha cominciato a mandare loro delle cartoline, dall’Italia.
Morale: le classi in primavera sono partite in gita in Italia per cercare Léopold. Sono state prima a Firenze, poi Pisa, hanno mangiato cucina italiana e apprezzato le opere di Leonardo.
Nel frattempo hanno cercato dappertutto ma niente, nessun traccia di Léopold.
Poi a sorpresa, lo hanno trovato a Firenze che lavorava come panettiere.
Il diario fotografico del loro viaggio è commovente. Una bambina quando ha riabbracciato Léopold, ha pianto.
Leggendo le vecchie bio i bambini sapevano che abitavo a Genova e quindi gli sarebbe piaciuto vedermi durante il viaggio di ritorno. Io a Genova non abito più da anni in realtà, ma lo scorso marzo ci sono andato apposta per loro, per aspettarli fuori dall’acquario e portarli a mangiare la focaccia.

Quando entro nel cortile della scuola esplode un coro di bambine che mi chiamano e corrono a salutarmi.
E’ ufficiale: sono una star.
Quando hai le groupies, sei una star.
Le mie hanno 8 anni e sono dolci come zuccherini.

Pare ci voglia ancora qualche minuto per preparare tutto e Sandrine mi chiede di aspettare fuori. Nel salone d’ingresso mi aggiro allora tra alcune riproduzioni giganti dei personaggi tratti dai miei libri: c’è Marlène Baleine, c’è L’Ennemi, ci sono i due innamorati di Bons Baisers ratés de Paris e vari altri. Al posto della testa c’è un buco dove i bambini possono infilare la testa per farsi una foto.
La classe è pronta e finalmente entro. Stranamente i bambini sono quasi al buio. Mi viene in contro una pipistrellina (ispirata al personaggio de L’île du petit monstre noir-noir) che mi offre un filo rosso e mi prende per mano.

Benvenuto Davide, mi dice. Questo è il tuo universo. Oggi visiterai molti pianeti e avrai delle prove da superare. Sei pronto?
È anni che giro per il mondo per incontrare i bambini che hanno letto i miei libri e ho visto tante cose. Ma questo non me lo aspettavo. Appesi al soffitto dei lampadari colorati riproducono una galassia con tanti pianeti e ognuno rappresenta uno dei miei universi : quello rosso è l’amore che spesso ho raccontato nei miei libri, quello verde si chiama «Il faut sauver», e accoglie i libri che parlano di natura. Un altro si chiama «Une drôle de famille» ed è abitato dai miei libri che parlano di mamme e papà.
Mi siedo. Il viaggio comincia.
I bambini recitano a memoria i miei libri, uno dopo l’altro, poi mi sfidano: devo disegnare la copertina di un loro libro e poi un manifesto. Quindi mi riempiono di domande. Tra una e l’altra infilano dei brani dai miei libri e io devo riconoscerli.
Il viaggio dura un’oretta. Esco a prendere una boccata d’aria, poi rientro per incontrare una seconda classe e comincia un altro viaggio, quello intorno all’arcipelago delle Cal’îles.

I bambini infatti hanno disegnato una mappa in cui ogni isola rappresenta un mio mondo.
Di nuovo, ecco l’amore, la guerra, la natura, il divertimento, i temi dei miei libri.
E di nuovo, domande e prove da superare. Tra le tante cose hanno ricostruito la casa dell’orso alla fine di L’ours qui avait une épée e prodotto una versione gitante de L’Ennemi, piena di foto, lettere di soldati e altro ancora.

Per pranzo c’è un picnic accanto alla torre di Castelnau. Quando arrivo però non c’è rimasto molto. C’è una quantità di gente incredibile in giro, per essere un paesino. Gli incontri proseguono al pomeriggio. Sono leggermente più classici, ma i bambini hanno lavorato comunque tantissimo.
Oggi è la giornata più dura. Infatti dopo gli incontri con le classi c’è ancora una seduta di dediche, il teatro dei bambini e poi un forum. Per le dediche si riversa davanti a noi un fiume di persone. Non riesco ad alzare la testa. Ogni volta che consegno un libro me ne mettono sotto un altro. Riesco a stento a dare un’occhiata alle mie invitate e vedo che tutte lavorano senza tregua. A un certo punto non ne posso più, vorrei alzarmi, ma ci sono dieci persone in fila e bisogna accontentarle tutte. Ma tutti hanno preso più di un libro.
Alix, che lavora in libreria con Cathy, mi chiede se mi occorre qualcosa.
Rispondo:
«Cocaina: ne hai?».
«Sì, però l’ho lasciata a casa!» scherza lei.
Ok, ho capito: l’unica è andare avanti.
Sabato Didier mi dirà poi quanti libri ho dedicato: 166 in quattro ore.
Credo di aver fatto di più solo in Australia, ma non sono sicuro.

I bambini hanno preparato una serie di spettacoli per cui l’onda di pubblico piano piano si ritira. Una dopo l’altra si alternano nella piccola piazza davanti allo stand le classi che hanno messo in scena vari nostri libri. La cosa bella è che perlopiù si tratta di spettacoli ballati, senza recitazione. La scelta delle musiche è molto interessante, va dalla canzone francese ai Radiohead, e anche le coreografie sono piuttosto originali. Per il mio libro L’île du petit monstre noir-noir i bambini sono vestiti di nero e mettono in scena una danza concettuale, decisamente particolare.
Quando è il turno de I Musicanti di Brema, Claudia si siede in mezzo a loro. Alla fine la invitano a ballare insieme e salutare il pubblico.

Claudia Palmarucci

Sono ormai le 20,30 quando è finito tutto. Mentre Cathy e Alix rifanno i cartoni dei libri i bénévoles hanno organizzato un piccolo aperitivo. Quando mi invitano non sospetto che si tratti di una trappola. Infatti vado a cercare anche le ragazze. Solo quando siamo seduti ci rendiamo conto che avevamo dimenticato il forum, ma gli altri no!
Ci tocca quindi ancora un’oretta di dibattito sul libro prima di andare a cena.

Il primo giorno che sono arrivate le ragazze avevo lanciato l’idea di farci una pasta fresca una sera, a casa di Cathy e Didier. Purtroppo non ne avremo modo. Domani, sabato, ci vogliono a cena a Lectoure e quindi stasera è la sola possibile per cenare alla tartineria che le ragazze non hanno ancora visto. Ci ridiamo appuntamento a Parigi durante Montreuil, quindi andiamo alla tartineria dove ritroviamo anche i ragazzi della compagnia teatrale.
La serata scorre tranquilla ma tra una chiacchiera e l’altra andiamo via intorno all’una. Ormai non riesco più a calcolare quante ore di debito di sonno sono riuscito ad accumulare in meno di una settimana. La prossima ne pagherò un po’ il prezzo, con una specie di jetlag che mi farà compagnia per diversi giorni.

Sabato è la giornata di Lectoure e la sveglia suona, come gli altri giorni alle 6.
Per andare a Lectoure ci siamo divisi in due macchine. Io sono con Claudia e Audrey che guida. Dopo due giorni di sole è tornata al pioggia. Il salone è piccino ma ci viene molta gente. La coda davanti allo stand non accenna a smaltire, anche se il ritmo è leggermente meno pressante della follia di Castelnau.
All’ingresso del salone ci sono le tavole di Claudia. In tantissimi le chiedono se I musicanti di Brema è stato o sarà tradotto in Italia. Alle volte è complicato spiegare alle persone che se ciò non accade è perché gli editori fanno le loro scelte. Mi dicono: «Ma è bellissimo!»
Lo so anch’io, ma che ci devo fare?
A un certo punto mi invitano vedere lo spettacolo dei bambini. Si tratta di quattro spettacolini diversi inspirati ai miei libri: La vie de chapeau, L’Ennemi, C’est quoi l’amour? e Bons baisers ratés de Paris. Non so dire quale sia il più bello, forse il primo, perché fatto di tante scenette, molto buffe. In uno i bambini entrano in scena con un enorme foglio di carta.
Poi lavorano in terra per cinque minuti, piegandolo più volte. Quando hanno finito sollevano un enorme cappello di carta che indossano tutti insieme, per poi uscire di scena.

Verso le 18 Chiaki va via. E’ la prima a partire perché deve tornare in tempo per un altro salone. Con le Calinettes rimaste andiamo a farci una birra in un locale di fronte mentre al salone smontano tutto. Dopo la birra siamo in casa di una bénévole e tra una cosa e l’altra facciamo tardi di nuovo.
Ci salutiamo prima di andare a dormire perché domani partiamo tutti a orari diversi.
Io e Clotilde siamo i primi.

Ecco qui, il mio terzo tour del Gers è finito.
Al solito, ho visto poco e quel poco dal finestrino della macchina senza avere il tempo di fare molte foto. Credo che lo facciano apposta. Per avere la scusa di tornare.
E penso che lo farò.

Copyright foto di Davide Calì

editorialista

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