L’insalata trevisana fa una rosa un poco strana
s’allontana, s’avvicina, corre scappa gioca a tana

Era il 1974 ed Einaudi pubblicava uno dei classici della letteratura didattica per l’infanzia: Rose nell’insalata del grande Bruno Munari, serbatoio inesauribile di idee per grafici, artisti, scrittori e soprattutto educatori, che ancora, quarant’anni dopo, utilizzano il cosiddetto Metodo Bruno Munari (o ispirandosi a quello) nei laboratori e nelle scuole di tutto il mondo.

La grandezza sta nella semplicità, ed uno come Munari l’ha dimostrato abbondantemente attraverso le sue opere, insegnando ai bambini (e non solo) come basti saper fare una Y per disegnare un albero e qualche sassolino raccolto in spiaggia o un cespo d’insalata bagnato nell’inchiostro per creare e immaginare una storia.

Le “tracce”, si sa, sono spesso più affascinanti degli oggetti che le lasciano. Pensa ai fossili, impronte di animali e piante che non esistono più e scatenano la fantasia degli studiosi, dei curiosi e dei bambini. Ma basta pure l’impronta di una semplice scarpa per evocare misteri e intrighi. Una pozzanghera rosso pomodoro sull’asfalto, magari un barattolo caduto a qualche sbadato di ritorno dal supermercato, può mettere in moto il cervello e lanciarti nelle più oscure e morbose elucubrazioni (storia vera: lungo la strada casa-scuola un giorno, sul solito marciapiede, io e mia figlia troviamo una grossa e luminosa macchia rossa; ci fermiamo; lei continua a chiedere è sangue? è sangue? e continuiamo a parlare di quella per tutto il tragitto; la sera, quando va a prenderla la mamma, lo racconta persino a lei; è diventato l’evento della giornata; un barattolo di pelati, sullo stesso marciapiede, non avrebbe avuto lo stesso effetto).

A tutto questo si ispira il servizio di porcellane Salad Ink, creato dalla designer italiana Chiara Andreatti, classe 1981.
Utilizzando frutta e verdura come “timbri”, trasferendoli prima su carta e successivamente su legno di pero (vedi foto del procedimento), Chiara ha lasciato sulle porcellane l’impronta stessa della natura.
L’intento, spiega la designer, è ricordarne quotidianamente il valore sulle nostre tavole. Il risultato, pure agli occhi di chi non sa niente né di Munari né del processo produttivo, è ottimo. E se un prodotto funziona pure senza spiegarne la carica concettuale, allora significa che l’idea è quella giusta.