Save the date | Too Young to Care

Ti aspetteresti che nell’era del basta una reflex e sei un fotografo, che paradossalmente convive col suo opposto basta scattare su pellicola e sei un fotografo, chi poi davvero vive di fotografia, chi pubblica libri, lavora per le riviste e le aziende, sia quantomeno diffidente—per non dire snob—verso l’esercito di dilettanti con velleità artistiche che, click dopo click, invade la rete e va a confermare quando sosteneva un critico come Joerg Colberg in un pezzo ospitato giusto un paio di mesi fa qui su Frizzifrizzi: «un infinito, costante e piatto “sgocciolamento” di immagini, ciascuna con la data di scadenza di un giorno o meno: questa è la fotografia sul web».

E di solito, in effetti, è questo che capita di vedere/leggere/sentire. Artisti arrivati che si lamentano della facilità con cui ora si accede alla professione (o all’arte) e ricordano nostalgicamente i “cari vecchi bei tempi” in cui si doveva lavorare sodo e portare a mano il proprio portfolio o i “cari vecchi bei tempi” in cui internet non era ancora per tutti o persino i “cari vecchi bei tempi” in cui per iniziare serviva un budget con almeno uno o due zeri in più o, ancora, quei “cari vecchi bei tempi” (tipo l’anno prima) che io l’ho fatto prima di te.

Peter Sutherland è diverso. Tra i più apprezzati fotografi contemporanei e tra i pochi a riuscire a tenere altissimo—e onesto—il livello delle sue opere pure quando lavora su commissione, Sutherland consiglia a tutti di provare: «Ci sono così tante immagini ora e le foto sono meno preziose che mai ma c’è ancora qualcosa di eccitante nel tirar fuori un’immagine dal nulla. Oggi la fotografia sembra essere diventata una sorta di “scena” ma credo che ci sarà sempre sia la roba terribile che quella davvero epica (Eggleston). Tutti giocano un ruolo nella scena. Io incoraggio la gente a provarci, magari qualcuno poi si scopre bravo», ha dichiarato in una recente intervista a Slamxhype.
Chapeau.

Per non parlare della dichiarazione d’amore per Instagram, altro bersaglio preferito dai “veri fotografi”: «Instagram è il mio preferito [tra i social networks], è soprattutto divertimento e tenersi in contatto con gli amici ed è anche rapido e facile [da usare]». Doppio chapeau.

Se dunque vedere le opere di un artista del suo livello—artistico ma, a quanto traspare dalle sue parole, anche d’umiltà—è doveroso, vederle dal vivo diventa un’occasione incredibile.
Occasione più vicina di quanto immagini visto che la sua prima personale italiana inaugurerà domani stesso in occasione di Fotografia Europea, festival che ogni anno, a Reggio Emilia, celebra il meglio della fotografia internazionale.

La mostra raccoglierà alcuni lavori inediti e opere già pubblicate o esposte, realizzate sia su macchine professionali—digitali e a pellicola—che su smartphones e videocamere (tanto per confermare come per l’artista amercano, classe 1976, fondamentale sia il risultato più che la tecnica).
Per il libro dedicato a Sutherland e alla mostra—volume realizzato da Wonder Room con la direzione creativa di Studio Blanco—bisognerà invece aspettare fine maggio, quando il fotografo stesso presenterà la pubblicazione durante The Book Affair, fiera dell’editoria indipendente organizzata dai ragazzi di Automatic Books.

QUANDO: 3 maggio – 13 giugno 2013
DOVE: Collezione Spallanzani | via Spallanzani 1 (Palazzo San Francesco), Reggio Emilia | mappa

co-fondatore e direttore

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