The Images of Architects

Spesso usata a sproposito, ispirazione è in realtà una parola dal significato ben più profondo di quello che si potrebbe immaginare leggendo le interviste degli artisti o guardando impotenti l’ininterrotto flusso di immagini e citazioni che ti scorrono davanti su social networks e siti che masticano suggestioni altrui con la stessa leggerezza con cui si ingurgita una mentina per l’alito.

Se Facebook ha svuotato di significato un concetto fondamentale come il “piacere” ed Instagram mette a dura prova la semiologia declinata in ambito fotografico, sono stati Pinterest e Tumblr (e prima di loro i cosiddetti “aggregatori”, quei grandi calderoni di notizie ed immagini, più o meno a tema che spopolavano nell’era pre-social) a dare le vere mazzate al concetto di ispirazione che, in origine, presupponeva addirittura un intervento divino—il soffio del dio che apre la mente e illumina la strada.

La domanda è: quante cose, quante persone, davvero, nella vita e nel lavoro ispirano o hanno ispirato quel che sei e quel che fai? Mettendola in questo modo è chiaro come non sia questione da prendere a cuor leggero e liquidare con 90” di riflessione e liste buttate giù all’ultimo minuto. E di sicuro non l’hanno presa a cuor leggero i 44 architetti chiamati dal loro collega svizzero Valerio Olgiati, tra i maggiori a livello internazionale, ad inviare 10 immagini che costituiscano le vere e proprie basi del loro lavoro, l’origine del loro concetto di architettura e—cito—”le radici autobiografiche della loro opera”.

A cimentarsi nella semplice/complicatissima raccolta alcuni tra i più famosi architetti contemporanei, ospiti di un volume intitolato appunto The Images of Architects, edito da Quarts ed in uscita ad inizio maggio.

co-fondatore e direttore
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