#Fotosociality | Luckyshoes

Luckyshoes è un progetto editoriale che, come si capisce dal logo—la scarpa che pesta una merda (che in teoria porta fortuna e il sottoscritto, capace di scovarne una ad occhi chiusi anche in due ettari di campo, può confermare)—gioca sul fatto di trovare il lato positivo nelle situazioni negative.
E’ stato fondato nel 2012 da Amedeo Abello e Riccardo Banfi, entrambi fotografi ed entrambi già apparsi su questi schermi (Amedeo in diverse Flickr/Week(r) e Riccardo intervistato per la nostra rubrica 7am).

Tra kit di baffi ready made—l’articolo più gettonato del banchetto che hanno allestito al Fruit (chiunque passi di lì si prova i baffoni di Obelix o quelli di Hitler)—e album di figurine dedicati a foto di sandali col calzino…
Un momento: figurine di sandali col calzino?

«Volevamo realizzare» mi spiega Amedeo «un album di figurine per adulti. Abbiamo quindi cercato un soggetto che per alcuni fosse di cattivo gusto e per altri funzionale [solo per gli austriaci, credo, ndr] dunque abbiamo scelto i sandali col calzini. Si tratta di figurine con immagini prese da un blog».
Chiedo se il set di adesivi allegato all’album permette di completarlo o meno.
«Purtroppo sì. La realtà di Luckyshoes è molto piccola e non abbiamo ancora un network tale da poterci permettere di fare diversamente, però sto lavorando per organizzare mostre in diversi spazi di una stessa città dove distribuire diversi set di figurine per dare modo a chi compra l’album di poterlo completare solo se poi compie l’intero tour».

Oltre alle operazioni più “hipsteriche” Luckyshoes produce anche stampe d’artista. In esposizione ci sono alcune opere di Fabio De Meo, realizzate in maniera molto particolare. De Meo infatti usa sia caratteri mobili che timbri da ufficio smontati e li incastra sulla punta di una matita, creando timbro dopo timbro i suoi lavori. Da lontano sembrano “normalissime” stampe. Da vicino ti accorgi di insetti fatti di virgole, lettere e numeri.
Come la cacca calpestata, non tutto è ciò che sembra.

Questo post fa parte di Fotosociality, progetto lanciato da Samsung per promuovere la sua fotocamera “social” Galaxy Camera, con la quale sono state scattate tutte le foto dell’articolo.

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