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Festa del papà | Leonardo Banci Laderchi

Tra pochi giorni—nonostante le temperature e i cieli della penisola densi di pioggia e neve—sarà l’inizio ufficiale della primavera, il risveglio della natura, i colori dei fiori, il polline, le fragole, gli indumenti leggeri e i nuovi amori.
Noi, com’è ovvio, da queste pagine auguriamo a tutti gli innamorati e “innamorandi” che il loro amore duri, felice, per sempre, ma da qualche tempo ci interroghiamo su che succede quando un amore finisce. Soprattutto quando finisce male.

Il giorno di San Valentino abbiamo parlato di quando è la donna a subire le conseguenze di una storia (ma in quel caso non chiamatelo amore!) che arriva alla fine.
Oggi, che è il 19 marzo, 78° giorno del calendario gregoriano, e che oltre all’intronizzazione di Papa Francesco, si celebra la festa di San Giuseppe e in Italia per estensione ricorre la Festa del Papà, abbiamo appunto deciso di dare la parola ad un papà—e ce ne sono più di quanti noi non crediamo—a cui non viene data la possibilità di vedere i figli.
Un papà che quest’anno, come l’anno scorso, non riceverà né un bacio, né una poesia, nessun maldestro lavoretto dell’asilo a tema, nessuna cravatta tagliata male e pagata 10 euro, nessun dopobarba alla menta.
Un papà che pur avendo la patria potestà sui suoi figli non riesce di fatto a stare con loro, e che oggi ha accettato di condividere la sua storia con noi.

Io e Leonardo ci conosciamo da tantissimo tempo, in pratica da quando ero 15enne e senza rughe. È stato mio compagno di banco a partire dalla terza liceo e poi, finite le superiori, siamo anche diventati amici quindi la sua storia la conosco piuttosto bene però vorrei che la raccontasse anche a voi perché, come tante, pure la sua comincia con un amore.

Quanti anni avevi quando hai incontrato quella che ad oggi è la tua ex moglie? Come vi siete conosciuti?

Dopo la maturità, mi sono iscritto ad un corso post diploma presso la stessa scuola e l’ho incontrata lì, perché lei, oltre a lavorare nell’amministrazione della scuola, era la responsabile del corso. Ci siamo innamorati e dopo tre o quattro anni eravamo sposati. Poco più di cinque mesi dopo il matrimonio è nata la nostra prima figlia.

Queste cose non le sapevo, del resto in quel periodo e per tutto il tempo che sei stato sposato con lei non ci siamo più visti e sentiti, perché alla signora la mia presenza nella tua vita non era gradita…
[tace, ndr]…

Fino a quando è durato il tuo matrimonio? Ed era un matrimonio sereno?

Il matrimonio è finito il 16 giugno del 2007. Con il senno di poi sicuramente non direi che fosse sereno. Ma allora a me pareva normale, non c’erano problemi particolari.
Il nostro secondo figlio è nato nel 2005. Eravamo spostati, avevamo una situazione stabile quindi è stato fortemente voluto. La situazione è addirittura migliorata quand’è nato lui. Prima c’erano stati alcuni problemi nella famiglia della mia ex moglie, legati ad una grave malattia che poi ha portato alla morte la sorella di lei, quindi i primi due anni di matrimonio sono stati un po’ “appesantiti” da queste situazioni esterne…insomma sono stati poco sereni, invece dopo, superato questo lutto, è arrivato il secondo bambino e le cose sono migliorate.
Comunque, quando c’erano, i piccoli litigi erano i soliti di ogni coppia: «non fumare in casa» e «anche se fumi sul terrazzo il fumo impregna comunque la casa»…cose del genere.

Vivevate insieme, da soli voi due e i bimbi, lavoravate tutti e due. Eravate realizzati quindi anche dal punto di vista professionale/lavorativo?

Sì, anche se io gli ultimi mesi di matrimonio avevo deciso di mettermi in proprio, lasciando l’azienda per cui avevo lavorato per qualche anno, perché non ero più molto soddisfatto del contratto (a progetto) che avevo e perché credevo di poter migliorare la nostra situazione economica. Ma mi sono reso conto dopo di aver sbagliato il momento…stava per iniziare la crisi economica. Però è stato un tentativo di migliorare la nostra situazione.

Quando è nato il terzo bimbo? Ed è stato voluto?

3 giugno 2007. In quel momento non era stato programmato. La gravidanza, fisicamente, è stata serena. Nelle altre, specie la prima, aveva avuto problemi fisici. Ma l’ultima è stata totalmente offuscata dalla seconda tragedia che ha colpito la sua famiglia. Il padre ha scoperto di essere malato proprio gli stessi giorni in cui noi abbiamo capito che lei era incinta del terzo figlio. La malattia si è protratta per tutti i mesi della gravidanza ed il padre è morto qualche giorno prima della nascita di mio figlio. Diciamo che la lunga e dolorosa malattia del padre ha catalizzato completamente la sua attenzione…

Fino ad allora che rapporti avevi con i tuoi figli? Che padre sei stato?

Buono, sai che sono un giocherellone!
Soprattutto i 12 mesi precedenti alla fine del rapporto li ho passati interamente con mia moglie e i miei primi due figli perché visto che stavo passando da un lavoro come dipendente ad uno in proprio avevo molto più tempo e poi visto che la mia ex moglie doveva prendersi cura del padre, per via della malattia, e continuava anche ad andare al lavoro, io badavo ai bambini.

Da maschio romagnolo, quale sei, hai anche cambiato i pannolini?

Sì e fin da subito, più di lei e meglio di lei perché lei si agitava, aveva paura di far male alla bimba, quindi anche la bimba si agitava e si dimenava e insomma era fonte di stress. Mentre con me le bastava ascoltare la mia voce e la bimba si calmava… Comunque, in linea di massima i pannolini preferivo cambiarli io perché così né lei né mia figlia si agitavano. Poi quando non c’ero io subentrava la mamma di lei a darle man forte.

Riassumendo, il mio compagno di banco era più bravo di lei a cambiare i pannolini? Quindi il terzo bimbo è nato a giugno 2007. E che è successo in quel momento?

Assolutamente sì. Ma ti assicuro, ci voleva poco…
Quando è nato il mio terzo figlio io ero a Milano per lavoro. Mi hanno chiamato e sono tornato a Bologna di corsa. Ho fatto in tempo ad assistere al parto—ero stato presente anche le altre due volte: la prima avevo pure tagliato il cordone ombelicale.
Un paio di giorno dopo la mia ex moglie ed il bambino sono stati dimessi. Ma suo padre è morto proprio in quei giorni e da lì in poi è iniziata tutta una strana situazione che ha sviato l’attenzione dalla terza nascita. Avendo optato per la cremazione sono passati un sacco di giorni tra la morte e la procedura di cremazione, quindi il lutto si è protratto oltremodo, un calvario lungo e dolorosissimo che si è concluso solo il 12 o il 13 giugno. Poi il 16 giugno, un sabato mattina, lei ha preso ed è tornata a casa di sua madre.

Quale è stato il motivo scatenante?

Non c’è stato un motivo scatenante. Abbiamo discusso un po’ in mattinata poi, verso le 15,30, con la scusa di dover andare dalla madre per incontrare l’avvocato che si occupava delle pratiche di successione del padre, ha preso i nostri figli ed è uscita. Non è più tornata.

Ma è stata una lite che si è svolta nel solco del normale o si è “trasceso”? [Lui mi guarda perplesso, sa cosa sto per chiedere, credo] Leonardo, l’hai picchiata? Le hai lanciato contro oggetti?

No, non l’ho picchiata! E non le ho lanciato niente!
Abbiamo urlato tanto, quello sì. E non era mai capitato prima, perché in pratica si può dire che non avevamo mai litigato davvero. Discusso per cavolate si, ma litigato nel vero senso della parola, mai.

Quando è andata via, tu hai subodorato qualcosa?

No. Ha detto che andava dalla madre per questioni ereditarie ed io l’ho lasciata andare via tranquillo con i nostri bimbi. Non potevo mica impedirglielo!
Non avevo alcun elemento per pensare che se ne sarebbe andata per sempre. E quindi ho commesso un “errore tecnico” gravissimo: aspettare 3—4 settimane, perché ero convinto che sarebbe tornata.

Ma scusa, non l’hai chiamata, non vi siete proprio sentiti?

Sì, centinaia di volte. In realtà chiamava quasi sempre lei. All’inizio per chiedermi di chiederle scusa, poi per trovare un accordo per la separazione, ma quello più avanti.
Lei voleva le mie scuse perché nella discussione di quel giorno io avevo usato parole poco carine nei confronti di sua madre. Ma per quella cosa non le ho mai chiesto scusa.

Testone, perché non l’hai fatto? Per amore di lei, per i figli…Con il senno di poi potessi tornare indietro, chiederesti scusa?

Perché quello che pensavo di sua madre era vero e lo penso tutt’ora e non posso chiedere scusa per quello. Non è che avessi detto cose sbagliate e non vere.
Comunque no, se potessi tornare indietro non le chiederei scusa.
Ad ogni modo a fine luglio lei ha chiesto la separazione. La situazione però era già precipitata a inizio luglio, il 9. Il fratellastro della mia ex moglie si è messo in mezzo e tra noi è scoppiato un litigio piuttosto violento. Ci sono state denuncie e anche botte, diciamolo… Ma con il fratellastro.
Io lei non l’ho mai toccata, né da sposati né dopo. Del resto neanche lei mi ha mai accusato di questo.
E in quell’occasione mi sono comunque difeso dalle botte del fratello, intervenuto in una discussione che stavo avendo con lei perché chiedevo di poter vedere i miei figli.
Poi, visto che non me li facevano vedere, mi sono rivolto agli assistenti sociali perché intervenissero.

Perché hai messo in mezzo gli assistenti sociali?

Perché chiamandosi “assistenti sociali” pensavo che servissero ad assistere. E invece… È stato il mio errore principale in tutta questa vicenda: essermi—in buona fede—rivolto a loro.

Spieghiamolo ai lettori: l’iter normale in questi casi da parte tua, visto che eri sposato, sarebbe dovuto essere la richiesta di separazione con richiesta di affido congiunto dei figli minori. Ma sei stato da un avvocato a farti consigliare? Perché quello che mi sembra di capire è che tu hai fatto di testa tua come il tuo solito…

No, il 27 di luglio ho fatto esattamente quello, a richiesta di separazione con richiesta di affido congiunto. Dall’Avvocato c’ero stato. Comunque sono stato prima dagli assistenti sociali, poi Tribunale dei Minori, poi ho chiesto la separazione. Tutto questo dal 9 al 31 luglio 2007.
All’inizio gli assistenti sociali mi hanno detto che non potevano fare niente, che non sapevano niente della mia situazione e che finché non avessero ricevuto una segnalazione o un incarico da parte di chi competente, ovvero il Tribunale dei Minori, non potevano muoversi. Che poi il Tribunale dei Minori, nel mio caso, non c’entrava e non c’entra perché io ero legalmente sposato con la madre dei bambini, la competenza era del Tribunale Ordinario.

Aspetta, spieghiamo per chi non lo sa: il Tribunale dei Minori era—fino a pochissimi giorni fa—il Tribunale competente per i figli nati fuori dal matrimonio, i cosiddetti figli naturali, nati da coppie di fatto. Mentre per i figli nati in costanza di matrimonio, in caso di separazione tra i genitori, la competenza è del Giudice Ordinario. Di recente però la competenza è stata unificata ed è passato tutto al Giudice Ordinario.

Se posso permettermi, è comunque una situazione un po’ ridicola. La competenza passa al Tribunale Ordinario ma rimangono diverse le procedure. E’ stato proprio quello il guaio, nel mio caso. La procedura. Davanti al Tribunale dei Minori non c’è contraddittorio e vengono meno molte garanzie.
Mi sono rivolto al Tribunale dei Minori per un pure escamotage: avavo chiesto la separazione a fine luglio presso il Tribunale Ordinario e avevano fissato la prima udienza ad inizio 2008, precisamente l’8 febbraio, ma io non volevo stare tutto quel tempo senza vedere i miei figli e la mia ex moglie non me li faceva vedere per cui non potevo resistere tutti quei mesi, capisci? Quindi per cercare, a mio modo, di ovviare a questa giustizia così inetta ed inadatta ad un caso del genere mi sono rivolto al Tribunale dei Minori perché di solito ha tempi più rapidi.

Riassumiamo un po’. Sei tu che ti sei rivolto ai servizi sociali perché volevi in qualche modo velocizzare la cosa ed arrivare a vedere i tuoi figli prima di febbraio 2008, data in cui era stata fissato il primo incontro davanti al giudice ordinario per la separazione. Tu hai scelto di mettere in mezzo i servizi sociali e Tribunale dei Minori. Da giugno 2007 quando riesci a vedere per la prima volta i tuoi figli?

La prima volta a ottobre 2007, dopo più di quattro mesi.
Erano rinchiusi in una stanza larga—senza esagerare—4 metri per 2, piena di mobili: armadio, colonna nel mezzo, una pianta di fiori… Per cui quando vedevo uno dei miei figli non riuscivo fisicamente a vedere l’altro. Il secondo bimbo, che aveva appena iniziato a camminare, correva attorno ad uno dei due tavoli e la stanza era talmente piccola che il bimbo non riusciva a far passare la testa tra lo spigolo del tavolo e l’armadio. Mi hanno anche fatto vedere il mio terzo figlio. Era nel passeggino.
Erano incontri protetti, alla presenza di un assistente sociale. Come ti ho detto mi sono rivolto io ai servizi sociali perché non sopportavo di non poter vedere i miei bimbi e loro pur non essendo stato disposto da nessun giudice, pur senza alcuna segnalazione da parte di nessuno, hanno adottato la modalità di incontri protetti.

Perché erano incontri protetti? Proteggevano i tuoi figli da te, facevano da filtro? E soprattutto, i tuoi figli avevano bisogno di essere protetti da te? Li avevi mai picchiati? Eri stato violento con loro? Tua moglie aveva sostenuto questo?

No, assolutamente no. Mai. Solo in sede civile la madre ha sostenuto che in casa c’era un clima di tensione, ma non violento.

Come sono andate avanti le cose?

In modo veramente drammatico, perché invece di organizzare gli incontri gli assistenti sociali erano poco interessati a me ed alla mia esigenza di vedere i bambini. È stato il mio continuo andarli a cercare che ha fatto sì di avere due incontri. Dopo innumerevoli insistenze sono riuscito ad ottenere quel primo incontro a ottobre in quella stanza che ti ho descritto. Dopo altre mille mie lamentele e pressioni, ho ottenuto il secondo incontro in uno spazio più adeguato, o almeno più grande, una specie di palestra con dei cuscini, ecc.
In quel secondo incontro volevo fare una foto ai bambini per mostrare a mia madre e mia nonna l’ultimo nato. Ma mi hanno proibito di farlo. La mia ex moglie non voleva.
Mia madre dopo aver visto il mio terzo figlio in ospedale, al momento del parto, non l’ha più visto.
Ho fatto richiesta di dare modo alla nonna e agli zii (i miei fratelli) di vedere i bambini ma la richiesta non è mai stata presa in considerazione.

Dopo questi due incontri protetti, quando hai rivisto i bambini solo dopo nove mesi giusto? E in tutto questo tu sei stato fermo? No vero? Che hai fatto?

Sì, a settembre 2008.
Non sono stato fermo… Sono finito sul Resto del Carlino con tanto di foto perché ho protestato al Comune di Casalecchio di Reno, minacciando che mi sarei incatenato lì per giorni se non avessi ottenuto di vedere i miei figli. Devi sapere che davanti al Comune di Casalecchio svetta una statua, una madre con un bambino in braccio. Lo scultore pare essersi dimenticato del padre…manca il padre, anche lì nella scultura, manca il padre! E io lì accanto mi sono fatto fotografare, per mandare un messaggio al Comune ed agli abitanti di Casalecchio e per dire loro che oltre ai bambini ed alle loro madri ci sono anche i padri.

Intanto l’iter della separazione tra te e la tua ex moglie proseguiva? Tra di voi vi sentivate?

L’iter proseguiva ma noi non ci sentivamo. L’avvocato di mia moglie minacciò per iscritto il mio avvocato dicendo che se si fosse permesso di mandargli ancora un fax o fare una telefonata riguardo al mio caso lo avrebbe considerato un affronto personale, per cui dopo pochi mesi dell’inizio di questa storia non si sentivano neanche gli avvocati!
Però da quel momento la situazione è stranamente un po’ migliorata. Devo precisare che pur essendomi io rivolto al Tribunale dei Minori, il quale aveva ordinato ai servizi sociali di organizzare degli incontro, loro lo hanno fatto pochissime volte e a mio parere in modo del tutto inadeguato. Arrivati a giugno del 2008 senza che fosse cambiato nulla, il Giudice dispone che io sia messo nelle condizioni di vedere i bambini due volte la settimana. Perciò dopo 13 mesi in cui li ho visti 4 ore in tutto arriva un Giudice, una donna, ed ordina loro di farmeli vedere 2 volte a settimana, per un minimo di 4 ore a settimana.

Ancora incontri protetti?

Sì, incontri alla presenza dei servizi sociali, nonostante il Giudice non avesse disposto così.
Quindi, mentre finalmente riesco ad incontrare i miei figli, contemporaneamente decido di denunciare i servizi sociali: ho presentato una querela di 37 pagine più qualche allegato per falsa testimonianza, falso ideologico in atto pubblico, ecc.
A quel punto gli incaricati che si occupavano del mio caso sono stati sostituiti. Le nuove incaricate erano più mature e secondo me più competenti di quelle di prima. Dopo le denunce sono stato trattato come un principe! Andavamo al parco o in piscina, insomma sceglievamo di volta in volta la destinazione.

E i bambini come stavano? Come si comportavano?

Diciamo che la bimba maggiore, dopo la separazione, ha da quasi subito rifiutato la mia presenza e la cosa è andata degradando. Il secondo, che all’inizio mi vedeva volentieri, con il passare del tempo è stato anche lui assorbito dagli atteggiamenti della sorella ed il terzo a ruota…anche lui. Per esempio per il primo di questo ciclo di incontri mi ha visto volentieri poi però mi voleva vedere più neanche lui.

Poi però gli incontri si sono di nuovo interrotti, è corretto?

Il culmine è stato con il dannosissimo e gravissimo intervento di una CTU, ovvero il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice, una psicologa. Come ho detto i rapporti con i bambini sono andati peggiorando man mano che il tempo passava e loro crescevano senza avere la possibilità di vedermi. Quello che però ha portato ad interrompere gli incontri è stata l’iniziativa di questa CTU, nominata su richiesta di entrambe le parti.
Io, prima del suo intervento, vedevo i bimbi due volte a settimana, dopo il suo arrivo io vedevo i bimbi una volta a settimana da solo e affiancato dai servizi e l’altra volta alla sua presenza. La dottoressa ha “esonerato” la bimba più grande dal partecipare agli incontri, nel senso che mia figlia poteva decidere di volta in volta se vedermi o meno. I due minori invece erano obbligati a venire. E quando dico “obbligati” intendo trascinati con la forza ad incontrarmi. Nella speranza—secondo la CTU—che la maggiore fosse condizionata dai due più piccoli a vedermi. Ma è ovvio che fosse lei l’ago della bilancia, rispetto ai due fratellini minori. E cioè che i due più piccoli fossero condizionati da lei e non viceversa…
Ricordo ancora una scena terribile in via D’Azeglio, sotto il portico dei Bastardini, la CTU che trascinava i miei due figli maschi tra urla, lacrime, moccio che scendeva dal naso… Tutto per portarli in negozio da me (la grande era rimasta con la madre e non partecipava all’incontro). La nefasta scelta di questa tecnica fu l’elemento che fece precipitare del tutto la situazione.

È vero che hai urlato contro la CTU?

Dicamore pure che l’ho offesa, le ho detto che era un’incapace, che non capiva nulla…
A quel punto lei stese diverse relazioni, nelle quali sosteneva che io avevo avuto degli atteggiamenti verbalmente molto brutti e di ira nei suoi confronti, quando le facevo presente che la situazione in questi termini non poteva andare avanti e che i bambini non potevano essere costretti a partecipare agli incontri senza la sorella maggiore e che era inutile trascinarli tra urla e pianti per la strada come dei delinquenti.

Come te lo spieghi che tua figlia, con cui tu avevi un ottimo rapporto prima del giugno del 2007, cioè prima della separazione da tua moglie, dopo questo evento non ti abbia più voluto vedere?

Ma è normale che lei non mi volesse vedere e che prendesse le parti della mamma. Era con lei che stava. Io per lei ero sparito! Voleva difendere, proteggere se stessa e la mamma, che era rimasto il suo unico punto di riferimento. In alcune relazioni dei servizi sociali ho letto che era mia figlia a consolare la mia ex moglie, ad essersi assunta il compito di proteggerla quando la vedeva piangere per la separazione.

Dopo?

Dopo sono rimasto 6-7 mesi in attesa della sentenza di separazione. Sentenza che ha cambiato l’affidamento ai bimbi e li ha affidati ai servizi sociali, ma mantenendo la collocazione presso la madre.
A quel punto sono passati altri due anni e due mesi prima di rivederli!
Mi sono rivolto al Giudice Tutelare. Lui ha disposto che gli assistenti sociali organizzassero almeno due incontri al mese, come era disposto nella sentenza di separazione. Sempre incontri tutelati dagli assistenti sociali. Dopo due mesi da quella disposizione sono riuscito finalmente a vedere i bambini. Dopo altri tre mesi si è di nuovo interrotto tutto per l’ennesima volta. È intervenuto il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha criticato l’operato del Giudice Tutelare e perciò gli assistenti sociali si sono sentiti in diritto di smettere di organizzare gli incontri come disposto dal Giudice. Insomma al seguito dell’intervento del Garante il Giudice ha archiviato la procedura.

Quindi sei un genitore a cui NON è stata tolta la patria potestà dei tuoi figli ma non riesci comunque a vederli, giusto? E nessuno fa nulla?

Proprio così. L’ultima volta li ho visti a luglio 2012.
Nel frattempo ho ottenuto la cessazione degli effetti civili del matrimonio ma per quanto riguarda tutto il resto del contendere—cioè affidamento dei figli minori, mantenimento, soldi ecc.—la causa prosegue. Però diciamo che se crepo almeno lei non eredita nulla…

Tu hai una mamma e due fratelli, si parla tanto di diritti dei nonni… Quante volte sono riusciti, i tuoi, a vedere i nipotini a partire dal 2007?

Una volta. In cinque anni! E non certo per disposizione dei giudici o dei servizi sociali, ma per un mio atto di violenza verbale e forse anche fisica perché mi sono frapposto tra mia madre e l’assistente sociale. Diciamo così: gli ho fatto capire che se non avesse fatto partecipare anche mia madre al mio incontro con i miei bambini… non sarei stato gentile con lui…

Fra l’altro i tuoi figli vanno a scuola nell’Istituto che abbiamo frequentato anche noi due, a meno di 500 metri da qui, da casa tua.

Certo!

Non ti sei mai avvicinato alla nostra ex scuola per vedere i tuoi figli?

No, anche perché l’unica volta che lo ho fatto il Rettore (un barnabita di cui potrei anche fare il nome ma tu lo conosci e agli altri non interessa) mi ha buttato fuori dicendo che disturbavo la signora, che doveva lavorare, essendo la mia ex moglie impiegata in quella stessa scuola e che quindi era meglio se me ne andavo.
Anche se non ho alcun ordine restrittivo.

Io conosco la signora e se non fosse così tragica la cosa, se non ci fossero i minori in mezzo forse ti direi «te lo avevo detto, io».
Cosa pensi di fare adesso?

Purtroppo, compatibilmente con le mie possibilità economiche—e sai bene questa storia mi ha letteralmente prosciugato—vorrei ricorrere alla Corte di Giustizia.

Che mi dici a proposito della storia eclatante di quel padre veneto che l’anno scorso ha fatto trascinare il figlio in quel modo per strada? Era una situazione piuttosto simile alla tua, no? Una madre che non faceva vedere il figlio al padre, dei nonni materni molto presenti nella vita del bimbo e della madre…

Guarda per quanto riguarda la brutalità di quell’episodio ti assicuro che i miei figli maschi sono stati trascinati allo stesso modo da assistenti sociali e CTU. E per più tempo. Costretti ad incontrarmi contro ogni loro volere.
Ho richiesto io, anche offendendo verbalmente la CTU, di interrompere quel tipo di incontri. Nessun padre vorrebbe mai vivere una situazione del genere. Vedere i propri figli venire trascinati mentre piangono.

Tu hai fatto anche azioni eclatanti, hai scritto lettere, rilasciato interviste, fatto proteste, addirittura co-fondato l’Associazione Genitori sottratti. Ti arrenderai mai?

No!

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