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Blind Pills e gli eroi col bastone bianco, gli occhiali e il cane

L’ironia—dice il saggio—è l’arte di essere chiari senza essere evidenti.
Spesso confusa con la satira, con il sarcasmo, con il cinismo, con l’ipocrisia, l’ironia può essere serissima. E, quando si propone di raccontare il mondo da una prospettiva non ordinaria, obliqua, è anche utile, perché aiuta paradossalmente a capire meglio un problema affrontandolo da un altro verso, spesso ribaltandolo, esaltandone un lato se non “buffo” (che in questo caso sarebbe un termine forte, addirittura tabù) comunque “speciale”.

Proprio su questo fa leva il bel progetto di Andrea Segato, in arte Self Andrea, giovane designer italiano di base a Rotterdam, in Olanda, che ha appunto ribaltato il comune concetto di handicap con una semplice quanto efficace spiegazione: non sono i non vedenti ad essere svantaggiati, ma tutti gli altri! I non vedenti hanno un super-udito, un super-tatto, un super-olfatto e un super-senso del gusto. Quelli che girano per le città con gli occhiali scuri, i bastoni bianchi e i cani-guida e che guardiamo spesso come guarderemmo degli alieni sono, di fatto, dei supereroi.

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La vista, quella ce l’abbiamo. Ma come la usiamo? Sommersi da un ininterrotto ed incoerente flusso di immagini abbiamo demandato l’intera comunicazione a ciò che vediamo con gli occhi, sacrificando tutti gli altri sensi, persino in quelli che fino ad oggi erano “territori specifici” e pressoché monosensoriali come la musica (che fruiamo sempre di più attraverso i video e l’immagine degli artisti) e la cucina (con l’approccio quasi pornografico—dunque, anche per etimologia, appartenente al regno dell’immagine—dei foodies e dell’ossessivo fotografare e condividere in rete di qualunque cosa si abbia davanti alle fauci).

«Ogni mezzo di comunicazione ha delle caratteristiche che plasmano la forma del discorso a cui danno luogo, e questa a sua volta influisce sui contenuti intorno ai quali ruota e si concentra la conversazione» scrive Neil Postman nel suo fondamentale saggio Divertirsi da morire (Marsilio, 2002; io l’ho recuperato ordinandolo in libreria su consiglio di un mio contatto Facebook al quale non sarò mai abbastanza grato per la dritta).
E ancora: «Quando una cultura passa dall’oralità alla scrittura, alla stampa, alla televisione, le sue idee della verità cambiano anch’esse».

Un cieco ascolta—o per meglio dire sente—una verità diversa da quella che vediamo noi. E il cosiddetto Sistema, dov’è che utilizzerà i suoi metodi di controllo sulla società se non attraverso i media più diffusi? Quindi i supereroi sono pure coloro per i quali sarà più difficile non cadere in trappola. Come gli eroi da fumetto, d’altronde. Più attenti al contenuto che alla forma, categoria che rientra quasi totalmente nell’area del visivo.

Andrea Segato, come chiunque sa cosa vuole dire e sa come presentarlo (riecco la forma) riassume tutto questo in un’infografica [puoi cliccare sull’immagine per ingrandirla], che spiega da dove è partito e dove vuole arrivare con il suo progetto Blind Pills, ovvero a comunicare—a tutti ma soprattutto ai bambini—oltre ad un punto di vista differente sull’handicap anche l’importanza dell’educazione al contenuto e all’utilizzo di tutti i sensi, che equivale dopo tutto ad un’educazione all’elaborazione delle informazioni e quindi al pensiero critico.

Ma come ci si trasforma in supereroi?
Andrea propone delle maschere speciali. Buffe. Dei personaggi pelosi da infilare in testa che, se da una parte impediscono di vedere, dall’altra aprono i canali degli altri sensi, attraverso semplici accorgimenti tecnici/tecnologici, analogici/digitali, che poi sono la vera genialità dell’idea, soprattutto se si segue l’esempio del video in fondo e si utilizzano le maschere in maniera “social“.

Il gusto è rappresentato dalla maschera rossa-fungo, con un buco all’altezza della bocca e due manine in legno in forma di forchetta e cucchiaio.
L’olfatto è la maschera da elefante, con una lunga proboscide al cui interno è stata installata una ventola da pc a velocità regolabile e che permette dunque di aumentare o diminuire l’intensità dell'”aiuto olfattivo”.
Il tatto è un piccolo mostro bianco con due manine quasi umane provviste di sensori che danno a chi indossa la maschera un feedback sonoro che cambia in base alla posizione e a quel che c’è intorno.
L’udito, infine, è una strana creatura puntuta con due protesi acustiche a forma di cono attaccate alle braccia. All’interno dei coni ci sono dei microfoni che trasmettono ad un paio di cuffie all’interno della maschera tutti i suoni dell’ambiente, amplificandoli e distorcendoli.

Maschera, quest’ultima, che vorrei far indossare ad Andrea per sentire meglio —per dirla come il Lupo Ezechiele—fin dall’Olanda l’applauso che gli sto dedicando dall’Italia.

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Smell
Touch
Sound

co-fondatore e direttore
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