Samsung Galaxy Camera | Life’s a Photo

Maya, Milano | foto di Raffaele Cavichi | Life's a photo - Take it competition

Instagram è da considerarsi fotografia? Il dibattito, a livello internazionale, è aperto. Il mio piccolo contributo alla discussione l’ho dato tempo fa e da allora non ho cambiato di una virgola la mia posizione: «Instagram non è fotografia. Si comporta come tale ma non lo è. Instagram è un “abito” che fai indossare ad una fotografia, sfruttando di questa le sue proprietà di indice, simbolo e icona. Ma come non ti confondi di certo tra un abito e la persona che lo indossa (nonostante, talvolta…) altrettanto non bisogna confondersi tra la fotografia che c’è sotto al vestito vintage scopiazzato dalle polaroid e dalle toy cameras ed il vestito stesso. Che, utilizzato da milioni di persone, diventa stereotipo. E dunque materia sulla quale lavorare per creare corto circuiti artistici che giocano proprio sull’inconfondibile stile-Instagram tirando in ballo altri linguaggi, altri codici, altri simboli.»

Il cortocircuito di cui parlo va allargandosi nel momento in cui cade addirittura l’obbligo di scegliere quale strumento usare: se fino ad oggi, davanti ad un potenziale soggetto, ti ritrovavi a dover valutare se tirar fuori la macchina fotografica o lo smartphone, con una fotocamera come la Samsung Galaxy Camera il (finto) problema non sussiste più.
Con il suo accesso al web (wi-fi e 3G) ed il sistema operativo Android i confini sfumano fino a scomparire ed in pratica hai in mano uno smartphone (che però non telefona) con l’apparato fotografico gonfiato a dismisura; allo stesso tempo hai pure in mano una vera macchina fotografica che si crede uno smartphone (e lo è, pure se non telefona: ma chi telefona più, con facebook, con twitter, con tutte le applicazioni per mandare messaggi o chattare gratis?).

Una fotocamera, tra l’altro, dove Instagram è compreso nel prezzo, nel senso che è lì – irresistibile iconcina che turba i pensieri degli integralisti, mette in crisi gli indecisi, sballa i vocabolari (se non la clicco sono un fotografo?) – che aspetta il tocco di un dito per catapultarti da un codice all’altro, da un modo di vedere (e registrare) il mondo ad un altro.
Le multinazionali, che con le provocazioni aumentano i fatturati, ovviamente ci sguazzano nell’equivoco, inducendo in tentazione un pubblico vastissimo: dai maniaci dei social agli appassionati di fotografia, dai blogger a chiunque abbia una vita (o giù di lì) da immortalare e congelare in centinaia di istanti più o meno sensati da condividere con il mondo.

E per fare le cose come si deve Samsung ha pure organizzato una vera e propria “gara” tra le città di mezzo mondo attraverso un sito su piattaforma Tumblr – samsungcamera.tumblr.com – dove fotografi/instagramers di Madrid, Sydney, San Francisco, Parigi, Londra, Berlino, Amsterdam e Milano (testimonial Giacomo Por, intervistato tra l’altro su Vice) testano i vari filtri e attraverso le condivisioni degli utenti provano a far vincere alla loro città il titolo di “più fotogenica”.
In palio una mega-party. Ovviamente da fotografare/instagrammare, con la certezza di mostrare a tantissime persone, in tutto il pianeta, il proprio mondo e l’ombra del dubbio che però non se ne va: sto davvero fotografando?

co-fondatore e direttore

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