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Un Concerto da Manuale | Soluzioni semplici per organizzare spettacoli

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«Facciamo in modo che organizzare un concerto sia una cosa semplice».

Questa frase di Andrea Pontiroli (che avevo incontrato durante un tardo pomeriggio di marzo) mi è rimasta particolarmente impressa durante la presentazione, in Santeria, del suo libro “Un concerto da Manuale” per due motivi: non ho mai pensato di organizzare concerti/eventi e quant’altro e dei miei concerti/live e momenti simili ricordo fondamentalmente tre cose: la gente che poga (perché c’è sempre, ad un tratto, gente che poga), le birre medie (multiple) e la musica. Forte. Che ti lascia addosso qualcosa quando, sudato, te ne vai.

E se dovessi descrivere un concerto utilizzerei una parola, in particolare, detta da Federico Dragogna (dei Ministri): potentissimo.
Il concerto è qualcosa di potentissimo, questa è la parola adatta (grazie Federico).
Tornando al libro.
Incontrai Andrea durante uno dei matinée post estate e gli chiesi fugacemente del lavoro in questione, facendogli una sola domanda: “in quanto tempo l’avete* scritto?” la cui risposta fu: “un mese”.

Ecco, questo mi colpì, perché nel mio immaginario scrivere un libro è qualcosa di incredibilmente difficile e trentuno giorni sono pur sempre trentuno giorni.
Di giorni poi, tra correzioni/stampa e quant’altro, ne sono passati 85 ed ecco che il libro, edito da Nda Press e che puoi acquistare qui è uscito ed è stato per l’appunto presentato in Santeria da Andrea Pontiroli, Enrico Molteni (dei Tre Allegri Ragazzi), Federico Dragogna (già citato), Matteo Segale (discografico presso SpinGo!) e Stefano Rocco (socio fondatore di Rockit.it), i quali hanno risposto alle domande di Niccolò Vecchia (giornalista, autore e conduttore radiofonico per Radio Popolare Network).

Partiamo da quel che solitamente si vuol sapere quando una persona decide di scrivere un libro: perché? Per esigenza, dice Andrea, dato che insegna (insieme ad altri docenti) “Marketing management e comunicazione della musica” (in Santeria, tutti i corsi e le info potete trovarle qui) e il punto era questo: tutti i testi giravano intorno all’argomento ma non ce n’era uno davvero completo.

Et voilà, presto fatto. Chi meglio di artisti, organizzatori, uffici stampa, esperti in materie economiche, direttori artistici, fonici e discografici possono raccontare esperienze e aneddoti e dare le giuste spiegazioni a chi, un giorno, vorrà fare questo lavoro? Nessuno, ovviamente.
Un libro complesso che per essere scritto ha avuto bisogno di professionalità differenti in grado di dare una visione chiara e completa di un complesso meccanismo minato sempre più da una mastodontica burocrazia (vi dice qualcosa l’acronimo SIAE? Vi rimando alla frase d’apertura) che non aiuta, per niente.

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Trecentoquattro pagine che ti spiegano, per filo e per segno, cosa significa gestire ed organizzare un evento. Cosa significa avere la responsabilità di migliaia di persone (e non parliamo solo di responsabilità legata alla sicurezza, che è la prima cosa, ma anche di quella responsabilità legata alla perfetta riuscita di un concerto o di un qualsivoglia evento, che magari diventerà un momento irripetibile ed unico per chi c’era), cosa significa lavorare per mesi, occuparsi di tutto, far fronte alla suddetta burocrazia, sostenere dei costi senza sapere con sicurezza se ci saranno i ricavi.

Dall’importanza del web nell’organizzazione di un evento a come e quanto è cambiato il panorama musicale negli ultimi anni, dal ruolo del manager (che, come dice Andrea, dovrebbe semplicemente essere una persona che insieme agli artisti cerca e mette in atto il modo migliore per organizzare un concerto fatto per bene) ai rapporti che quest’ultimo ha con le diverse realtà necessarie per organizzare un evento, passando per tutte quelle cose che sono date per scontate da chi in questo ambiente non ci ha mai lavorato: le luci, il palco, gli strumenti vari e necessari, l’aspetto non trascurabile legato al bere, le transenne, i bagni chimici, la disposizione dei vari chiringuiti e tanti, tantissimi altri aspetti, dalle cose che ti sembrano più ovvie a quelle più complesse.

Per concludere: torniamo a vedere i concerti, andiamo a sentire e sosteniamo i gruppi emergenti, perché se tutti iniziassimo a farlo daremmo una mano ad un mercato che, come tanti altri, lotta e deve lottare ogni giorno per rimanere in piedi.
Facciamo qualche passo avanti e facciamolo bene.
Facciamo in modo che organizzare un concerto sia una cosa semplice.

*ho utilizzato la seconda persona plurale del verbo avere perché il libro è stato scritto da molteplici mani e molteplici teste che in questo ambiente ci bazzicano, per così dire, da un bel po’. Sono persone che hanno lavorato insieme ad un progetto per far capire come organizzare concerti/eventi/spettacoli nel modo migliore possibile. Insomma gente che mica è stata scelta a caso.

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