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7am | Marco Trevisan

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7 opere e 7 domande, alle 7 di mattina, ad illustratori che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Oggi è la volta di Marco Trevisan.

Ciao Marco, di dove sei, quanti anni hai e da quanto fai l’illustratore?
Sono di Belluno e ho 28 anni. Direi che faccio l’illustratore da uno/due anni, o meglio, da uno/due anni cerco di guadagnarmi seriamente da vivere in questo modo. Prima c’era l’università (ho studiato matematica), altri lavori che non c’entravano nulla… ma in realtà ho sempre disegnato, seguito corsi di illustrazione, partecipato a concorsi e a fiere. Quindi forse ho “vissuto” da illustratore per molto più tempo.
La svolta è stata quando durante l’università ho seguito i corsi di illustrazione di Valentina Mai. Credo di aver imparato da lei ad attribuire il giusto significato alla parola “illustrazione”, prima la collegavo principalmente a “illustrazione per l’infanzia”, a Sarmede e poco altro.

Matita o penna grafica?
Per il disegno, matita. Poi visto che uso molto il collage e mi trovo a ritagliare in modo paranoide minuscoli pezzettini di carta e forme astruse con il rischio costante di portare la mia miopia a livelli estremi e ridurre le mie dita a coriandoli, a volte uso la penna grafica come forbice/bisturi/taglierina, su scansioni di pattern e carte dipinte. Veramente comodo ma non mi piace molto stare davanti al computer.

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Cosa fai quando non disegni?
Abito vicinissimo alle Dolomiti, e mi piace andare in montagna. Se fuori invece è brutto mi piace praticare l’ozio puro, oppure giocare con la matematica (cioè inventarsi un problema di qualche tipo e cercare di risolverlo. Un po’ come fare i sudoku, solo più bello).
Poi da quest’anno assieme alla mia compagna teniamo un piccolo orto, che ci richiede un po’ di lavoro e ci dà ottimo cibo – è bellissimo coltivare quello che mangi!

Cosa c’è sulla tua scrivania?
Dipende dal progetto. Anche la definizione di “scrivania” dipende da quello che sto facendo: spesso mi estendo fino a buona parte del pavimento. Al momento vedo: un computer + tavoletta grafica, un mucchio di carta ammassata (disegni, ritagli, schizzi, tracce di idee, probabilmente qualche documento importante che non ritroverò mai) cose taglienti (un taglierino standard da euro 0.85, un taglierino superlusso da euro 5.00, un taglierino snodabile, forbici standard e vari tipi di forbici a cappette), penne, matite, un compasso, vasetti di yogurt adibiti a contenitori di cose, vinavil, un rametto di cipresso.

Un disegno pesa quanto…
I disegni belli pesano poco. Succede come per le dimostrazioni in matematica: alcune si capiscono subito, hanno una loro eleganza, sono belle, immediate, semplici e leggere. Altre sono brutte, artificiose, faticose, aggrovigliate e pesano tantissimo.

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Un libro di cui vorresti illustrare la copertina e un film di cui vorresti fare il poster.
Libro: Moby Dick.
Film: Those Magnificent Men in Their Flying Machines di Ken Annakin. Adoro le macchine volanti!

Un illustratore o un’illustratrice che mi consiglieresti?
Mi vengono in mente molti nomi ma dico Giovanna Ranaldi e Simona Mulazzani (Daniela Tieni e Simone Rea li avete già intervistati!). Hanno un incredibile senso del colore e della figura, sono bravissime.
Di non italiani sarebbe bello poter entrare nel mondo di Anne Herbauts o di Camilla Engman.

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