Affacciandoti nello spazio di Br.UNO, al Pitti, hai la sensazione di ritrovarti in un’atmosfera di biblica serenità (o all’estremo opposto – come puoi leggere dall’intervista – di apocalittica inquietudine).
I capi del fashion designer romagnolo
Bruno Tedioli, esattamente come il loro creatore, sono di quelli senza compromessi: prendere o lasciare.
Registratore e macchina fotografica in mano, inviato per
Frizzifrizzi e per il Grand Tour di Mumm Code, decido di prendere…

Ciao Bruno. I lettori di Frizzifrizzi ti conoscono già ma ti chiedo lo stesso di raccontami di te e del tuo marchio, in modo da presentarti a chi ancora non sa niente di Br.UNO

Sono fashion designer “vero e proprio” da quattro anni. Prima mi occupavo di collezioni o parti di collezioni di altri stilisti. Poi ho deciso di far uscire il mio marchio, che era poi quello che volevo fare già da tempo. Perché regalare le proprie idee agli altri non dà poi così tanta soddisfazione come lavorare per sé stessi.
Ho esordito con una capsule collection molto piccola e visto che già alla seconda collezione avevo clienti piuttosto importanti ho avuto praticamente subito gli stimoli per andare avanti.

Raccontami la nuova collezione. Vedo una primavera/estate “estrema”. O bianco o nero.

I prodotti Br.UNO nascono molto concettuali e con il tempo lo sono rimasti. Anzi, se possibile, nella nuova collezione ho portato tutto ancora di più ai minimi termini: bianco, nero, niente stampe.
I tessuti sono sempre di ottima qualità, tutto made in Italy .
Per gli accessori invece ho giocato sul doppio-uso. La borsa diventa una shopper o uno zainetto ed il bauletto a mano diventa una tracolla.
Tra l’altro, a proposito di doppio, tutta la collezione, pur essendo maschile, può benissimo essere indossata da una donna.

Che materiali hai usato?

Ho usato dei lini con trama in acciaio e dei jersey molto leggeri. Per i pantaloni dei cotoni pesanti, 100%.
Poi pelle d’agnello lavata, morbidissima. In generale l’aspetto è “stropicciato” e le vestibilità sono sempre piuttosto morbide. Nelle t-shirts puoi pure cambiare il fit usando le zip.
Praticamente ovunque i tagli sono a vivo, cosa che prediligo: non mi piace finire troppo i capi…
Per la prossima primavera/estate ho usato molto anche la rete, che ho combinato con il lino.

Reti che vista la semplicità dei capi mi fanno pensare ai pescatori dell’antichità. Gli apostoli che gettano le reti nel Giordano.

In realtà nel mio immaginario la rete rappresenta le maglie metalliche che indossa il guerriero.
Quando disegno una collezione mi faccio sempre “un film”. Immagino un ambiente irreale, tipo la Terra in un’era post-atomica o un altro pianeta sconosciuto.
Il mood di questa collezione l’ho pescato immaginando una luce così forte da farti distinguere solo bianco e nero; gli altri colori sono completamente annullati.
Possiamo trovare nella collezione elementi come le fasciature, che rappresentano il guerriero che ha combattuto, il buon combattimento, le ferite, che sono pure le mie.

Stai citando il Manuale del Guerriero della luce di Coelho?

Esattamente.

co-fondatore e direttore

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