Un marchio che è più o meno coetaneo di Frizzifrizzi e che è partito dallo streetwear per evolversi stagione dopo stagione insieme ai suoi appassionati (sempre di più) fino a raggiungere lo stile Camo che ormai conoscono dagli USA al Giappone, puntando tutto su un’abile unione tra classico ed innovazione e restando sempre fedelissimi al proprio territorio, il biellese, che ispira ogni loro collezione, fornisce i materiali, fa da palcoscenico per i meravigliosi lookbook.
Al Pitti presentano la loro collezione SS2013, l’undicesima.
Per Frizzifrizzi ed il Grand Tour di Mumm Code ne parlo con Stefano Ughetti, fondatore e designer del marchio.

Ciao Stefano, raccontami com’è nata la nuova collezione.

E’ stata inspirata da quello che poi è il titolo: “bar”. Luogo fisico e mentale generico che però riguarda tutti quanti e riguarda la vita di tutti i giorni, specie in Italia dove è il luogo nel quale si chiacchiera, si conoscono le persone che ci vanno (più o meno: di qualcuno sei amico, qualcun’altro lo incroci soltanto). Anche se più che amici si diventa parte di una sorta di famiglia nella quale ognuno ha un suo ruolo. Chi dirige quest’orchestra è il barista, che sa vita, vizi e virtù di ognuno.
Allo stesso tempo il bar è il luogo dove nasce lo scherzo, la battuta, magari cose che non vanno per le lunghe ma che durano solo il tempo di un caffè o di sfogliare il giornale per rilassarsi un po’. Ciascuno dei personaggi che popolano il bar, giorno dopo giorno, pezzetto dopo pezzetto, determina anche la qualità della vita degli altri personaggi.

Vi siete ispirati ad un bar in particolare?

Abbiamo preso ispirazione dal film di Pupi Avati Gli amici del Bar Margherita perché a differenza di tanti film dove il bar è solo di passaggio, lì vi si svolge proprio all’interno.

Un bar d’altri tempi, quindi, anche se a Bologna ce ne sono ancora di posti che sembrano bloccati nel tempo, come i circoli di provincia.

Un bar d’altri tempi che però oggi è già più difficile trovare. Mi riferisco ai circoli col gioco delle bocce oppure il classico bar di paese. Però l’atmosfera da bar rimane, con tutte le dinamiche interne tipo la competizione, lo sfottò per chi tifa un’altra squadra di calcio (in Italia, ma può essere il basket in America o l’hockey in Norvegia, alla fine non è che ci sia poi così tanta differenza).
Pensa poi a chi si sposta, a chi deve viaggiare o a chi semplicemente cambia casa: ha comunque la necessità di avere delle “mura amiche” al di fuori di casa e di conseguenza si sceglierà un posto e ci trasferirà un po’ dell’atmosfera di casa (e viceversa), imparerà a conoscere chi lo frequenta.

Quando chiedi “il solito” significa che sei riuscito a trasferire un po’ di casa tua da qualche altra parte.

Pensa che l’arancione, il colore che spicca nella collezione non nasce da qualcosa visto chissà dove in giro per il mondo. Parte dall’ombrellone dei bar di una volta, quello arancione e a spicchi. Parte dalla schedina del Totip. O addirittura delle tazzine da caffè.

Quindi ti sei fatto, a scopo ricerca, gran giri di bar?

Beh dalle nostre parti, a Biella, ce ne sono tanti. La cosa più divertente è stata cercarne uno che avesse ancora il campo da bocce, in modo da usarlo come location per il lookbook che, come al solito, cerchiamo di rendere il più genuino possibile, comunicando quella che è la nostra identità e l’identità del territorio. Anche i modelli che abbiamo usato sono tutti ragazzi Biellesi.
Anche se non nascondo che hanno un certo fascino pure i barettini di mare, con la veranda, le luci…

Che però non sarebbero stati sinceramente vostri.

Sì, non li avremmo sentiti come abbiamo sentito questo.
Durante la ricerca della location ho anche scoperto un bellissimo circolo di bocce in centro a Biella. Dove il bar ormai non c’è più ma le bocce continuano ad esserci.

Le bocce non moriranno mai. Parola di marchigiano. Ci giocano pure gli hipsters newyorkesi.

Non moriranno e non cambieranno mai. E pure noi abbiamo cercato di mantenere la linea di Camo e di diventare sempre più… Camo. Mantenendo comunque un’identità senza stravolgere troppo il nostro stile, senza pensare a dei capi che abbiano senso per una sola stagione.
Vedi ad esempio le righe. Ci siamo ispirati al film di Avati del quale abbiamo trovato alcuni scatti nei quali si vedevano camicie e polo a righe orizzontali. L’idea ci è piaciuta, visto che oggi invece vanno soprattutto le righe verticali. Quindi abbiamo “battezzato” un tessuto azzurro e crema, prodotto a Biella, con le righine orizzontali e da lì abbiamo sviluppato una giacca, i pantaloni, gli shorts.
Righe ed arancione sono le novità più divertenti e significative della collezione.

Vedo pure molto blu.

E’ un colore che adoro. Abbiamo scelto un tessuto blu anche questo biellese con effetto seersucker stropicciato.

Vedo anche delle collaborazioni.

Abbiamo portato avanti quelle che avevamo già e ne abbiamo intrapresa una nuova.
Con il marchio inglese Lavenham abbiamo sviluppato un’altra giacca poi abbiamo consolidato il rapporto con Barbisio – Cappellificio Cervo, con il quale abbiamo sfornato un nuovo cappello.
La nuova collaborazione vede invece come protagonista la scarpa, che finalmente definisce il nostro total look. Una scarpa realizzata insieme Regain, marchio storico della calzatura. Ovviamente marchigiano.
Sono stato da loro in azienda e mi hanno colpito per ordine, precisione, perfezione ed altrettanto per la manualità. Siamo felicissimi di esserci legati a loro e stiamo già progettando quella che sarà l’evoluzione di questa scarpa, che qua è presentata quasi come prototipo.

Parliamo dei materiali. Mi pare di aver capito che utilizziate praticamente soltanto tessuti non solo made in Italy ma pure a chilometro zero, della zona di Biella.

Sì, per la gran parte sono prodotti e lavorati in zona.
E per questa collezione abbiamo utilizzato per la prima volta in maniera piuttosto importante anche un tessuto tecnico, con il quale abbiamo realizzato un giubbottino che ha come base un nostro capo invernale in lana, che qua abbiamo tradotto in estivo proprio grazie a questo tessuto. Inoltre lo abbiamo usato anche per gli shorts, ai quali abbiamo aggiunto una chiusura sulla vita, un taschino con la patta sulla parte frontale bassa e sono diventati dei veri e propri costumi.

I baretti sulla spiaggia ve li siete negati ma il biellese andrà pur al mare…

Esatto [ride, n.d.r.].
Anche in questo caso si tratta di un prodotto storico Camo. Che è stato reinventato. Come dicevo prima: evolversi senza stravolgere.

co-fondatore e direttore

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