L’area Make è quella che da due edizioni il Pitti ha dedicato alle eccellenze dell’artigianalità. E’ qui che su consiglio di un amico scopro Chez Dédé, nuovo marchio made in Italy che coniuga lo stile italiano a quel je ne sais quoi francese producendo borse (ma non solo) di altissima qualità, ispirate alle più celebri ed esclusive spiagge.
Per Frizzifrizzi e per il Grand Tour di Mumm Code ho intervistato Andrea Ferolla che di Chez Dédé, insieme a sua moglie Daria Reina, è il fondatore, oltre ad essere creative director dell’agenzia creativa Ferolla Reina ed insegnante (del mio amico) allo IED di Roma.

Ciao Andrea, parlami di Chez Dédé. Da quanto è nato il marchio?

Abbiamo lanciato il marchio Chez Dédé da poco più di due anni.
La nostra prima intenzione era di lanciare un brand senza prodotto. Noi facciamo comunicazione e siamo fondamentalmente dei pazzi. Lavoriamo per tante aziende ed abbiamo pensato di fare per una volta comunicazione per qualcosa “non c’è”.
Quindi abbiamo creato il contenitore, Chez Dédé, che significa “da Dedé”, dunque è il classico nome da bar o da ristorante. E dentro a questo contenitore abbiamo iniziato a metterci delle cose.
Tutto è nato a St.Barth [celebre isola delle Antille Francesi]: durante un aperitivo io e mia moglie abbiamo pensato per la prima volta al progetto. L’idea era di fare una borsa. E abbiamo fatto proprio la St.Barth, la prima, quella floreale.
E’ andata subito benissimo (ti parlo comunque di un pubblico che in gran parte faceva parte del nostro giro di amici, quindi nessun test di mercato).
Poi abbiamo cominciato a fare Knokke, che è la spiaggia belga per antonomasia (mia moglie ha vissuto 18 anni in Belgio) e poi via via sono nate tutte le altre. Sono tutte spiagge che noi abbiamo frequentato e che ci sono piaciute.
Gli ultimi modelli sono la Taormina, che verrà lanciata ufficialmente in questi giorni proprio nella cittadina siciliana, per un albergo ed un concept store, e la Grand Tour, che invece consacra il grand tour italo-francese che gli artisti nord-europei erano soliti fare a partire dal ‘700 per visitare le località del mediterraneo.

Il fatto di puntare l’estetica del marchio su uno status symbol come possono esserlo le spiagge più esclusive del mondo avrebbe potuto essere un grosso rischio: di cadere nel banale, di fare – perdonami il termine – una “tamarrata”. Invece riescono ad essere assolutamente eleganti. Non c’è alcunché di superfluo, di eccessivo.

Diciamo che ci piace giocare proprio sul filo del rasoio, senza prenderci troppo sul serio. Che poi è una delle caratteristiche di St.Barth (l’isola), per questo ci sentiamo particolarmente ispirati da quel posto, da una parte esclusivo dall’altra con una vita assolutamente elementare.

Il lavoro sulle grafiche lo trovo straordinario per come rimandano al passato senza incarnare però lo stereotipo dei vari luoghi che danno nome ed ispirazione alle borse. Sembrano paradossalmente un archetipo, l’origine dell’immaginario che ti si disegna in mente quando pensi a Taormina, Santorini, Salina, Knokke o St.Barth.

Ti ringrazio per il complimento. Sia io che mia moglie nasciamo come graphic designers e dunque la nostra è una ricerca che per forza di cose ci viene istintiva. Da parte nostra, per quanto riguarda le grafiche, c’è il tentativo di fare un passo indietro rispetto al prodotto in sé, di non strafare. E’ a tutti gli effetti un viaggio sentimentale.

Attraverso prodotti che parlano da soli.

Cerchiamo di non puntare troppo sul marketing perché da uomini che lavorano sul lato creativo della comunicazione viviamo il marketing come una sorta di ossessione.
Per farti un esempio la copertina del nostro lookbook era un post-it, ci ho scarabbochiato sopra due cose, ci è piaciuto, l’abbiamo ingrandito e stampato.
La cosa buona di far comunicazione per un tuo prodotto è che le decisioni le prendi in un secondo. Ovviamente siamo iper-critici però ci piace anche viverle in maniera rilassata.

Oltre alle borse “parlano” pure i cartellini che ci attaccate sopra. Sembrano le vecchie réclame.

Questi “cartigli” tipo Sublime pour la plage sembrano una scemenza ma hanno fatto percepire le nostre borse in un altro modo.
All’inizio in molti ci facevano notare quanto fossero grandi per usarle come borse da tutti i giorni ma se ti ci attacco sopra Parfait pour la ville improvvisamente ed incredibilmente la vedi sotto un altro punto di vista.

Basta dare l’input.

Sì, siamo stati molto descrittivi. Una sorta di grado zero della comunicazione. Con due parole ti spiego come puoi usare la borsa.
A volte è anche bello tornare indietro, regredire. In questo caso siamo appunto al livello delle vecchie réclame.

Tutto made in Italy?

Quella famosa puntata di Report, che ha segnato il mondo della moda, ci ha aperto gli occhi.
Noi produciamo avvalendoci di un’azienda di Roma che lavora anche per diversi grossi marchi e che ci ha parlato proprio di come dopo quell’incredibile reportage molte “maison” hanno reagito garantendo, almeno per certe linee di prodotto, non solo la manifattura italiana, ad opera di italiani, ma anche tutta una serie di certificazioni. Quindi la denuncia di Report è stata assolutamente salutare per questo mondo.
Quando abbiamo deciso di fare delle borse abbiamo girato tutto il Paese, dal nord al sud, cercando un’azienda a cui affidare la produzione. Azienda che poi abbiamo trovato proprio “sotto casa” visto che anche noi siamo di Roma. Ci andiamo con il motorino.
Tutti i nostri materiali sono di pregio, naturali. Ma non vogliamo venderci come i più ecologici. Teniamo molto ad usare materiali e lavorazioni ecosostenibili ma è il prodotto, poi, che deve parlare. O lo capisci e lo ami oppure no.

So che Chez Dédé è un marchio che va forte soprattutto in Giappone.

Sì, abbiamo esordito durante la scorsa edizione del Pitti, in gennaio, e fin da subito sono arrivati tantissimi buyer giapponesi [in pochi minuti, in effetti, lo stand sembra diventato uno scalo aereo di Tokyo, n.d.r.].
Sono attratti come calamite [ride, n.d.r.] Non c’è città, non c’è concept store dove non trovi Chez Dédé. La cosa incredibile è tutto questo è arrivato senza alcuno sforzo.
Con molti negozi, nonostante il marchio sia nuovissimo, abbiamo già instaurato un rapporto continuativo: abbiamo inviato le borse, le hanno vendute, hanno ordinato di nuovo ecc…
Il Giappone è il nostro target per eccellenza visto che sono quelli che tengono di più alla qualità del prodotto.

co-fondatore e direttore

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