Pitti82 | Sartoria Cicli

Inaugurata come sezione speciale durante la scorsa edizione invernale di Pitti Immagine Uomo per presentare e celebrare le eccellenze dell’artigianalità, l’area Make anche in quest’ultima edizione ha riservato qualche sorpresa interessante. A partire da un marchio che non fa propriamente moda quanto piuttosto bici su misura ma che, già a partire dal nome, si rifà alla tradizione sartoriale: sto parlando di Sartoria Cicli, nuova realtà milanese fondata da Simone Russo e Luca Lanzani.
In mezzo ad alcuni raffinatissimi capolavori su due ruote ho avuto modo di farmi raccontare, per Frizzifrizzi e per il Grand Tour di Mumm Code, storia, idee, valori e prospettive del marchio che ha co-fondato.

Ciao Simone, raccontami di Sartoria Cicli. Da quanto avete aperto?

Ufficialmente siamo aperti da due mesi, altri due ne abbiamo impiegati ad aprire ed avviare l’attività. In tutto fanno quattro.
Abbiamo esordito al Fuorisalone e quella è stata la nostra catapulta verso il mondo. Ora eccoci qua al Pitti.

Come avete iniziato?

Luca è socio in un’agenzia di pubbliche relazioni mentre io sono art director e designer. Ci siamo trovati spesso a lavorare insieme e dopo le prime due bici che ci siamo costruiti per i fatti nostri abbiamo capito che mancava qualcosa al mondo della bicicletta: offrire un servizio che fosse davvero tailor-made.

Che tipo di bici realizzate?

Il nostro concetto è questo: una bicicletta su misura diventa tale non solo per quanto riguarda le misure fisiche della persona quanto soprattutto per quelle che noi chiamiamo misure emotive. Chiediamo al cliente di darci un brief, proprio come se si trattasse di un abito. Sta a lui scegliere uno stile che lo rappresenti, anche attraverso alcune parole chiave. Questo significa che se ci chiedi di ispirarci al tuo cane noi lo facciamo.
Ciò che vogliamo è realizzare un pezzo davvero unico, che possa essere espressione del suo proprietario. Quando la vede, bella e pronta, uscire dalla nostra officina, il nostro cliente ritrova l’idea iniziale che ci ha suggerito, incarnata in una bicicletta.

Le bici le realizzate interamente voi oppure usati vecchi telai e pezzi di recupero?

Anche questo dipende dal cliente. Ad esempio possiamo recuperare una vecchia bici, chiaramente a patto che abbia caratteristiche sufficienti per essere una buona bicicletta, come il modello rivestito in cashmere e lana e parafanghi in legno che abbiamo esposto qua.
Oppure le progettiamo da zero, come quella qua accanto a me, che rappresenta il massimo della gamma. In questo caso studiamo, disegnamo e facciamo realizzare anche i pezzi.
Sul nostro sito trovi un modello che si chiama Usteria!, che abbiamo realizzato per U Barba [celebre osteria milanese specializzata in cucina genovese, n.d.r.], tutta in stile industriale come richiesto dal cliente e per la quale abbiamo progettato noi i parafanghi in ferro.

Quindi tutti pezzi unici.

Sì, non abbiamo serie, non abbiamo tirature infinite, non abbiamo magazzino. Sono pezzi unici e non stiamo a farci troppi problemi neppure sul concetto di bello e di brutto: è un fatto di gusto personale e noi andiamo al di là del gusto personale. Chi ci compra la bici lo fa perché sa che c’è qualcosa in più del bello – che è soggettivo. Chi ci compra la bici lo fa perché nelle nostre creazioni trova qualcosa di intimo.
In questo modo riusciamo anche a differenziarci in un mercato che continua a diventare sempre più grande, con un’offerta incredibile e a prezzi spesso anche troppo competitivi. Dico “troppo”, perché quando vedi una bicicletta dalla linea particolare arrivare sul mercato a cifre contenute vuol dire che sotto c’è qualcosa che non va, che si è risparmiato sulla qualità.

Non solo bici, vedo. Mi riferisco alla tua maglia…

Abbiamo lanciato anche un linea di abbigliamento e anche in questo caso il concetto di bello è relativo. I nostri sono capi creati da gente che poi li usa davvero per andare in bici. Dunque mantelle anti-pioggia, maglie con taschine posteriori, guanti con cuciture catarifrangenti… Tutto realizzato con ottimi materiali.

Vedo sul tavolo una scheda da compilare. E’ come quella che date al cliente?

Sì, questa è proprio la scheda che facciamo compilare a chi vuole una nostra bici. Durante il primo incontro prendiamo le misure esattamente come farebbe un sarto. Questo per avere poi dei riferimenti precisi al momento di scegliere il telaio adatto. E’ una cosa che fanno anche nel ciclismo professionistico.
Poi cerchiamo di capire quali sono, per il cliente, le caratteristiche principali che la bici dovrà avere. Non c’è neanche bisogno di chiedere se preferisce un modello da corsa o meno. Quello che diciamo sempre è: “dimmi come la usi”. Se la usi tutti i giorni, se ci vai in ufficio, non ti daremo mai una scatto fisso. Non puoi venire da noi e chiedere una scatto fisso per andarci a lavorare la mattina perché in questo modo prima o poi ti ammazzi. Quello che vogliamo è invece darti la bici perfetta per l’uso che ne fai abitualmente.
Ad ogni modo, una volta capito quello che sta cercando il cliente iniziamo a schizzare i primi disegni. Quando abbiamo un vero e proprio progetto glielo mostriamo e ci confrontiamo con lui – anche in questo caso come il sarto che mostra l’abito e lo prova indosso a chi lo acquista per aggiustare le misure.
Alla fine, trovato un accordo sulle ultime modifiche, prepariamo il progetto definitivo, realizziamo la bici e consegnamo.

La scheda la “allegate” alla bici?

Una ne teniamo noi ed una la diamo insieme alla bicicletta.

Per chi volesse una bici fatta da voi?

Consiglio di guardare prima il nostro sito sartoriacicli.it poi di venirci a trovare nel nostro showroom in via Marcona 48 a Milano.

co-fondatore e direttore

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