Lacoste Eyewear | Roland Garros 2012

L’ultima volta che mi sono “occupata” di tennis, Andre Agassi era in campo con quei suoi orribili capelli lunghi mesciati… pensavo che la mia strada e quella della piccola veloce e minacciosa pallina gialla rimbalzante (così l’ho percepita le poche volte che ho tentato di praticare attivamente la disciplina) non si sarebbero mai più incrociate.
Ma si sa, la donna è mobile e ancora più che mobile la sottoscritta è curiosa, quindi quando arriva l’invito di Lacoste Eywear per il Roland Garros 2012, ci penso qualche secondo, giusto il tempo di ricordare se ho altri impegni in quei giorni, e poi accetto.

Il legame tra Lacoste e il tennis per fortuna, ha radici più solide e ben radicate nel tempo.
Alle mie nipotine, ed a tutti coloro che non sanno come sia nato il brand Lacoste, potrei a questo punto raccontare un’interessante storia, che potete approfondire sul divertente sito del brand:

“C’era una volta René Lacoste un giovane tennista francese, audace e tenace, fin dall’età di 16 anni fa un gioco elegante potente e veloce e nel 1921 vince il primo torneo sui campi del Tennis Club di Parigi.
Successo dopo successo, a René nasce l’esigenza di un capo di abbigliamento più confortevole e adatto al campo delle camice inamidate, a maniche lunghe, che in quegli anni « costringevano » il giocatore limitandone i movimenti. Perciò René, che ad un gioco poderoso evidentemente abbinava una mente brillante, sceglie un tessuto il Jersey Petit Piquet e decide di dar vita a una maglietta che fosse consona alle strettissime regole di abbigliamento che allora vigevano sui capi da gioco (Agassi e i suoi sgargianti colori erano molto in la’ da venire e di Nadal che fa uno streep -tease ogni 20 minuti, manco l’ombra), ma allo stesso tempo che traspirasse bene e accompagnasse i movimenti. Nasce così la Polo!
E il coccodrillo? Coccodrillo è un soprannome , frutto di una scommessa tra René e Pierre Gillou, capitano della squadra francese al torneo di Boston nel 1923. Passeggiando per le vie di Boston Lacoste fissava in una vetrina una borsa in coccodrillo ed il capitano sarcastico gliela promise in regalo se avesse vinto l’incontro pomeridiano. Lacoste non vinse il match, ma l’aneddoto era arrivato alle orecchie di un giornalista del Boston Post, che nel suo commento al match apostrofò Lacoste l’alligatore.
Certo ma come finisce l’alligatore sulla maglia? Un certo Robert Gorge, stilista amico di Lacoste, gliene disegnò uno e René decise di farselo ricamare sulle divise. Così farà anche quando nel 1933, terminata l’attività agonistica e appesa la racchetta al chiodo, inizierà produrre le polo in serie.
E’ la prima volta che il segno distintivo viene posizionato fuori da un indumento, nasce il logo, garanzia della qualità, ma al tempo stesso mezzo di pubblicità ! Dopo quasi 80 anni e miliardi di piccoli coccodrilli mandati a diffondere il verbo in giro per il mondo, Lacoste resta sinonimo di eleganza sobria e sportiva. Dal 2010 alle già esistenti linee di abbigliamento, accessori, profumi si affianca, in collaborazione con il colosso americano dell’occhialeria Marchon, la linea di Eyewear”.

Ma torniamo sulla terra rossa del Roland Garros!

Dopo essere volata a Parigi, aver messo a soqquadro la mia bellissima camera al Mandarin Oriental Hotel alla velocità delle luce, intervistato Christophe Pillet, non senza aver prima toccato e misurato ogni singolo paio di occhiali da sole e da vista della collezione SS2012 e visto che c’ero FW2012/13 di Lacoste, assaggiato le prodezze ai fornelli dello chef Thierry Marx, ho capito che si faceva sul serio e che per me le cose si mettevano male quando mi sono vista consegnare il survival kit (che vedete nelle immagini) in cui era contenuto un asciugamani, un cappellino, occhiali da sole modello L126S collezione FW2012/13, vaporizzatore di acqua termale e protezione solare fattore 50!

Se due più due possono forse non fare sempre quattro, per la sottoscritta asciugamano + cappellino + occhiali da sole + protezione solare + vaporizzatore di acqua = caldo, sudore e probabile ustione = panico!
Dite voi, che non sapevi manco che il Roland Garros è uno dei più importanti (o il più importante, a me poco importa) torneo di tennis su terra rossa, e che pertanto si gioca outdoor? Certo che lo sapevo, ma non pensavo di dover andare a vedere una partita, dopo un pranzo luculliano nella Lacoste Ospitality, alle 2 pm!!!

I primi due in campo, infatti, quasi non li ho visti giocare, preferendo imboscarmi all’ombra insieme a due nuovi amici. Torniamo alle sedioline incandescenti, quando l’ombra comincia a lambire i nostri posti ed in campo scende lo spagnolo Rafael Nadal (che come apprendo dai giornali ha stabilito una specie di record vincendo il torneo per la 7 volta) contro il bolognese Simone Bolelli.
Nadal, i suoi tic (che qualcuna bonariamente chiama mossette portafortuna) e i suoi streep tease (si è tolto 4 magliette in un match di neanche due ore!) portano allo sfinimento l’avversario (che infatti perde 6-2,6-2,6-2) e in visibilio il pubblico, specie quello femminile, fatta eccezione per la sottoscritta a cui lo sbruffone spagnolo, pieno di manie, da più ai nervi del caldo e del sole.

Credo che mi “occuperò” di tennis la prossima volta, quando Nadal avrà perso parte della sua criniera e, forse anche, messo su pancetta. Devo dire però che sono molto contenta di aver accettato l’invito, non solo per gli occhiali da sole a goccia, leggerissimi che sto usando per le passeggiate mattutine, ma anche perché solo dopo aver provato si può dire: il tennis, anche da osservatore passivo, non è sport per me!

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