Voodoo Jewels di Livia Lazzari, tra denti di cavallo e vertebre di mucca

Con le pietre, i minerali e compagnia bella ho avuto a che fare più volte durante i miei anni universitari. Non sono di certo la persona che indossa gioielli (ma oltre alla collana con il ciondolo-birra in fimo adesso indosso anche piccoli orecchini a forma di uovo fritto, ho fatto dei passi in avanti) e questo potrebbe essere incredibilmente positivo per tutte le persone che mi stanno intorno: mai e poi mai chiederò in regalo delle pietre preziose.
La storia delle pietre preziose, però, è qualcosa che vale la pena studiare (ed è uno dei pochi argomenti che ho approfondito anche dopo la discussione/proclamazione/ondata di parenti a Roma/sbronze per una settimana/viaggio della vittoria) soprattutto perché il fatto che si formino è, diciamocelo, tutta una questione di culo: prendete il diamante, si crea solo in condizioni eccezionali, dai 120 ai 350 km di profondità (e fino ai 1000), con una pressione che va dai 30 agli 80 Kbar. Se tutto questo non accade, al massimo, puoi indossare un solitario di grafite.
Quindi, come avrete capito, si parla di roba seria.

Mondi lontani, popoli sconosciuti, pratiche antiche di religioni afroamericane sono solo alcune delle tante ispirazioni di Livia Lazzari (della quale abbiamo parlato qui e che abbiamo ritrovato nel Van di Drome) creatrice e fautrice di Voodoo Jewels, brand con radici radicate soprattutto nella sperimentazione, in quanto la curiosità di Livia l’ha sempre portata a misurarsi e a creare monili con alcuni materiali che a tutto farebbero pensare, tranne che ad un gioiello.

Così nella nuova collezione troviamo collane con minerali e gemme grezze come l’ametista, la prehnite, la tormalina, l’avventurina e il cristallo di rocca che, accuratamente trattati con bagni galvanici nell’argento o nell’oro, formano dei ciondoli preziosi ed eleganti; o gli anelli che sembrano dei preziosi bouquet di pietre, importanti perché realizzati con l’ametista brasiliana e l’aragonite, ma semplici da indossare in quanto i castoni sono stati realizzati in modo da conferire leggerezza ai gioielli.
Troviamo poi le punte di quarzo e di resina che compongono sia i ciondoli che gli anelli, fino ad arrivare ai pezzi forti: le collane e gli anelli creati con l’ambra, pietra al cui interno custodisce un insetto tropicale bloccato artigianalmente nella resina trasparente, o un ciondolo composto da piume di struzzo nere accompagnate dal dente incisivo di cavallo, o un altro dente (questa volta il molare) trattato con l’oro, l’argento o il bronzo.

Non è finita qui, perché Livia ha trasformato in pezzi unici anche l’osso sfenoide e una vertebra di mucca, un piccolo corno di daino (impreziosito da una perla) e con una coppia di aculei d’istrice ha creato degli orecchini. Il tutto, semplicemente descritto, non rende l’idea, ma basta guardare le foto per capire che si tratta di un grande lavoro artigianale, che potete seguire su Facebook.

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