Veuve Clicquot Invitation to Rio de Janeiro #1

Siamo in Quaresima e con quaresima intendo un lungo periodo di ristrettezza, penitenza e contrizione, che volenti o nolenti toccherà tutti, credenti e non. Io, tra le altre cose, quest’anno devo anche espiare il più bel carnevale della mia vita, secondo forse solo a quello passato secoli fa a Venezia insieme alla mia carissima amica Marisa… eravamo giovanissime e a quell’età tutto è sempre più bello.
Nonostante il mio animo solitario ed un po’ decadente adoro il carnevale, adoro le maschere, i costumi, i coriandoli, l’euforia collettiva un po’ demente e contagiosa.
Quest’anno, grazie e Veuve Clicquot, sono volata a Rio de Janeiro per godermi oltre al caldo torrido le 13 scuole di samba in gara.

Ma procediamo con ordine, me ne stavo tranquilla e sonnacchiosa nel mio esilio dorato crotonese, aspettando che arrivasse il disgelo per tornare a Bologna, quando ho ricevuto l’invito. Quanto tempo credete sia intercorso tra l’invito e l’accettazione? In meno di un battito di ciglia avevo già accettato, chiamato festante Simone per renderlo partecipe ed invidioso, deciso cosa mettere in valigia ed iniziato la procedura per il rinnovo del passaporto, vi assicuro una lunghissima storia di normale burocrazia italiana, per fortuna finita bene che perciò vi risparmio!

Venerdì 17 febbraio, superati gli ostacoli logistici legati alla presenza di almeno un metro di neve nel giardino di casa a Bologna, sono partita. Dopo sole 14 ore di confortevole volo (con un solo scalo a Parigi) ecco Rio che si palesa ai miei occhi in tutta la sua bellezza e in tutte le sue contraddizioni. Nel tragitto che dall’aeroporto conduce al bel Santa Teresa Hotel, una fazenda risalente al XVIII secolo, ho modo di osservare da molto vicino le arcinote favelas. Un pugno allo stomaco così forte da togliere il fiato, mi fa ringraziare Dio per essere nata in un paese dove almeno per il momento (e spero per sempre) le differenze sociali non sono così marcate e macroscopiche.

Qualcuno potrebbe dire (per la verità qualcuno mi ha già detto parlando di un paese nordafricano della primavera araba) che: “quelli della nostra classe sociale vivono benissimo in paesi come questi, anzi si possono permettere lussi che in Italia sono per pochissimi”.
Beh no grazie! Preferisco stare così così insieme agli altri e non benissimo in un posto dove quelli attorno a me stanno di malissimo!
Ok finito con il pistolotto morale, che mi è scappato di mano, e per una volta ho deciso di non censurare, torniamo al racconto.

Arrivata all’Hotel insieme a Costas Voyaziris, inseparabile compagno di mille avventure e talentuoso editor di Yazter, sulla bellissima terrazza panoramica dell’Hotel nel Veuve Cliquot Bar troviamo ad accoglierci Stephane Gerschel, Direttore Internazionale della Comunicazione Veuve Clicquot e Isabelle De La Fontaine, che per molti anni ha vissuto in Brasile e che per noi fa da paziente guida.
Sono le 10.30 del mattino ora di Rio, io non mangio nulla da 24 ore circa, ci sono 33°C , un’umidità che non vi dico ed io mi ritrovo a brindare con una Caipi-Clicquot (la variante Veuve Clicquot della Caipirinhas ) ancora prima di vedere la camera.

Intuisco che anche stavolta non sarà una passeggiata, ma un “duro lavoro”.
Dopo poche ore di sonno tormentato da un mosquito che mi ha tenuto compagnia per tutto il soggiorno al Santa Teresa, sono pronta per un giro in elicottero. A parte qualche piccolo problema di stomaco che certo la guida sportiva del macho locale non migliora, lo spettacolo – come vedete – è da togliere il fiato.

co-fondatrice e caporedattrice

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