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Mumm Code | ReCycles, moto sartoriali e su misura

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Per il Grand Tour di Mumm Code vado tra le colline della Vallesina, nel cuore delle Marche e immerso in un panorama che sembra disegnato da un architetto con la passione per le linee morbide ed arrotondate e le textures aspre e ruvide, incontro nel loro headquarter (una vecchia roulotte in mezzo ad un campo, circondata dagli ulivi, che fronteggia una piscina adibita a ruspanti festini estivi) i ragazzi di ReCycles, gruppo di appassionati motociclisti, folli riciclatori, geniali customizzatori che come novelli Frankenstein delle due ruote assemblano esemplari unici di motociclette utilizzando pezzi di recupero e progettando, come sarti, modelli su misura per il cliente.
Idealmente davanti ad un bicchiere di verdicchio (nella realtà un succo d’arancia, vista l’ora) come ce ne siamo bevuti tanti insieme in passato, visto il reciproco (spero!) privilegio di esser compaesani, mi faccio raccontare il progetto ReCycle da uno dei suoi fondatori, Giorgio Ricciarelli.

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Ciao Giorgio, ci conosciamo da una vita ma facciamo i formali e presentiamoci per bene.
Cos’è ReCycles?

ReCycles è una squadra di visionari customizzatori di vecchie moto anni ’80 e ’90. Siamo io, mio fratello Gabriele, mio fratello Fabrizio, Federico “Nox” Nocioni e Carlo Bolognini. Poi ci sono Gianluca Masé ed Alessandro Palazzini che danno una mano per le parti di finitura.

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E chi è la mente – anche se in questo caso sarebbe più corretto dire “il motore” – del progetto?

Gli “hard” directors siamo io e Carlo, che dettiamo le linee guida, ma in realtà tutti contribuiscono a livello stilistico.

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Come avete iniziato?

Siamo partiti poco più di due anni fa, ma era da un po’ che pensavamo, studiavamo, guardavamo a realtà come Wrenchmonkees [customizzatori danesi, veri e propri miti del settore] o gli australiani di Deus.
Da appassionato li vedi come un sogno perché il primo freno, il primo ostacolo che hai di fronte qui in Italia è la burocrazia: la prima cosa che ti chiedi, quando decidi di entrare in questo mondo, è se sia legale modificare, “pimpare” una moto, ma nessuno sa darti una risposta chiara.

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So che altrove, ad esempio in Germania, c’è molta più libertà, in questo senso.

Sì, ed ecco perché stiamo cercando di allungare il collo anche lì, grazie a qualche amico di base a Berlino che può farci da ponte.

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Ma in pratica in Italia si può andare in giro, su strada, con le moto ReCycle?

Sì perché cerchiamo di fare modifiche che non siano sostanziali quindi niente tagli al telaio. Cerchiamo di non andare incontro a revisione dell’immatricolazione perché sarebbe una trafila burocratica lunghissima…
E allora si prendono pezzi usati, come i serbatoi. Pezzi già certificati, dunque.

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E i pezzi dove li prendete?

In giro [ride]. Per il mondo. Molto via web ma abbiamo pure scoperto un vivacissimo underground di officine e rigattieri, soprattutto nel maceratese.
Gente che ha accumulato qualcosa come 100 moto da cross e capannoni pieni di pezzi.

Quindi anche nottate di ricerche su internet, sulle riviste…

Assolutamente sì.

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Se dovessi definire lo stile ReCycle?

La prima cosa è in assoluto la sottrazione, la pulitura dell’estetica. Togliendo tutta la plastica delle moto anni ’80 trovi motori magari non bellissimi quanto un Boxter BMW ma con caratteristiche comunque interessanti. La sfida è riuscire ad esaltare un dettaglio nascosto.

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Da che parte inizia il concept di una moto?

La partenza è in realtà il punto di arrivo. Se ad esempio vuoi realizzare una “cruiser” stile Bonneville della Triumph quindi una moto comoda, con la quale farsi una bella passeggiata con il casco aperto, che non abbia i cavalli o la velocità come punto di forza ma l’eleganza, la morbidezza sia d’erogazione che per quanto riguarda le sensazioni stesse che ti dà la moto, allora ci mettiamo a studiare da che modello partire.

Più o meno come nasce una collezione di moda. Hai una serie di ispirazioni, un mood che vuoi interpretare, un risultato che vuoi raggiungere e poi pensi a come raggiungerlo.

Sì, ti poni l’obiettivo poi ti chiedi quale modello degli anni ’80 o ’90 – che è quella fascia “d’età” ancora non categorizzata come moto d’epoca – e prendi modelli come Honda, Suzuki, Kawasaki, ma anche italiani come Ducati, Guzzi… – anche se le giapponesi sono un po’ più affidabili.
Ed è importante, secondo noi, lavorare solo a partire da modelli che hanno dimostrato di essere affidabili negli anni, scartando (magari a malincuore) moto anche bellissime ma che sappiamo potrebbero avere problemi.

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Prezzi?

Molto, molto raggiungibili. E la moto la mettiamo noi.

Fate anche moto su commissione? Se arrivasse un potenziale cliente che ha già una moto e volesse però customizzarla completamente?

Sì noi lavoriamo essenzialmente su misura, come sarti. In base alla specifica richiesta del cliente. Che poi magari s’ispira ai modelli che abbiamo già realizzato e parte da lì per spiegarci come vuole il suo pezzo unico.
E stiamo anche muovendoci in più direzioni, cioè strizzando l’occhio ad un’eventuale linea di accessori e abbigliamento tipo un paio di camicia, una giacca come si deve, una tuta magari in tweed con protezioni esterne invece che interne e a contrasto.
Altra idea è quella (molto più “recycle”) di selezionare capi dai mercatini, customizzarli.
Poi pensare anche a modelli di moto più femminili.

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E la prossima moto come si chiamerà?

La prossima sarà una moto in partenza molto, molto ruspante che però renderemo fighetta quanto basta: ruote tacchettate, manubrio stretto e morbido, idealmente la ReCycles pensata su misura per Federico, detto “Nox”, il nostro geniale meccanico: quindi si chiamerà “Please Call Me Mr.Nox”.

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Andiamo a conoscere Nox, al lavoro nella sua officina.
Che Nox sia un magnifico pazzo lo vedi dallo sguardo. Visionario: immagina e poi cerca i pezzi per realizzare quello che ha in mente. Sale su cimiteri di auto e moto e riesce a trovare, come se soltanto lui sentisse un richiamo, il pezzo che cercava, ancora in ottime condizioni.
Un artista della meccanica, che riesce a raccontarti il suono del motore con la stessa passione con cui un padre ti parlerebbe di sua figlia. E tra motori smontati, grasso, schizzi di idee dappertutto, saluto i ragazzi di ReCycles e li lascio lavorare sul loro prossimo gioiellino.

co-fondatore e direttore

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