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Da più di dieci anni Museum produce sportswear ed outerwear che ti tiene al caldo anche quando fuori (e dentro) vai sotto zero.
Bomber, parka e giacche che il loro shop online ti aiuta a scegliere non solo in base a sesso, taglia, budget, ma tenendo conto anche del tuo stile di vita e delle previsioni meteo della tua zona.
Il marchio, però, nasce molti anni prima.
La storia ce la racconta Edoardo Ambrosini, marketing director del marchio vicentino (anzi, di Thiene) che ci accompagna in un tour dell’azienda.

Ciao Edoardo, raccontaci la storia di Museum.

Museum nasce nell’86 come importatore di capi sportswear ed outerwear americani e canadesi. L’idea iniziale era di selezionare prodotti d’eccellenza e, in accordo con le aziende produttrici, farli arrivare – col marchio Museum – sul mercato europeo.
Il nome stesso deriva proprio da quest’attività di ricerca e selezione, un museo dell’eccellenza e allo stesso tempo un mosaico (che in latino si dice appunto museum) con tutti i pezzi che acquisiscono un significato solo quando, messi insieme, formano un’idea.

Il nuovo logo per la prossima collezione SS2012 è un ritorno al passato, con un tempietto a rappresentare il nome del brand e font dalle stile outdoor
Che tipo di capi si trattavano?

Quelli utilizzati dall’esercito, dagli spedizionieri, dai pompieri ma anche i capi più semplici per l’outdoor di tutti i giorni che però non erano conosciuti in Europa: venivano presi e marchiati Museum – ovviamente con l’accordo dei vari marchi – e distribuiti in Europa.
Era un’attività di piccole dimensioni ma che piaceva molto ai negozianti, l’unico problema erano le taglie: in Nord-America, soprattutto allora, la vestibilità era a dir poca gigantesca rispetto alla nostra ed i capi molto pesanti. I clienti facevano fatica a recepire questo stile.

Quand’è che Museum ha iniziato a produrre in proprio?

Dopo il 2000, quando noi abbiamo rilevato l’azienda e l’abbiamo trasformata, iniziando a creare collezioni nostre, a modernizzare le linee, a portare l’origine nordamericana in un contesto più attuale e metropolitano, con giacche più tecniche ed altre più adatte alla vita di ogni giorno.
Il nostro core business è il capospalla ma entro la prossima primavera/estate 2013 ci sarà un outfit completo firmato Museum.

Tra l’altro avete avuto “l’occhio lungo” visto che è il trend del momento: heritage, americana…

Sì, in questo momento l’outdoor americano sta andando molto – penso al parka e simili. Diciamo che noi abbiamo la “fortuna” di avere due argomenti molto importanti nella nostra collezione, che dal prossimo autunno/inverno vedremo ancora di più e questi due argomenti sono le nostre stesse collezioni: una più sport, per la quale andiamo a cercare il tessuto o la confezione di un certo tipo, più tecnici, ed una più traditional, quindi cotoni e materiali naturali.
L’idea di fondo della nostra azienda una volta era più orientato verso la spedizione artica, ora è più da gita in montagna. Abbiamo ancora capi che potrebbero tranquillamente andar bene per una spedizione ma per noi è più importante una gita in montagna con gli amici…

Prossima collezione?

Per il prossimo inverno i temi saranno tre: antartica che riguarda quello che è più sport e quindi un po’ più estrema, per il grande freddo; fiumi e foreste è invece la parte più outdoor americano; groundfield, infine, sarà quella più fashion, con la riproduzione di capi militari rivisti in chiave moderna, con tanto di spiegazioni sul prodotto (da dove viene, perché, ecc…).

L'area dove vengono testati gli "interni" delle giacche
Per quanto riguarda la produzione?

La produzione non la facciamo in Italia: i giubbotti outdoor, quelli tecnici, difficilmente vengono fatti in Italia. Però lo studio del tessuto, lo studio della confezione, la piuma da utilizzare, questo lo facciamo e testiamo qui da noi, non perché fuori non siamo capaci ma è chiaro che farlo in casa è più semplice e rapido.
Cerchiamo sempre la piuma più performante, che abbia un filling power ottimale. Insieme ad un tessuto che non deve spiumare. Siamo molto attenti al dettaglio.

I campioni di piume
All’estero come va? Ho visto che siete presenti, anche sul mercato russo, austriaco, canadese.

Il mercato estero più importante è la Germania, insieme agli altri paesi di lingua tedesca come la Svizzera e l’Austria.
I nuovi mercati sono la Scandinavia e la Russia, ma stiamo cercando di aprirci anche al Regno Unito però dobbiamo trovare ancora il distributore adatto.
Spagna e Francia non ci interessano: in Spagna, per il clima, è dura, proprio come i Sud Italia. Per la Francia, invece, è una questione di gusto, molto diverso dal nostro.
Stiamo cercando dei mercati che abbiano un interesse nel prodotto. Oltre alla Scandinavia penso al Canada, agli USA. Anche il Giappone, ma più per una questione di gusto che climatica: loro sono ancora più avanti nella ricerca in campo outdoor, hanno una passione sfrenata per vestirsi da montagna anche se vanno in città. Anche in Corea del sud. Abbiamo un nuovo stilista coreano e mi raccontava che da loro – come da noi va il golf – si fanno passeggiate in montagna, ma considerano “montagne” collinette da 600m… Però si trovano tutti per andare a fare la passeggiata vestiti con il bermudino tecnico, il North Face giusto, tutti belli tirati, tutti precisissimi. C’è un posto molto famoso dove all’inizio dell’itinerario ha aperto uno store North Face e nel giro di sei mesi si sono ritrovati una sorta di centro commerciale con tutti marchi più importanti dell’outdoor, giapponesi e americani.

E’ come il negozio di fiori al cimitero, là dove serve…

A noi piace dire che ci ispiriamo al mondo nordamericano però vorremo dare sempre di più un’impronta italiana. Le nostre montagne sono le migliori.

A parte i viaggi in tutto il mondo che fate per cercare tessuti, piume, storie, ispirazioni, con il territorio come vi relazionate?
So (da Wikipedia) che Thiene era un’antica ed importante via per la Germania.

Dal punto di vista del territorio, questa zona qua è tattica nel senso che siamo bassi ma abbiamo una bellissima catena di montagne che ci dà l’ispirazione.
Ci piacerebbe essere tutti in montagna, però quando d’inverno arrivi dall’autostrada e vedi queste montagne innevate hai come un brivido.

Tu sei un tipo da montagna?

In realtà no, ma lavorando qui ormai da sette anni ho iniziato ad amarla. Mi piace provare i nostri prodotti, andare a -15C°…
Non per le sciatone, ho paura di farmi male [ride], ma per le camminate, le ciaspolate, cose più semplici. Pure lo slittino! A Vipiteno c’è una pista di 3km, quindi bella lunga. E il giubbotto ha tenuto alla grande, non si è bagnato, è rimasto caldo dentro.
I nostri capi vengono tranquillamente utilizzati per fare snowboard e sci, anche se non sono nati per quello, quanto piuttosto per gite in montagna, dopo sci, aperitivi sulla neve.
Lo sci ha bisogno di indumenti più leggeri mentre molti dei nostri prodotti sono più pesanti, in piuma diretta, una tecnica che consiste nell’iniettare la piuma sotto il tessuto principale, quindi il giubbotto è praticamente solo una piuma, però tiene caldo esattamente come gli altri piumini, perché il tener caldo non è dato dal tessuto esterno ma appunto dall’imbottitura.

Posti?

A me piace molto l’Alta Badia, la parte di Corvara. E’ una zona importantissima per lo sci ma non solo per quello. Ci sono ristoranti e locali che non trovi in nessun altro posto.
Molto bella anche Cortina ma non per la parte “divertimento”. E’ il luogo ad essere bellissimo, in una valle non troppo stretta, con le montagne attorno: hai un “respiro” unico al mondo.

Edoardo Ambrosini, marketing manager di Museum
Gli scatti del lookbook FW2011/12 dove li avete fatti?

In un parco naturale sopra Merano: ci si arriva solo con la funivia. Lì c’è un hotel 5 stelle bellissimo con tanto di spa. E’ naturale ed ecologico, perfettamente intergrato con la natura del luogo proprio accanto a dei boschi “rusteghi”, dove c’è ancora l’altoatesino d’inverno vive nella sua casetta, con la legna… come una volta.
Addirittura lì vicino c’è una seggiovia che è stata la seconda realizzata in Europa, con seggioline singole che stanno lì dai primi del ‘900.

Il lookbook FW2011/12
Immagino che ci si debba pensar su due volte prima di salire…
Grazie mille per la disponibilità, Edoardo.

Aspetta, prima che tu te ne vada voglio mostrarti il nostro archivio, con pezzi storici del outerwear canadese ed americano e chicche come la divisa dei pompieri di Anchorage, in Alaska.
E ti ricordo il sito – www.museumtheoriginal.com – ed il contest Igloom: si può partecipare fino a fine anno.

photos Simone Sbarbati

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