Lamerti: l’entomologia creativa nel bijou contemporaneo

Quando mesi fa su queste pagine ho letto il post di Laura sulla designer del gioiello  Marta Mattsson ho provato invidia.
Invidia sì,  perché Marta Mattsson avrei voluto trovarla prima io (lei è proprio di un genere che mi prende), ma soprattutto perché sentivo che mi era sfumata l’opportunità di parlare del binomio gioielli/insetti secondo me.

Lamerti, al secolo Martina Angius di Cagliari,  segnalandosi mi offre ora l’occasione di poter finalmente parlare di questo tema lasciato da parte per qualche mese e stavolta non intendo lasciarmela sfuggire.
Dalla natura la materia prima (insetti morti di morte naturale) e dall’ abilità e dallo studio della creatrice i contenitori di queste vivide deperibili gemme: minuscole teche da microscopico museo di storia naturale rette da delicate saldature di stagno lucente sottili come ragnatele (o, più propriamente, ragnateche).

Cosa ispira l’uomo nel riprodurre un insetto su un gioiello?  Sarà tutta colpa del tema dell’apotropaico che ci affligge dal ginnasio e che ci porta ad evocare e rappresentare una cosa sgradita per allontanarla superstiziosamente? O sarà la natura stessa che fortuitamente preserva come in una bara chimica l’insetto nella goccia d’ambra e poi ce lo fa ritrovare, ispirandoci perché diventi nostro desiderabile e ricercato ornamento?

Nel bijou contemporaneo, tendiamo insomma a raffigurare ancora in una sorta di memento mori prezioso proprio quegli insetti chiamati figurativamente  “squadroni della morte” e preposti al disfacimento del nostro di involucro, oppure preferibilmente quegli altri insetti che, come le api, ci ricordano che il nostro pianeta è un ecosistema da preservare in punta di dita?
Chissà, ma nel mio immaginario, e in maniera meno netta sicuramente, il binomio gioiello/insetto si consuma in un’ atmosfera rarefatta più vicina a quella della fiaba, dove appare lontano ciò che è vicino e viceversa.

Nella fiaba media ad esempio, per il protagonista bersagliato dalla sorte avversa, è sempre oniricamente molto vicino il riscatto magico che permette in un battito di ciglia di uscire in grande stile da una vita grama come giusta ricompensa per uno slancio sincero di gentilezza d’animo e di attenzione verso il prossimo (impersonato quasi sempre da un essere semi-soprannaturale suscettibilissimo quanto riconoscibilissimo), ma al tempo stesso è tutto così poco consequenziale e garantito, che la riproduzione pedestre della medesima gestualità da parte del pusillanime e del malaccorto antagonista (che pure c’è in tutte le fiabe che si rispettino) è fonte certa per questi di disgrazia senza purgatorio.

Ed è proprio incastonato in questo ingranaggio personalissimo che un gioiello di insetti di Martina Angius diventa per me l’occasione per  parlare di una fiaba con cui mi intrattenevo spesso da bambina.
La storia in questione è La danza degli Gnomi di Guido Gozzano, che comunque, anche giustificata con questa premessa, non argomenta in alcun modo il nesso emotivo tra la tendenza a riprodurre fedelmente con materiali preziosi un insetto e la tendenza a raffigurarlo invece direttamente come simbolo di qualcosa (più spesso amore e/o morte e/o nascita/ri-nascita/catarsi…praticamente tutto!).

Ma tant’è, e per i lettori il cui interesse si concentra sul fatto in sé, rimando direttamente all’e-shop di Martina e ad un link dove trovare il testo della fiaba per intero per trarre da sé le proprie rispondenze.
Per chi invece è più interessato al perché nel mio immaginario gioielli e insetti vanno insieme, rimando al finale speculare (e altrettanto invasivo e limitante) riservato dagli Gnomi a protagonista e antagonista, l’una ricompensata per la sua modestia e la sua virtù dalla fuoriuscita di perle e gemme da un orecchio ad ogni parola pronunciata e l’altra… dannata invece da una profusione di scorpioni dal medesimo orifizio.

Nell’attesa di imbattermi anch’io un consesso triviale di gnomi danzanti sotto la luna piena (nel qual caso spero proprio di trovarmi dalla parte del giusto o di riconoscerli almeno per tempo!) posso sempre comprare un gioiello di Martina Angius.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altre storie
Laju Slow Apparel: un nuovo marchio che è un inno alla lentezza