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Attrazione e repulsione secondo Märta Mattsson

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“Ecca’llà l’ennesima ragazzina in fissa con la taxidermia”.
La prima volta che mi è passato sotto il naso un ciondolo di Märta Mattsson, non ho resistito alla tentazione di sbeffeggiare il jewelry designer nordico che trovo stucchevole nel suo rievocare ogni due per tre cose morte, nere e fru fru ormai prive di qualunque emozione. Si parla di un gruppo ristretto di progettisti, chiaramente. Ho quindi accompagnato con piacere il nome della svedesina nel cestino dotato di etichetta “i triti & ritriti”.

Ma qualche giorno fa il dio dei gioielli decide di scagliare l’ira su di me, sbattendomi in faccia foto giganti che ritraggono, per l’appunto, i progetti della Mattsson, esposti in occasione di una mostra al Mint di Londra. Pelle d’oca alta così. Quelle sono schifezze. Sì, ma delle geniali schifezze. Tipo: un croccante scarafaggio o qualcosa di simile che si schiude rivelando un ripieno di zirconi. Hai capito? Tu schiacci con la ciabatta un coso e trovi le pietre preziose. Oppure, una spilla pazzesca fatta con le zampe posteriori di un coniglio. Sembra che la bestiola si conficchi nella schiena come un dardo. Per non parlare dell’apparecchio odontoiatrico, completo di denti, appuntato su un golfino giallo. Caterpillar è in argento e resina, perciò non puzza.

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Wear your fear
, che ti passa. Lo sostiene la giovane designer. Furbetta lei, vuole convincermi a uscire per strada con un’anguilla a mo’ di collana. Che poi, sarà vera tutta quella roba? Un po’ e un po’, ma che importa. L’abilità di modellazione dei materiali insieme all’acutezza progettuale permettono a Märta di giostrarsi in maniera del tutto convincente tra reale e surreale, natura e artificio, biologia e immaginazione.

Più mi addentro in quel mondo strampalato più mi entusiasmo. Signor Rossi, Lei ha un vermicello bianco sul bavero della giacca –  non è un verme, è Sperm Mouse. Gli animalisti saranno felici di denunciare lo scempio sui roditori esibendo una specie di cavia-feto d’oro a cui è cresciuto un orecchio sul didietro. E poi, via con cacche elettroformate, muffe ed esperimenti chimici sfuggiti al controllo. Dulcis in fundo, orecchini (elegantissimi!), fatti di unghie tagliate, per chi soffre di onicofobia. È tutto inquietatemente desiderabile, il tasso di stile alle stelle. Bella Märta, clap clap. E scusa se ti ho giudicato in fretta. Adesso per favore, mettimi una larva al dito.

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