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JuliAni V.S. Uloni e viceversa: Scambio d’artista

Le lezioni della Trade School mi hanno molto preso in questi giorni non c’è che dire e adesso che siamo alle sue battute conclusive, spero proprio  che questa bella iniziativa convinca sempre più persone a mettere a disposizione degli altri il proprio saper fare.
Queste riflessioni e altre ancora mi hanno portato nuovamente sulle tracce delle teutoniche amiche di swap Juliani e Uloni, sul blog delle quali ero passata per caso mesi fa.

Queste due designer residenti ad Amburgo con la mania dell’hand-made ed entrambe titolari di un negozio su Etsy, si sono trovate e piaciute comprando reciprocamente l’una le creazioni dell’altra, sono diventate amiche… e da qui a sviluppare l’idea di avere un posto virtuale tutto loro che documentasse i loro scambi, il passo è stato breve.
È nato così We Swap il blog dove Juliani e Uloni invitano amici, colleghi e omologhi da tutto il mondo a condividere la gioia e il piacere di dare/ricevere un oggetto fatto a mano con amore e con la marcia in più dell’unicità.
Proponendovi, potete anche voi presentare un vostro oggetto fatto a mano, per scambiarlo con un genere di articolo a vostra scelta, con le stesse caratteristiche del vostro.
Ogni scambista infatti, accanto alle foto del suo oggetto, indica cosa gradirebbe ricevere in cambio.

Ho pensato di tornare adesso a fare un giro dalle loro parti, proprio perché mi sono messa a pensare ai possibili motivi per cui uno swap diverte tutti e un mercatino meno.
Una delle regole basilari del bon ton ci avverte che è cafone parlare di soldi ma in qualunque operazione di compravendita, perché la richiesta di denaro fa reagire con meccanica e inconsapevole diffidenza?
Prometto che non la tiro per le lunghe, non ho nessuna intenzione di scrivere un trattato (ammesso che ne sia capace), ma ragionando terra terra direi che, se anche fosse vero, non dovrebbe essere così, perché la moneta è in effetti il mezzo di scambio più efficace e più veloce nella maggior parte delle trattative, lecite e non.
È stato tuttavia testato da me il fatto che, in contesti molto creativi, il rapporto produttore e potenziale acquirente è rovinato sul nascere già solo dall’idea del passaggio di valuta corrente da una mano all’ altra.

Questo succede perché chi si dedica con passione all’arte e al diy già fatica a privarsi di qualche sua creatura e poi perché di fatto il creativo in questione ci resta molto male di fronte alla richiesta di uno sconto, soprattutto quando già il prezzo di partenza è oggettivamente ragionevole in rapporto alla qualità e alle numerose ore di lavoro che ci son volute per realizzare l’oggetto della discordia.

Mi farebbe piacere sentire cosa ne pensate, io intanto vado su We Swap e mi do agli scambi.

Mostra Commenti (7)
  1. :-) Propongo alla Trade School di organizzare un corso sulle tecniche di vendita del prodotto creativo e sull'assertività. Io mi iscriverei!!!

    1. Su Etsy si vende e si compra, infatti le ragazze vi si son trovate apprezzando l'una le creazioni dell'altra (comprandole). Poi hanno pensato ad un superamento del meccanismo di incontro domanda/offerta che coinvolgesse anche altre persone con passioni comuni.

      Ma continuano comunque ad avere il loro negozo su Etsy..

  2. la mia tesi di ben 4 anni fa al politecnico era esattamente lo stesso identico progetto… peccato che nessuno allora avesse voluto realizzarlo… :(

  3. Non pensi che si possa trovare il modo di proporre il tuo progetto strutturato in una situazione tipo Trade School oppure Hub?

    Ci potresti pensare e trovare il giusto modo di proporla. Io faccio bigiotteria eccessiva che tengo sotto al mio letto riposta in cassette a prender polvere, a che serve? Giova solo agli acari…

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