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libertà

The book is on the table | Libertà

libertà

LIBERTA’
di Jonathan Franzen
Einaudi 2011 | Amazon

Un romanzo, quando diventa (o è destinato a farlo) un classico, è come un meccanismo perfetto, un orologio di precisione che ti prende dentro ai suoi ingranaggi, ti gira e rigira, ti stritola e ti risputa fuori cambiato, diverso, nuovo.
Un grande romanzo è una trappola: il tuo libero arbitrio si limita ad immaginare ciò che leggi, ma è l’autore, attraverso il libro, a offrirti la porta d’ingresso, a tracciare il percorso (a volte dritto come quello di un’autostrada nel deserto, altre tortuoso, faticoso e subdolo come un sentiero di montagna) e ad indicarti l’uscita. Certo, puoi volare via, staccarti dalle righe e partire da solo per un volo di ricognizione dentro o intorno a te stesso. Ma quando finisce il carburante poi devi tornare giù, rituffarti nella storia, entrare di nuovo negli ingranaggi, andare avanti guardandoti attorno, per non perdere niente del panorama, cercando di capire com’è che funziona quel meraviglioso – a volte pericoloso – marchingegno fatto di parole costruito da qualcuno, l’autore, che non saprà mai quale sarà l’effetto che avrà su di te. Perché la tua vera e sola libertà, dentro ad un romanzo, è essere te stesso.

Jonathan Franzen è uno che di trappole perfette se ne intende. Con il suo Le correzioni era riuscito, attraverso un micromondo famigliare/familiare descritto con la spietata precisione di un quadro iperrealista, a farmi entrare in una dimensione di disagio e nostalgia tale da far sembrare l’uscita, La Fine, solo un’illusione. Al di là di essa la solitudine di pensieri che vanno a zig-zag avanti e indietro nel tempo, portando fotografie – il tempo congelato, immobile – di ricordi passati e futuri scenari.

Quindi quando ho preso in mano Libertà, l’ultimo romanzo dello scrittore americano, mi sono messo subito il cuore in pace immaginando quel brivido masochistico che hai quando sai di stare per farti del male, entrando in un mondo dove ogni errore, ogni ipocrisia, ogni atto d’orgoglio o temporanea felicità, in pratica ogni minuscolo o gigantesco frammento del tuo (e dei personaggi del libro) essere umano, verrà analizzato, sezionato con tutta la freddezza, ma allo stesso tempo la pietas, di un anatomopatologo che ti apre il petto sopra ad un tavolo autoptico.

Così almeno speravo. Ma stavolta qualcosa non ha funzionato. Dopo i primi capitoli il meccanismo si è inceppato e quello che doveva essere il ritratto “spietatamente iperrealista” della famiglia borghese americana sembra diventare uno di quei film che ti danno la strana sensazione di raccontare troppo e troppo poco allo stesso tempo. Quelli dove pare che ci sia un maniaco del barbecue che continua a mettere carne al fuoco e finisci per chiederti se non sarebbe stato meglio allungare il minutaggio per approfondire un po’ le cose ma che poi, alla fine, non capisci dov’è finita tutta “la ciccia” che avevano buttato dentro. Al cinema di solito è colpa di una sceneggiatura debole e di un montaggio pessimo. Nel caso di Franzen sembra invece, se metti Libertà a (un impari) confronto con Le Correzioni, mancanza dell’urgenza di raccontare (e raccontarsi).

E la storia di Patty, depressa proprio perché libera, libera di non lavorare e di scegliere chi amare tra l’inflessibile ed idealista marito Walter e il suo migliore amico, l’incasinato e affascinante musicista Richard, libera di adorare un figlio egoista ed arrivista e di snobbare una figlia troppo pratica e saggia tanto da sembrare lei la madre, sembra di vederla su uno schermo, bidimensionale, più che di viverla e soffrirla sulla tua pelle.

co-fondatore e direttore
  1. Quindi non t'è piaciuto molto?L'ho visto ieri sera in libreria ed ero tentato di prenderlo.

    Le Correzioni è stato una autentica rivelazione per me, libro fantastico, uno di quelli da cui non riesci a staccarti. Un iperrealismo come lo chiami tu fluido, mai forzato.

    Ne ho un ottimo ricordo, forse un po' troppo adombrato ormai da quello di un altro capolavoro contemporaneo: Infinite Jest, che troneggia tranquillo e monumentale dall'Olimpo, imbattuto, inarrivabile, eterno.

    1. D'accordissimo con te sia per Le Correzioni che, soprattutto, per Infinite Jest.
      Libertà, mentre leggi i primi capitoli, fa ben sperare. Poi si perde e non ti trattiene più. La trama va avanti come fosse un film o una fiction. Sembra ad un certo punto, che spuntino fuori sceneggiatori tipo quelli di Boris che si consultano "e ora cosa mettiamo qui?" "F2 – l'assistente che stuzzica" "genio!"

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