Aurélie Bidermann | SS2011

Ammetto con sgomento di non aver afferrato il fil rouge nella trama, a dir poco eterogenea, della collezione SS2011 di Aurélie Bidermann. Per me, troppa roba diversa tutta insieme. Come la compila dei viaggi lunghi in macchina quando siete in quattro, come la cartella cose random che mi piacciono sul desktop, come se la Bidermann si fosse trovata, la notte prima degli esami, ad ammucchiare sessioni e sessioni di idee, schizzi, progetti.

Tutto in una botta e senza capire come. Dura, data la mia intrinseca natura di secchia. Pur glissando sul pout pourri stilistico, che, oddio, sarà una scelta, c’è comunque qualcosa che non mi convince.

Saranno quei ganci a forma di graffetta piazzati un pò dove capita, tipo in mezzo a delle conchiglie? L’accostamento scrivania-mare non fa proprio per me. O saranno i deja vu che fioccano uno dopo l’altro? Aurélie ripesca dalla storia, ma soprattutto dalla sua collezione invernale, le foglie, i serpenti e, con un occhio alla Chanel bucolica dell’estate che fu, di nuovo le spighe. Ripropone le borchie che manco più Eddie BorgoMouton Collet, i teschietti tribali (dai basta) e le bocche, remixate ormai in tutte le salse, da DelfinaSolange passando per…tutti gli altri.
E ancora, la mascherina veneziana e gli intrecci tessili colorati che mi ricordano tanto le collezioni passate della Dehoff.
E quell’artiglio alla Pamela Love-due-anni-fa? Che c’azzecca?

L’effetto finale è Nostalgia2010 e mi manca l’entusiasmo.

Meno male che a salvare il tutto, in corner, ci pensa lui. Un bellissimo bracciale, antropomorfo e trasognante che secondo me starebbe bene, ma proprio bene bene avvinghiato al mio polso di secchia-secchiona.






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