Joss McKinley: Living Light in Still Life

Joss McKinley è un fotografo inglese che ho avuto la fortuna di conoscere tramite l’altrettanto brava Eva Vermandel, già intervistata per Frizzifrizzi. Lo stile di Joss mi ha colpito subito, è una mano calda che ripara dal vento d’autunno, dalle giornate grigie inglesi. Osservare le sue fotografie dà lo stesso conforto di starsene accovacciati davanti ad un falò fuori stagione: la natura morta che brucia e riscalda.

Ciao Joss, dove ti trovi in questo momento?

Sto alla scrivania del mio studio, ascolto musica, è buio, credo abbia appena cominciato a nevicare.

dalla serie "The Kingdom"

Cosa c’è di interessante per un fotografo nel vivere a Londra?

La sua storia e le differenti possibilità di paesaggio che offre, il cibo, l’arte, la musica e la gente, ma se dovessi fare una scelta, Soho e la National Gallery sono i posti che più visito con piacere.

dalla serie "The Kingdom"

Osservando le tue immagini sembra che le stagioni e la natura siano molto importanti per la tua ispirazione. Credi che l’essere cresciuto in Inghilterra ti abbia dato una particolare percezione dei colori, delle ombre e delle luci come si può riscontrare anche in altri fotografi inglesi?

Può darsi, c’è sicuramente qualcosa in me che ama farsi ossessionare dal colore e dalla luce, è istintivamente una delle prime cose che attraversa la mia mente quando vedo qualcosa, non importa se si tratti di una fotografia o di un pub illuminato. Sono cresciuto in campagna, in una bellissima vecchia casa scarsamente illuminata, probabilmente questo avrà avuto la sua influenza.

dalla serie "The Kingdom"

Sul tuo portfolio online c’è una bella sezione chiamata “Still Life” (Natura morta), mi piace molto l’idea del fotografo che può fermare il tempo e giocare con esso. Cosa rende secondo te l’immagine statica? E rimane in effetti immobile, senza vita o i ricordi ed i sentimenti la tengono, comunque, in movimento?

Lavorare con la natura morta è davvero un piacere, è bello avere il tempo di poter pensare alla composizione e collocare gli oggetti, qualcosa che è pressoché impossibile quando si fotografano persone, ne devi tenere conto…forse dovrei cominciare a pensare di usare modelli umani morti.
Più che le memorie ed i sentimenti, preferisco pensare che sia la luce che mantiene l’immobilità… in movimento.

dalla serie "The Kingdom"

Parlando dello scorrere del tempo in fotografia, ho la sensazione che il tuo gusto sia molto lontano da qualsiasi convenzione o tendenza, ed è proprio questo che apprezzo nell’arte: la mancanza di tempo. Riferendoci alle mode attuali che viggono nel campo della fotografia, credi che in 15-20 anni ci sarà il nuovo “vintage” o forse viviamo in un’era dove le immagini resistono al fluire del tempo?

Probabilmente la gente vomiterà ancora tutta quella robaccia già trita e ritrita. Sfortunatamente viviamo in un’era in cui la ripetizione è l’elemento comune in tutte le arti, magari anche troppo, e penso che nulla cambierà, si deve solo tentare la propria strada ed ignorare tutto il resto, andare avanti con quello che veramente senti, sperando che le persone possano vederlo.

The End

Fotografia VS Graphic Design (1.1): nel 2003 hai frequentato la scuola di graphic design presso la Central Saint Martins e nel 2005 i corsi di fotografia al London College of Communication. Cosa ti ha fatto cambiare idea? Cosa mi racconti delle esperienze al LCC?

Il mio ultimo lavoro presso la St Martins è stato documentare una squadra di giocatori di freccette, qui a Londra, durante un fine settimana. In quell’occasione scattai una foto (The End) che credo si possa dire mi abbia fatto cambiare idea e dato la voglia di voler continuare a lavorare con la macchina fotografica. E’ stata onestamente l’unica cosa che in modo genuino mi ha profondamente toccato. Così ho deciso di andare avanti con i masters presso la LCC, che si sono svolti abbastanza bene dal momento che avevo bisogno di un orientamento per strutturare e discutere il mio lavoro, cosa che realmente mancava nel corso di studi precedente. Credo che il primo anno mi risultò piuttosto difficile, probabilmente mi rendevo la vita complicata, ma in modo abbastanza naturale sono poi arrivato al secondo anno, che conclusi producendo due opere molto forti (Abject Window e Moonlight Rooms).

Peter Blake - ritratto

Fotografia VS Graphic Design (1.2): tu, così come molti altri fotografi, lavori per riviste come Telegraph, Indipendent, Vogue, Guardian, Wallpaper e così via. Pensi ci siano tendenze nella grafica ed in generale in questo tipo di pubblicazioni che interferiscono troppo col tuo lavoro di fotografo? Cosa fai quando non ti piace il layout di una pagina dove dovrebbe essere inserita una tua fotografia?

La maggior parte delle riviste per cui lavoro hanno grande rispetto per la fotografia, tenendo in grande considerazione le fotografia all’interno del layout. Soprattutto la rivista The Wire rispetta completamente i fotografi e la scrittura, dando ad entrambi la libertà di esprimersi.
Non sono mai stato infastidito dal modo in cui la mia immagine è stata impaginata, sarebbe comunque sempre troppo tardi perché normalmente non si ha la tempistica di apportare delle modifiche prima di andare in stampa.

Charles Webb - ritratto

Che tipo di film o musica senti più vicino al tuo immaginario?

Tante cose… la musica di Tom Waits, Nick Cave, Ry Cooder, The Doors…
tuttavia quando lavoro ascolto principalmente molte colonne sonore così da non distrarmi troppo: Ry Cooder, Neil Young, Nick Cave e Warren Ellis sono i miei preferiti. Per quanto riguarda i film, amo “Mystery Train” (Martedì notte a Memphis di Jim Jarmusch, n.d.r.), “Vertigo” (La donna che visse due volte, di Alfred Hitchcock n.d.r.), “The assassination of Jesses Jame’s” (L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik, n.d.r.), “Paris-Texas” (Wim Wenders).

Cosa alimenta il tuo cervello?

Il caffè, la cliona (un integratore simile alla nostra spirulina, n.d.r) e Courbet (il pittore di fine’800 Gustave Courbet).

dalla serie "Gathering Wool"

Qual’è stata la tua prima macchina fotografica?

Credo sia stata una Pentax k1000, ancora oggi la uso occasionalmente sebbene abbia appena messo le mani su una Nikon FM che senza ombra di dubbio finirà per rimpiazzarla.

Gathering Wool - Miles

Cosa mi dici delle polaroids? Mai fatte?

Sì, ho usato una grande Propack che aveva un bel flash incorporato, una gran bella macchina per scattare foto. Solitamente la portavo sempre con me e adesso ho una scatola di latta piena di polaroids. Di recente alcune di queste le ho caricate nel mio 5×4 (un rullo n.d.r.), hanno una qualità enorme, peccato che siano destinate a morire subito. Ne puoi vedere alcune nel mio progetto Gathering Wool (Miles).

Credo tu abbia sia macchine fotografiche analogiche che digitali. Hai regole precise per la postproduzione per rendere il tuo lavoro uniforme?

Scatto solo in pellicola, per cui nel mio lavoro c’è molto tempo dedicato alla scansione dei negativi. Ci sono poche regole da tenere a mente per quanto concerne la grandezza ed il contrasto, ma soprattutto cerco di evitare di rendere il mio lavoro proprio come se si trattasse di fotografie.

Gathering Wool - Salute

Di recente una delle tue foto, Salute (2009), è stata selezionata per l’evento “Designers Against AIDS”, cosa mi dici del progetto?

Mi hanno contattato chiedendomi un’immagine che avesse come tematica la bellezza, ed un mio scatto della mia serie Gathering Wool mi è venuta immediatamente in mente. E’ una foto che ha per soggetto la mia ragazza mentre fa yoga, molto naturale e con una luce perfetta. L’immagine è apparsa sia in un libro che in una mostra, dove successivamente è stata venduta per la raccolta fondi per ill DAA. Il progetto ha incluso altri artisti come Eva Vermandel, Mark Ticherner e Erwin Olaf.

dalla serie "Gathering Wool"

Cosa mi dici dei prossimi progetti? Mostre imminenti, pubblicazioni?

Sto concentrandomi sul mio attuale progetto, The Kingdom and Gathering Wool, e spero di poter mostrare parte di questo lavoro il prossimo anno in collaborazione con uno dei miei amici, ma nulla è stato ancora stabilito. Mi piace l’idea di lavorare ad un libro, ma temo che una cosa del genere mi possa mantenere mentalmente incastrato al momento.

Interview © Bruno Colajanni (www.ludag.com)
Images © Joss McKinley (www.jossmckinley.com)

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