Sveglia alle 7,00, colazione veloce, doccia, mi vesto per andare al lavoro ma prima di uscire chiamo il DustCart e gli lascio la spazzatura.
Più la mancia, che non ho idea a chi arriverà ma mi piace pensare che sia per il robottino. Che quando ha finito il suo turno – lo so, lo so che il suo turno è di 24h, 7 giorni su 7 ma fatemelo immaginare come uno come me e voi, che ha famiglia e amici ed e-books da leggere, musica da ascoltare, film da guardare – prenda la sua robottina e se ne vadano a bere qualcosa insieme, invece di tornare, come sempre, alla stazione-rifiuti.

Saluto le mie due figlie che se ne vanno a scuola e la mia compagna che rimane a casa perché è in maternità (è in arrivo il terzo piccolo Sbarbati quindi tra poco dovremo pure cambiare casa: e per fortuna che ci sono gli aiuti governativi che pagano la mamma anche se non va al lavoro e se hai più di due figli ti danno un finanziamento per la casa!).
Prendo la mia Compressedairbike e sfreccio in mezzo al traffico.

Devo ricordarmi, poi, di andare a ricaricare d’aria la bombola.
Certo, non muoio mica se pedalo con le mie sole forze, ma un po’ d’aiuto dal motorino che si attiva con l’aria compressa non lo rifiuto di certo.
E’ vero che mi sento ancora 30 anni ma…

Arrivo in ufficio in perfetto orario. Che lavoro faccio? Quello che faccio già da una vita, anche prima che iniziassero a pagarmi per farlo.
Produco informazioni, anzi le trasformo. Mi arrivano in svariati formati, da leggere, da guardare, da ascoltare, da toccare e da immaginare. Io faccio tutto a pezzi, e con quelli creo nuove informazioni.
La sera, prima di tornare a casa, mando tutto alla CTMM (che sta per Centrale Trattamento Materiale Mediatico) della città, dove svuoto anche il mio cestino digitale (e gli altri ci svuotano i loro, magari pieni delle informazioni che ho mandato io).

Lì gli scarti di informazioni vengono trasformati in energia pulita (che alimenta anche i robottini dei rifiuti!) mentre le nuove informazioni vengono mandate alla Biblioteca Universale by Life, dove viene raccolto tutto il sapere prodotto in ogni momento, in ciascun angolo del pianeta e dove fanno anche i duplicati di tutto il materiale, che poi viene tritato e mescolato per fare pasta biodegradabile (superpixelata!).

Oggi però non è che sia proprio in gran forma. E infatti in ufficio ho combinato poco e niente.
Quindi mi faccio il check-up instantaneo con il sensore quantistico integrato e mando tutto al laboratorio, dove hanno il computer quantistico (in ufficio non ce l’ho perché costa troppo e non me ne farei niente) e possono fare una diagnosi immediata che poi mi arriva in un nanosecondo.

Per fortuna che questi due tizi, dieci anni fa (la foto è dell’epoca!), hanno trovato il modo di portare a tutti, con QUlife ed i QUbits, le tecnologie quantistiche che prima venivano usate solo nei laboratori.
La diagnosi è… boh, il nome non saprei ripetervelo, non è decisamente il mio campo. Ad ogni modo niente di che. La cura è semplice: bere, bere, bere molta acqua.

Vorrà dire che tornando a casa passerò dalla Hygrostation.
Se nella vostra città ancora non c’è (qua hanno installato le prime appena qualche mese fa), sappiate che si tratta di una specie di distributori d’acqua/calore/umidità. Comfort, in effetti.
Belle a vedersi – sembrano monumenti! – le Hygrostation di solito le trovi nelle piazze, nelle stazioni, negli aeroporti, nei parchi e vicino alle fermate dei bus e della metro.

In ogni Hygrostation c’è un distributore di acqua potabile (puoi pure scegliere quale vuoi), una stanzetta calda per quando fuori fa davvero troppo freddo – e di inverni lunghi e gelidi ce ne sono sempre di più, purtroppo – e non vuoi morire congelato mentre aspetti un autobus. Quando invece c’è il problema opposto, ovvero caldo soffocante, la struttura emette acqua nebulizzata che rinfresca l’ambiente nel raggio di qualche metro. E c’è anche un giardinetto di muschio a bassa umidità.

Mentre me ne torno a casa incrocio un bel gruppo di DustClean, i cugini dei DustCart, che escono a pulire le strade.
Vado a farmi un bel pieno d’acqua nell’Hygrostation vicino al supermercato. Ma non faccio la spesa perché stasera io ed Ethel ce ne andiamo a cena fuori città (anzi, speriamo che la babysitter non ritardi!).

La macchina? Non ce l’abbiamo. Non la useremmo neanche molto, in realtà.
Stasera andiamo con una
Car2go.
Ce ne sono talmente tante, in giro, che basta fare due passi e ne trovi una libera.
Inserisci il pin, sali, la macchina ti scansiona la patente, e vai. E paghi solo per quanto la usi.
Non come quello scomodissimo car sharing di una volta (fare l’abbonamento, programmare quando ti serve… troppo stress).

Ora torniamo alla realtà: 25 giugno 2010.
Purtroppo non ci sono i robot che puliscono le strade e ti portano via la spazzatura, non c’è la bici ad aria compressa, non c’è modo di eliminare l’eccesso di informazioni se non facendosi una lobotomia, per farti una visita dal medico devi fare la fila e batterti con frotte di agguerriti vecchietti, se vuoi una stanzetta calda perché sei fuori e stai gelando devi chiuderti in un locale ed ordinare qualcosa altrimenti ti guardano storto (o lottare con cani e punkabbestia per una fontanella pubblica). In quanto alle auto… beh nel 2012 arriverà la smart fortwo electric drive, completamente elettrica.

Ma il me stesso del 2020, se non vivrà proprio in quel tipo di città, forse ci andrà vicino, visto che un pezzetto di futuro potrò già vederlo domani, quando saranno presentati i progetti dello smart future mind awards, durante lo smart urban stage.
Quelli che ho virtualmente vissuto e fotografato qua sopra sono alcuni di essi.

Dustbot è un progetto di Paolo Dario, Barbara Mazzolai & Cecilia Daschi, scelto dal Prof. Lorenzo Imbesi, curatore dell’area BE.
Compressedairbike è un progetto di Harry Thaler & Nicola Zocca, scelto da Martino Gamper, curatore dell’area CREATE.
CTMM è un progetto di Ciriaco Campus, scelto dal Prof. Alberto Abruzzese, curatore dell’area EXCHANGE.
QUlife è un progetto di Fabio Sciarrino & Giuseppe Vallone, scelto dal Prof. Paolo Mataloni, curatore dell’area EXPLORE.
Hygrostation è un progetto di Francesco Librizzi & Matilde Cassani, scelto dal Prof. Luca Molinari, curatore dell’area LIVE.
Car2go è un progetto già sperimentato con successo ad Ulm, in Germania e tuttora in sperimentazione ad Austin, Texas, presentato dal Dr.Thomas Weber, curatore dell’area MOVE.

Da domani potete entrare anche voi nel futuro.

smart urban stage
@ Piazzale antistante Auditorium Parco della Musica
viale de Coubertin 30, Roma
(vedi mappa)

dal 26 giugno al 31 luglio, dalle 15.00 alle 24.00

co-fondatore e direttore
  1. Articolo da pauuura!

    veramente "spaziale"

    magari ci fossero queste comodità.. soprattutto il car2go

    ma sinceramente la bici non mi piace

    ancora bell'articolo

  2. Dick, Asimov e il professor Zapoteck non avrebbero saputo fare di meglio:)

    articolo futufatalbellissimo.

    purtroppo io ho maturato una certa idea verso la fantascienza. e cioè che NON si può fare, davvero, la fantascienza.

    seguimi.

    Siamo a inizi 900. E abbiamo, non so, il telefono. Andiamo da uno scienziato del telefono con un iPhone e gli diciamo, guarda, questo è quello che tra 100 anni diventerà la tua invenzione. Esso è uno scienziato, quindi ha la "visione", certo si stupirà. ma ci crederà! (Emmet Brown docet).

    Andiamo invece nel 500. Sempre con l'iPhone, e andiamo dal re dicendo, FERMO RE! non mandare il tuo messaggero che arriverà tra tre settimane a consegnare il tuo messaggio… guarda, c'è la APP! lui o ci fa diventare Maghi di corte o ci dà fuoco per eresia.

    QUindi, e qui chiudo, la fantascienza, quella vera non ESISTE e non può ESISTERE perché quello che possiamo immaginare (anche se magari ci pare geniale) è solo una "proiezione" di cose che già esistono.

    (adesso non uscirtene con Leonardo DaVinci che lui forse non lo sai ma in realtà è DIO)

  3. Direi che ogni giorno che passa riesca ad emozionarmi il tuo modo di scrivere sembrerebbe piaggeria ma non è così. Riesci a trasportare nella lettura e per un attimo era davvero il 25 giugno 2020… peccato che non sia così, almeno avrei dimenticato che il 24 giugno del 2010 l'Italia aveva perso dalla Slovacchia….

  4. Commosso!

    Grazie a tutti. Non per fare il falso modesto ma non mi pareva niente di che.

    Come una cosa che farebbe uno uscito dal Dams e finito in Mediaset nonostante i suoi sogni da regista di cinema d'autore quando la produzione di un programma con la D'Urso gli ordina "fai qualcosa di 'alternativo'" ;)

  5. Articolo grandioso! Per un attimo ho creduto davvero che la tua giornata tipo fosse così condita dalla VERA tecnologia UTILE!

    Solo un sogno? Spero di no…

    Venerdì 9 Luglio all'Auditorium di Roma, per Smart + Bang Art!

    Arte e tecnologia… come poter mancare l'appuntamento? Ci sarai? Io si!

    Ancora complimenti, ciao!!

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