Partecipa al Booktober. Dal 1º al 31 ottobre.

New Upcoming Designers

New Upcoming Designer

“Dovreste trasferirvi a Milano almeno per 2 settimane a settembre e altre 2 a gennaio!”
Cosi ha detto qualche giorno fa, Ethel in “panciolle” sul divano, mentre io e Simone discutevamo dei vari inviti a sfilate, presentazioni stampa, feste, aperitivi, che si accumulavano nelle nostre caselle di posta elettronica.
Ci siamo guardati e abbiamo risposto: né ora né mai. Io 15 gg a Milano non resisto, neanche se a fronte di una congrua offerta economica, figuriamoci gratis!

In due parole non volendo restare a Milano neanche per una notte (come abbiamo fatto l’anno scorso), abbiamo deciso di declinare tutti gli altri inviti di questa settimana per partecipare sabato 20 alla sfilata New Upcoming Designers, cioè la sfilata organizzata dalla Camera della Moda di Milano per presentare le collezioni P-E 09 dei vincitori del concorso Fashion Incubator.

Siccome sono stata sempre sincera con voi lettori, devo confessare il motivo principale che ci ha portato a questa decisione. Non so se lo ricorderete, ma i Leitmotiv fanno parte dei 6 brands vincitori! Ecco adesso che l’ho detto sto meglio, poi insomma è abbastanza plausibile da parte di Frizzifrizzi cercare “il nuovo che avanza”.
Confesserò anche questo: durante l’ attesa la folta troika bolognese composta da giornaliste, fotografe, bloggers (io e Simone), amici e sorelle, sembrava più un fan club dei Leitmotiv che un gruppo di addetti ai lavori, ma appena entrati nella sala ci siamo dovuti separare per il sovraffollamento ed io mi sono subito “ricalata” nei panni della “addetta ai lavori vostra inviata” perdendo la parzialità che avevo portato con me da Bologna… almeno il 90% .
A farmi ripiombare nella mia fase di “critica” è stata un scena ridicola che si è svolta sulla passerella prima dell’inizio della sfilata. Abbiamo notato che i fotografi si erano accalcati intorno a una morettina, carina, molto carina (devo dire che la mia attenzione si era però fissata più che su di lei, sull’orribile camicia che portava: voile nero con inserti di pizzo lavorati sul davanti alle 12 del mattino !?). Io e Simone che non brilliamo per competenza del “mondo vip” o sedicente tale, abbiamo chiesto chi era , ci è stato risposto Sara Tommasi. Sara chi? Sara Tommasi! A quel punto mi sono arresa e non ho insistito…

Oltre a lei la Camera della Moda ha pensato bene di sprecare soldi ( si perché nemmeno a dirlo sono pagate e profumatamente per star sedute in prima fila, lì dove la maggior parte di altre donne pagherebbero per essere) invitando Martina Colombari (almeno questa sapevo chi era). Meglio avrebbero fatto a spendere un po’ di più per la grafica dell’invito: orribile, per consistenza, colori e illustrazione!
Era presente Mario Boselli presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, cosa questa sì, degna di nota.
Penserete che io abbia così esaurito il livello di acidità, invece non sono che all’inizio abbiate pazienza e non sarete delusi.
Vi presento i brands nell’ordine in cui hanno sfilato nella sala Borgospesso all’interno di Milano moda donna.
Io sarò cattiva, ma almeno il 50% del nuovo che avanza mi ha amaramente delusa.

A.ve Ante Vesperum Edicta

A.ve Ante Vesperum Edicta

1. a.VE ante vesperum edicta di Elena Pignata e Valentina Vizio.
Premesso che le conoscevo già, cioè avevo avuto modo di apprezzare la loro collezione A-I 08-09, ero molto incuriosita riguardo alle loro creazioni e le mia aspettative sono state abbondantemente ripagate. La loro collezione P-E 09 è bellissima, giocata sulle sovrapposizioni di maglina impalpabile, predominanti i toni del nero e del blu abbinati insieme. Belli i pantaloni ampli, i vestiti, gli accessori. Insomma brave, bravissime ragazze!

Gilda Giambra

Gilda Giambra

2. Gilda Giambra, non la conoscevo ma mi sono documentata prima della sfilata. Ha un sito fantastico, mi piace molto, dateci un’occhiata. La collezione, se pure giovane, frizzante, allegra, non mi ha convinto al 100%. Forse per l’egemonia delle righe: orizzontali, verticali, su leggings, magliette, vestiti. E poi la palette dei colori era un po’ troppo candy per i miei gusti… comunque la colonna sonora era fantastica e devo dire nell’insieme, non male!

Leitmotiv

Leitmotiv

Leitmotiv

Leitmotiv

Leitmotiv

3. Leitmotiv di Fabio Sasso e Juan Caro. Direte voi che ce lo dici a fare? Ormai chi legge abitualmente li conosce per nome e cognome, ma io ve lo ripeto perché vi entrino bene in zucca e siate preparati per quando tra qualche anno (e non credo molti), guardando i servizi di moda in tv potrete dire io li conosco dagli esordi! Vabbè torno seria, insomma semiseria almeno. La loro collezione è fantastica e non nell’accezione di bellissima, ma di fantasmagorica.
Bellissimi i vestiti, i pantaloni, le t-shirt, le camice, le borse e gli accessori. Tenete presente che le stampe (farfalle e figure mitologiche a metà tra insetto e uomo) escono tutte dalle visioni e dalle mani di Juan. Insomma bravi, bravissimi questa si che è creatività!

A questo punto, sarebbe stato meglio che io me ne fossi tornata a casa, perché quello che ho visto non solo non mi è piaciuto (e ci sta, non sono Anna Wintur e non è un dramma se non mi piacciono) il punto è che di questi ultimi tre mi chiedo in base a che cosa hanno potuto vincere un concorso per il nuovo che avanza? Nessuna originalità, niente che non si fosse già visto, abiti da cocktail che solo il nome fa film in bianco e nero. Vecchi dentro ‘sti giovani, che noia!

BeeQueen

4. BeeQueen by Chicca Lualdi
Solo vestiti da cocktail o da cerimonia? Boh. Simone è arrivato a dire: sono vestiti che starebbero bene nel negozio il “Lilla di zia Lalla”!
Lilla e bianco i colori predominanti, tanto voille lavorato anche in modo interessante ma poi il taglio del vestito rendeva il tutto molto noioso… già visto.

San Andrès Milano

5. San Andrès Milano
Mi spiace ma devo dirlo, tornata a casa non ricordavo nulla della sua collezione, fatta eccezione per la sensazione di déjà vu: vestiti, completi pantalone, accessori… il nulla. Anche dopo aver guardato le foto per “ripassare” la sensazione resta la stessa: niente di interessante da segnalare!

Federico Sangalli Milano

Federico Sangalli Milano

6. Federico Sangalli Milano
Se non fosse per qualche accessorio in midollino – visiere, collane, inserti negli abiti, che mi sono rimasti impressi – il resto era noia. Vestiti da sera svolazzanti già visti e rivisti. insomma a stupire non erano né il taglio, né il tessuto, né le stampe, solo la mancanza di quella vitalità che ti aspetti da uno che ha vinto Fashion Incubator.

co-fondatrice e caporedattrice
Mostra Commenti (42)
  1. Cara Francesca, ho appena letto il tuo post: che dire, se non che mi trovo pienamente d’accordo con te? Sabato c’ero anch’io – la mia ‘prima volta’ a Milano Moda, che emozione – e leggendo le tue parole ho riprovato le stesse sensazioni. Compresa la passione per i Leitmotiv!

  2. La tommasi (105 alla bocconi) era ospite della stilista di “be queen”, è andata per amicizia e non ha preso una lira!!!!!!!!
    Capisco pechè vi leggono in 4!!!!!!!!! La cattiveria gratuita non paga!!!!!

  3. Ma non conoscere la Tommasi (nonostante il 105! ;) è reato?
    Io non avevo veramente idea di chi fosse. Pagata o no, non amo i vip in passerella. E’ come se vai ad un concerto e se c’è un vip tra il pubblico lo fanno salire sul palco per fare presenza prima che cominci il concerto. Mi sembra stupido.
    Cmq sia, visto che ci leggono in 4, ‘sta discussione non va da nessuna parte!

  4. mi spiace ragazzi, per quanto trovi apprezzabile il vostro lavoro, se volete lavorare nella moda e per la moda non potete scappare da Milano…che sia per una settimana o per un giorno. Per di più la vostra acidità fa solo pensare che stiate sputando nel piatto in cui mangiate (anche se lo fate gratis).

  5. Nell’articolo non c’era acidità verso Milano, città dove comunque, personalmente parlando, vivrei solo se (molto) ben pagato.
    Frizzifrizzi poi, sebbene nato a Bologna, non è legato a nessuna città in particolare. Abbiamo collaboratori sparsi un po’ ovunque e il non avere una sede a Milano, finora non mi è parso un problema visto il successo (per una volta fatemelo dire: molto) raggiunto in poco tempo.
    Ultima cosa: Frizzifrizzi non è un blog di moda. Non solo di quello parliamo, per fortuna e sempre per fortuna, per fare il blogger (quelli internazionali insegnano) non c’è bisogno di vivere nella “capitale” di questo o di quello.

  6. @Paola :Per il futuro non vogliamo lavorare “nella moda e per la moda” più di quanto non abbiamo fatto negli ultimi due anni…scusa l’immodestia, con buoni risultati direi. Vuoi sapere quanti giorni siamo stati in tutto a Milano in questi due anni? Molto meno di dieci, te lo assicuro. Ti do un’altra notizia: Milano non è la moda né Italiana, né tanto meno mondiale.
    Aggiungo che personalmente adoro “la moda”, sia quella “istituzionale” che quella della piccole realtà italiane e straniere scoperte nel corso degli anni e vorrei continuare ad occuparmene, non vedo però come questo sia in contraddizione con quello che ho scritto nel post?

  7. Milano è capitale di che? ma per piacere, l’80% delle aziende italiane sono altrove e a milano hanno solo lo showroom…se andate in una qualunque fiera dil settore i dialetti parlati sono tre: Toscano, Veneto e Marchigiano.

  8. A New York i vip che compaiono nelle sfilate sono Julia Roberts, Madonna, Robert De Niro, etc…noi abbiamo Sara Tommasi e basta con questa Bocconi visto che ragazza da anni oltre a questo non ha altro tipo di argomentazioni ….Per non parlare di Milano io ci devo vivere non per mia scelta ( sono romana ) pero sinceramente ci metterei due secondi per tornare a ROma…..

  9. Certo che le persone sono assurde. Perchè prendersi la briga di attaccare tanto duramente un sito con “quattro lettori” senza neanche conoscerne i contenuti? Per rendersi ridicoli senza un fine? Frizzi Frizzi non mi sembra un blog di moda, ma soprattutto non mi sembra un blog con pretese d’alta moda. Sopratuttto, non necessariamente legato ad un luogo. Il non seguire i canali convenzionali e il ricercare notizie, designer ed eventi fuori dal comune e nei piccoli centri è una delle peculiarit di FF, che di sicuro e ha aiutato la popolarità.

    Detto questo, a me Milano piace da morire, quindi se vi capita di avere inviti in più per le sfilate, passate pure a me, che vado, guardo e se volete vi faccio anche un report per il sito!

  10. Che traistezza! Un situncolo provinciaale che tifando per i propri compaesani sputa gratuito veleno sulle altre proposte e spettegola con sufficienza sulla velina di turno.
    Provatevi a girare un po’ per i portici di Bologna, vestite da apicultore, come proposto dalle vostre compaesane!!

  11. Una volta per tutte: nessuno dei fondatori di Frizzifrizzi è di Bologna. Ci viviamo, spesso nostro malgrado. Mai pensato di fare un sito solo su Bologna altrimenti l’avremmo fatto. E’ una tristezza continuare a discutere su questa cosa “Milano-Bologna” creata a tavolino qualche commento più in alto, soprattutto quando non frega a niente a nessuno a parte quelli che nonostante “siamo un situncolo provinciale” e “abbiamo 4 lettori” continuano a leggerci.
    Vabbè, litigare è divertente, ma ora si è raggiunto il ridicolo.
    Prego anche collaboratori ecc di Frizzifrizzi di non rispondere più. Chiudiamola qui e lasciamo sputar sentenze agli imbecilli.

  12. Rigiro la domanda perché, per logica, lasciare commenti come questi per l’articolo in questione significa:
    1) essere uno dei designers criticati -> e allora ci sta rispondere, magari con un po’ più di intelligenza
    2) essere amico di uno dei designers citati -> e allora vedi sopra
    3) essere Sara Tommasi -> e allora complimenti per il 105 alla Bocconi e promettiamo di seguirti sempre da oggi in poi
    4) essere semplicemente milanese -> e allora essere del tutto idiota perché offendersi se qualcuno ti dice che non vivrebbe a Milano significa avere la testa più piccola di uno che si è laureato con 105 alla Bocconi
    5) avercela con Frizzifrizzi per qualche altro motivo (segnalazione non pubblicata, prodotto non segnalato ecc…) -> è successo altre volte, pazienza, leggiti qualche altro blog.

    Ma se ho sbagliato e se non è per nessuno di questi motivi che Federica e Fidenza si sono offese allora mi piacerebbe davvero capire, possibilmente discutendone civilmente.

  13. Beh, d’accordo su tutto, ma non su Federico Sangalli. Ero lì anche io, lo conosco e ogni tanto ci collaboro (sono di parte, questo è certo, però alcune cose sono oggettive): il midollino intanto era paglia di Vienna. Dove avete mai visto la paglia di Vienna nei vestiti. E su tessuti leggerissimi poi? …in abiti da sera o giacchine (e non solo in cappellini e collane – quali collane?). E dove avete già visto le nappe plissettate come nella giacchina bianca con cui ha aperto o le nappe plissettate nell’abito da sera marrone: nappa su tessuti leggerissimi. A me pareva incredibile. Dove li hai già visti, frizzifrizzi? Semmai qualcosa delle Ave, seppur bravissime, si è già visto: in IXos, dalla Malloni e da Yoshimoto… Certo il concetto di donna è diverso: lui fa lusso, non veste teen agers… (niente contro le teen) E poi un ultimo commento: la qualità dei materiali, e le rifiniture e come cadono i vestiti dovrebbe contare qualcosa nella moda o no? …lì proprio c’è un abisso… Ribadisco, sono di parte, lo conosco e sono amico, ma alcune cose sono oggettive. Forse di tessuti non ne hai una grande esperienza o sbaglio?
    Baci a tutti.
    Andrea

  14. @ Andrea : innanzi tutto grazie per la precisazione sul midollino, non volevo essere riduttiva o che..è stata solo l’ignoranza a farmi scrivere midollino 
    E’ la cosa che ho più apprezzato in Sangalli, credo si intuisca…
    Quello che scrivi lo capisco, lo accetto ed in buona parte concordo: le Ave ricordano Malloni e Yamamoto che adoro…lo abbiamo detto e pensato tutti, ma mi sono piaciute molto moltissimo, i tessuti ed i tagli (e non parlo solo di quelli di Sangalli, ma anche BeeQueen e San Andres) erano ottimi, le loro collezioni non erano per le teen ma destinate alle donne, strizzavano l’occhio al target di lusso. Come tu mi insegni però anche nel lusso, nell’extra-lusso si può avere originalità, osare …ed io onestamente mi aspettavo un po’ più di “originalità” dai vincitori di fashion incubator…tutto qui ;)

  15. P.s. Grazie per il modo in cui hai espresso la tua opinione, facendo notare i miei errori senza però denigrare grtuitamente né me né il blog né i designers che io ho apprezzato …pare sia un dote rara di questi tempi :)

  16. Anche a me le Ave sono piaciute e anche i Leitmotiv. No, non tutti i tessuti però erano ottimi: i tessuti be queen erano per la maggior parte sinteticoni ed anche le finiture e la modellistica lascaivano a desiderare: le gonne tiravano su, i cappottini cadevano un po’ a destra e un po’ a sinistra senza forma, alcuni completini in maglia facevano difetto e non fasciavano nemmeno le modelle. Per un concetto di classico, mio modestissimo parere, è un problema grave. I modelli poi ricordavano troppo alcuni Valentino Alta moda di tre anni fa (in brutto), e poi BlueMarine e MaxMara della stagione scorsa. Insomma “già visto, già detto, già fatto, provato…” per citare una vecchia canzone dei Disciplinatha. E infatti se sfogliate i giornali di moda ora in edicola si trovano cose molto simili e questo la dice lunga: non puoi presentare per il 2009 cose che ci sono ora in edicola: sei in ritardo di 2 anni o peggio hai scopiazzato. E le finiture… Mah… Questo per dire che non sono per essere gentile a tutti i costi: le cose vanno dette e le critiche vanno fatte (a parte che criticare a cose fatte è tanto facile e fare collezioni è più difficile), però bisogna anche contestualizzare al target di riferimento dello stilista: se fai classico certe cose non te le puoi permettere (vedi be queen), se fai super glamour te ne puoi permettere alcune, ma non altre (i leit hanno stampe meravigliose, tessuti e materiali un po’ meno meravigliosi, ma va bene così, non è un errore) e poi bisogna tener conto che non era una sfilata di appena usciti dalla scuola e qualcuno ha già un mercato di riferimento e magari non ha bisogno di fare cose pazze per farsi notare. Parlo per difendere Sangalli naturalmente. L’ho già detto che sono amico, conosco il suo mondo e il suo modo di lavorare perchè ho anche collaborato in passato. A me sono sembrate cose davvero nuove e ben fatte per il tipo di moda che fa. Ma soprattutto penso che quando si critica, un po’ di conoscenza dei tessuti e delle lavorazioni bisogna averla e deve pesare sulla critica. Baci di nuovo a tutti. Andrea

  17. Io invece credo che si possa esprimere la propria opinione motivandola e specificando a cosa si riferisce, senza essere sarti o venditori di tessuti…dire midollino invece di paglia di Vienna è errato, ma non cambia la sostanza della creazione…forse ne giustificherà il prezzo diverso ma io non sono entrata nel merito.
    Ribadisco: i tessuti, i tagli non mi hanno impressionato in negativo, ottimi o no che fossero.
    La mancanza di idee nuove si e non finirò di ripeterlo, al di là del target di riferimento. Nuovo-originale non significa importabile-invendibile!

  18. Anche sulla mancanza di idee nuove: dove hai visto un giacchino di nappa plissettata come quello bianco? dove hai visto la paglia di Vienna che si usa nel design di lusso (sedie etc..) in abiti da sera assieme a tessuti leggerissimi, senza che crolli tutto sotto il peso della paglia? Ho visto un pantalone stretto con sopra un sovra pantalone di organza largo, dove l’hai visto? …e lecerniere invisibili nei cappottini e nelle giacche di nappa? e l’abitino verde pieghettato e plissettato? E l’inserto di nappa plissetata in un abito di chiffon drappeggiato senza che il peso della nappa faccia crollare tutto? …Io di moda ne ho vista tanta ma di queste cose mai… a me pareva incredibile… se poi a voi personalmente la couture annoia e il lusso non dice nulla è un’altro discorso. Ma di qui all’assenza di novità e creatività, il passo è grosso. Se propro vogliamo essere noiosetti nemmeno il connubio arte-moda dei leit è poi così una novità: Valentino ci ha impostato le sue prime linee di Pret-à-Porter anni or sono… e prima di lui altri… Con questo non voglio dire assolutamente che non fosse bella o creativa, era bella e creativa mi è piaciuta davvero molto, tutti vanno contestualizzati. Baci.Andrea

  19. Caro Andrea, capisco che ti sia incaricato della difesa d’ufficio del tuo amico, per altro ti ho già detto che apprezzo i toni con cui lo fai… però credo che adesso, siamo noi due, ad annoiare con questa discussione gli altri lettori…
    Non essendo una gara a chi tra noi due la memoria storica migliore delle passate collezioni di pret a porter o alta moda ed essendo impossibile che uno dei due convinca l’altro, direi che potremmo smetterla qui.

  20. PRECISAZIONE: Oggi al Touch ho fatto due chiacchiere molto piacevoli con Chicca Lualdi (BeeQueen), mi complimento per la disponibilità e per la gentilezza con cui ha accolto le mie “critiche”…forse a voce le cose che ho pensato e scritto risultano meno aggressive :)
    P.s. La Dott.ssa Sara Tommasi alla sfilata non indossava capi BeeQueen… il mistero si infittisce : la camicia di chi era ?

  21. Francesca, finalmente ho capito chi sei…………..e capisco anche perchè non vuoi lavorare nella moda…!!!! Con la faccia che hai e con il tuo gusto nel vestire, meglio che ti occupi d’ altro……… “patetica”!!!!!!! mica ti pagheranno per quello che fai vero?????

  22. Ero indecisa se rispondere o meno, poi ho pensato che sarebbe stato maleducato da parte mia non partecipare a una discussione condotta in modo tanto intelligente ed edificante, così eccomi qua !
    Federica o più probabilmente Federico, mi hai visto al Touch, vero?
    Due cose:
    a) quanto alla mia faccia così inadatta alla moda, si non ho fatto nessun pit stop dal chirurgo estetico. E si, peso il doppio delle centinaia di stagiste, stylist ecc ecc che affollano Milano e dintorni. Chi se ne frega, non faccio la modella! Io però la mia faccia ce la metto sempre, tu ti nascondi dietro un nick name e un indirizzo e-mail falso. Patetica io?!
    b) non ho mai dovuto giustificare o motivare il mio modo di vestire, non lo farò neanche ora. Ti chiedo però quale è la cosa che ti piaceva meno? Scommetto il fermaglio dei Leitmotiv!

  23. Mi permetto di entrare anch’io in questa discussione senza esprimere pareri sulle collezioni, non perchè io non ne abbia, ma perchè i pareri sono sempre personali ed è poi il mercato e la qualità dello stesso che premia una collezione.
    Però vorrei solo rispondere ad Andrea dicendo che:
    1. le Nappe plissettate le ho viste da circa 5 stagione da .It, oltretutto bellissime e di grande qualità. I pantaloni stretti con i larghi sopra li fece Zoran negli anni ’70 e con i vestitini plissettati e pieghettati ci ha giocato Miyake per decenni.
    Gli inserti di nappa sui tessuti sottili li ho visti nel 2005 fatti da Marani.
    Nulla è nuovo, orami nulla, conta solo l’interpretazione.
    Nuove possono essere solo le stampe, perchè frutto di una creatività artistica.
    Ormani vediamo materiali anche ridicoli utilizzati senza criterio, a mio parere, non conta stupire, ma restare nell’eleganza reinterpretandola con grande personalità.

    Riguardo Milano, ormai è morta e rimorta, lo testimonia il fatto che, nelle ultime fiere, nessuno ha comprato a MIlano mentre Parigi è andata benissimo.
    Milano paga la colpa do essersi presa troppo sul serio per anni e chi lavora nel campo della moda lo sa, ormai i grandi compratori rifiutano i grandi show room Milanesi.
    Il mondo va in un’altra dirrezione e chi ci lavora seriamente non ha il tempo fare il figo, cosa di cui Milano e la sua moda continua a fare.
    Il mondo ha bisogno di pragmaticità e velocità.
    Ho detto

  24. Se è per questo federico sangalli ha cominciato a plissettare e ricamare le nappe ed i montoni già dal 2000, cioè 8 anni fa 16 stagioni fa, prorpio durante la gavetta. Portavo io le pelli dalla plissettatrice, che all’inizio si rifiutava perchè pensava non fosse possibile con questo tipo di materiali. Le creava per l’atelier di sua zia e successivamente le ha disegnate per Andrea Odicini, con cui ha collaborato per due anni. Per cui semmai .it ha seguito una tendenza creata da altri, magari vista da fornitori comuni o addosso a signore importanti. Se poi il tuo standard qualitativo è .it parliamo davvero due lingue diverse. Sugli abitini plissettati nessuno ha mai detto nè pensato che li ha inventati Sangalli: la novità sono gli inserti di nappa oltretutto plissettata su tessuti leggerissimi come chiffon e georgette, inseriti poi in un contesto “lusso-elegante-sera”, e non in un contesto destrutturalizzazione delle forme etc… o l’uso della paglia di Vienna su tessuti leggeri (Marani ha fatto cose che con Sangalli non centrano assolutamente nulla). Comunque, come dici tu, ed è vero, è chiaro che nessuno inventa gli inserti in pelle… o inventi i pantaloni a tre gambe o è questione di reinterpretazione e magari decontestualizzazione… Qui però sempre più spesso si vedono capi fotocopia, è non è proprio il caso di Sangalli.
    La mia comunque è stata la reazione a quanto scritto sulla sfilata da Francesca ed ai modi in cui lo ha scritto. E’ ancora lì da vedere. Perchè chi poi nel mezzo della discussioni si è tramutato in campione di bon ton e di politically correct, inizialmente in fase di recensione ha letteralmente spuatato sentenze, e sputato su alcuni designer, dimostrando peraltro di non avere alcuna competenza minima tecnica in materia, ma solo una grande amicizia e simpatia per alcuni di loro: recensione tipo tifo da stadio insomma, legittimo ma altrettanto legittimo rispondere. Andrea

  25. Milano è davvero morta. L’hanno ammazzata, ed i milanesi continuano a far finta di niente o peggio a far finta di non accorgersene. Nessun nuovo stilista, anche se di Milano, ha mai sfondato negli ultimi anni da Milano… per uscire dall’anonimato commerciale purtroppo bisogna partire dall’estero. Il problema è che anche l’Italia ed il sistema Italia è putrescente. Ma agli italiani basta mangiare a pranzo e a cena. Andrea

  26. Andrea, sei noiosissimo e logorroico!
    Questa discussione non interessa più nessuno da settimane, ma al momento non ho di meglio da fare e rispondo…
    Politically correct io? Non voglio esserlo né ho mai detto di esserlo.
    Alle persone che lo sanno fare (capendo le sfumature che la lingua italiana offre) basta leggere il post ed i commenti e poi confrontare i modi ed i toni!
    Sulla mia competenza, meglio incompetenza in materia e sulla mia parzialità nei confronti degli amici è fondata parte della fortuna di questo blog? Sicuro, allora ci sono milioni di idioti che leggono!

  27. Andrea,
    nella nostra epoca io non credo più al “genio incompreso”, con la comunicazione di cui disponiamo oggi, non avere successo in più di due o tre anni al massimo, se davvero genio sei, è sentore di mancanza di quel quid che altri hanno.

  28. Sì, sì certo non sapendo cosa dire si va sul personale. Sono logorroico e il tuo blog è letto da Milioni, ma che dico miliardi di persone… Ma fammi il piacere.
    Per Tamara… per il successo nel mondo di oggi , bastano tanti soldi. La comunicazione funziona solo a gettoni.

  29. Io poi non ho parlato di nessun genio incompreso. In due anni di attività in proprio il successo del mio amico è evidente e su tutti i fronti. Ho detto solo che lavorare in Italia e a Milano è punitivo. Albino ha cominciato ad uscire bene da Parigi.

  30. Credo sia ormai chiaro a chiunque che ci sono due pensieri ben distinti sulla siflata, su coloro che vi hanno partecipato, su Milano, su Frizzifrizzi e probabilmente anche su argomenti ben più universali, tra i commentatori di questo articolo.
    Appurato che nessuna parte convincerà mai l’altra, che ne dite di lasciar perdere la discussione? Credo che per molti – per me di sicuro – abbia ormai esaurito il suo interesse.

  31. Simone e gli altri lettori sopporteranno se entro per l’ultima volta in questa discussione, ma quando scrivo che ci leggono milioni di persone e vengo messa in dubbio purtroppo il mio sangue calabrese ribolle.
    I “numeri” di frizzifrizzi sono pubblici, basta andare su http://www.alexa.com/ e controllare!
    Poi però mi chiedo come mai uno ha tanta ansia di partecipare alla discussione di un piccolo blog scritto da persone ignoranti e faziose che non stima?

  32. Ma chi ha mai detto tutto questo? …ma chi ha ansia? Io sono tranquillissimo, non l’ho messa sul personale, non ho mai detto che ci sono persone faziose, ne ho mai detto che sono ignoranti. Le parole hanno un peso ed un significato, e non mi pare di parlare ne cinese ne a stranieri (in più sono scritte e rimangono a disposizione di tutti). Ho solo risposto colpo su colpo ad affermazioni di altri, che l’hanno messa (loro sì) sul personale. E ho semplicemente criticato affermazioni (non persone), in alcuni casi roboanti e aggressive verso persona e cose a me care, affermazioni secondo me del tutto prive delle basi per poter essere così roboanti.
    Perchè l’ho fatto e continuo? …perchè ci tengo. Il blog è accessibile da google per questo l’ho trovato e sono intervenuto. E ho detto la mia.
    Se il blog non ha interesse basta smettere di scrivere. Se ha stufato basta smettere di leggerlo. Se scrivo è perchè, io per lo meno, ho interesse. Mi pare lapalissiano, no?
    Andrea

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