Alla scoperta di Veuve Clicquot #2

Veuve Clicquot - book

Tanto è stato fitto l’alone di mistero intorno all’evento che sono arrivata a Parigi senza neanche sapere in che albergo avrei alloggiato, l’unica cosa certa era che qualcuno sarebbe venuto a prendermi all’aeroporto. Per fortuna così è stato.
L’albergo, il Sofitel Le Faubourg, era fantastico, situato nel cuore dello shopping milionario. Per me, al verde dopo le spese pazze per il matrimonio di mio fratello, resistere è stato difficile come per un golosone diabetico resistere senza toccare nulla in una pasticceria!

In camera a parte una bottiglia di champagne, ovviamente Veuve Clicquot, una bella penna e un quaderno da viaggio (oggetto che adoro, tenuto conto della mia grafomania) ho trovato una lettera (prima di una lunga serie) di Stéphane Gerschel, International Communication Director, che mi invitava a presentarmi alle 19 al bar del Plaza Athénée Hotel per un aperitivo (che ve lo dico a fare) a base di Champagne con gli altri blogger, il designer Christophe Pillet, Stéphane Gerschel in persona e molti altri ancora.

Veuve Clicquot - cena sulla Senna

Dopo le presentazioni, i convenevoli di rito, due chicchere con il designer, l’imbarazzo (mio) per il mio pessimo inglese (devo rimettermi a studiarlo, odio dover star zitta per paura di fare troppi errori…anche perché il mio silenzio dura sempre pochissimo), qualche bicchiere di champagne, ci hanno messo su un taxi per una destinazione non meglio identificata.
Ci siamo ritrovati sotto una pioggerella autunnale per me molto piacevole tenuto conto del caldo torrido patito in Italia, lungo un argine della Senna ad aspettare non si capiva cosa.
Ed ecco spuntare da dietro un ponte il nostro ristorante galleggiante. Una bellissima barca di legno noleggiata perché noi potessimo cenare navigando lungo la Senna ed ammirando dai finestrini la Torre Eiffel illuminata di blu, Notre Dame, la statua della libertà e quanto di meglio il panorama parigino può offrire da quella insolita prospettiva.

Veuve Clicquot - cena sulla Senna

Ad attenderci a bordo c’erano Andrea Crippa International Marketing Director, un manager italiano simpatico ed alla mano (lo direi anche se non avesse dichiarato che il suo nome preferito è Francesca !) e Lia Riva. Sì proprio lei, la regina dei motoscafi italiani. Quelli di cui mio zio e mio padre parlano con gli occhi che gli si illuminano.
Anche lei è stata gentilissima, disponibile, simpatica e curiosa, interessata a tutti noi ed ai nostri blog, mi ha assicurato che d’ora in poi ci leggerà, perciò la saluto con un “ciao ciao” della manina proprio come si fa in tv con gli amici lontani!

Da qualche anno Riva e Veuve Clicquot hanno iniziato a collaborare non solo organizzando eventi, ma anche creando La Grande Dame Cruise Collection by Riva, una linea di esclusivi complementi d’arredo per i motoscafi che allo stesso tempo esaltano l’eleganza delle bottiglie di Champagne Veuve Clicquot. Del resto il loro comune motto è: una sola qualità, la migliore!

Veuve Clicquot - cena sulla Senna

Difficile descrivere i sapori del cibo e dello Champagne, l’eleganza della tavola, i colori dei piatti, il panorama intorno. Forse possono essermi d’aiuto le foto di Jean Aw di Notcot (per l’intero servizio fotografico date un’occhiata al suo post) e quelle di Costas Voyatzis di Yatzer.
A parte l’assenza di un principe azzurro, nulla mancava perché io mi sentissi veramente come Cenerentola. Vabbè, portavo delle Church’s bicolore, ma nessuno può negare che sono delle scarpe da urlo.
E poi chi ha detto che Cenerentola è tale solo se magrissima e su tacchi a spillo?!
Dunque, dicevo, non avevo il principe azzurro, unica cosa a cui non hanno provveduto quelli della Veuve Clicquot (il compito sarebbe stata molto arduo perfino per loro!) ma la compagnia è stata molto piacevole e la serata è volata.

Unica nota stonata? Un’uscita di Monsieur Stephane (il grande capo della comunicazione del brand) che non sono riuscita proprio a mandare giù nonostante la gentilezza usata nei miei riguardi nei giorni successivi e gli innumerevoli flûtes di Champagne.
Dopo aver saputo che ero “l’Italiana” e che pur arrivando da Bologna sono Calabrese, mi ha chiesto se avevo parenti mafiosi, anzi per l’esattezza ha proprio detto nella ‘ndrangheta. Parlavamo in inglese e non volendo credere alle mie orecchie, ho chiesto di ripetere. Detto fatto: Hai parenti nella ‘ndrangheta calabrese?
Il mio sguardo si è perso nel vuoto e la memoria è tornata a quella volta in prima liceo scientifico quando un mio ex compagno di classe mi chiese la stessa cosa (erano i primi giorni di scuola e mi ero appena trasferita a Bologna). Quella volta ho iniziato ad urlare così forte che la Prof. di Latino lo ha sospeso per qualche giorno.
Strano approccio per un direttore internazionale della comunicazione, non credete? O forse è umorismo francese? Se è così allora lo capisco di meno che quello inglese, ma forse sono solo troppo permalosa…

Comunque, finita la cena siamo tornati in albergo, dove ci aspettava un’altra lettera. Appuntamento per il mattino successivo alle 8.00 in punto. Destinazione? Reims. Programma? Sconosciuto! Ancora mistero…
A domani per il resto!

co-fondatrice e caporedattrice
  1. Ciao frequento il tuo blog da circa un mese che dire brava!!!! Ma soprattutto la tua ironia solare e colta di donna del sud, stupenda, atro che quella cafofrancese.

  2. Permalosa lo sono io, da morire, ma la mia amica nonchè testimone di nozze Francesca, NON lo è affatto!
    Una uscita così infelice non lo dovrebbe averla neanche il panettiere sotto casa, figuriamoci un super capo della “comunicazione”….
    umorismo francese, non c’è dubbio…
    strane persone qsti ns cugini…
    C’è chi da le testate
    c’è chi non consegna le coppe
    c’è chi sposa una top model italiana 3 volte + alta di lui
    c’è chi fa uscite infelici…
    l’importante è che abbia recuperato dopo, ha recuperato????

  3. cara Francesca! un sogno questo post, fai morire di invidia se non fosse che sono felice per te!
    un abbraccio forte e mi raccomando non farci attendere troppo per il resto del racconto, o devo chiamarla favola e alla fine arriva anche il principe Azzurro?!?!?!
    un sorriso
    stefania

  4. All’inizio, mentre leggevo ,pensavo: che bell’iniziativa, da manuale di marketing…poi quando sono arrivato al punto della ‘ndrangheta sono rimasto sconvolto, è assurdo! Mi sa che s’era bevuto troppo champagne questa persona…

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altre storie
Da Victionary due libri dedicati al packaging degli alcolici e di tè e caffè