Quando l’eco è di moda

Quando l’eco è di moda

L’industria della moda sposta miliardi di Euro l’anno, le esigenze lucrative normalmente mal si conciliano con l’attenzione alla salute, sia di chi è addetto alla produzione sia di indossa i capi.

La maggior parte delle materie prime (se non spessissimo l’intero prodotto finito) provengono dall’estero, dai cosiddetti paesi in via di sviluppo dove donne e bambini vengono pagati pochi dollari al mese per orari di lavoro disumani, in luoghi malsani. Continuamente a contatto con fibre, ingrassate da pesticidi, e coloranti urticanti.

Fino a qualche anno fa, l’unica arma, a disposizione del consumatore attento e consapevole, era il boicottaggio delle aziende notoriamente ecocriminali. Poco altro c’era da fare, se non decidere di indossare tristissimi pepli di canapa indiana… Oggi non è più così, le opzioni sono aumentate, il boicottaggio resta un’ottima arma per incalzare i produttori, ma le opzioni, per fortuna, sono tante.

Certo, si può continuare a fregarsene della propria salute, di quella di tutti i paesi in via di sviluppo e dei loro sottopagati abitanti, perché è facile sottovalutare (soprattutto per scarsa informazione) gli effetti non immediatamente visibili delle nostre azioni. L’inquinamento prodotto altrove influenza anche la nostra vita, se non immediatamente, nel giro di pochi anni. Per non continuare a tenere la testa sotto la sabbia, la prima cosa da fare è cercare di informarsi.

Oggi noi di Frizzifrizzi vogliamo aiutarvi a farlo, facendovi conoscere meglio questa realtà, perché solo conoscendo, si sceglie!

La moda, anche quella con la M maiuscola, presta sempre più attenzione a questa esigenza. Che lo faccia per il pecorismo tipico del settore o perché ha fiutato l’affare, poco importa. Per noi consumatori aumentano la possibilità di scelta.
La moda verde, dunque, conquista le passerelle!

Sono molte le manifestazioni internazionali, che si occupano ormai esclusivamente di moda eco: l’Eco Fashion Exhibition presso il Crafts Council a Londra, l’Ethical Fashion Show a Parigi oppure la sfilata di moda Weltgewänder (abiti etnici) a Berlino.

Re Giorgio Armani, del resto, per le sue collezioni utilizza in misura sempre crescente poliestere proveniente dal ciclo del riciclaggio, canapa e cotone ecologici. A dimostrazione che il percorso verde non è per forza in contrasto con i beni di lusso.

Speriamo solo che, per effetto della legge di mercato, aumentando l’offerta, si abbassino i prezzi. La grande massa dei consumatori ricorrerà all’ecologico solo quando il prezzo dei prodotti ecologicamente e socialmente sostenibili, si armonizzeranno al resto del mercato. Comunque biancheria intima, magliette ed abbigliamento per bambini si possono già comprare ad buon prezzo, nella versione ecologica.

Gli acquisti eco, però, non bastano. Per un’azione efficace dal punto di vista ecologico è basilare comprare di meno e in modo più mirato, poiché anche la montagna di abiti vecchi, rappresenta un problema per l’ecosistema.
Quanti capi acquistiamo in un anno? 30-50? Si può certamente evitare l’ acquisto sbagliato…

Perciò poche regole: compriamo meno, compriamo eco, ricicliamo. Sopratutto informiamoci!

co-fondatrice e caporedattrice
  1. non so se magari avevate già intenzione di parlarne ma nel dubbio approposito di sostenibilità ambientale e fashion vi segnalo un paio di siti di swapclothing:
    http://www.swaporamarama.org/
    http://www.clothingswap.org/
    http://clothesswap.meetup.com/
    http://www.swapstyle.com/
    c’é di sicuro un ‘negozio’ a bologna che fa swapclothing di abiti d’alta moda (il che sfata l’idea che alcuni hanno dello swapclothing come un modo per svuotarsi l’armadio delle cose più improponibili e immettibili), però non sono riuscita a ritrovare il link..

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altre storie
LenzuoLino: la riscoperta di un “nuovo” antico lino passa per un corredino da culla