Anche quest’anno il festival internazionale di cinema di Amantea presenta i manifesti affidati a 15 artiste e artisti da tutto il mondo
Scimmie in parata, scimmie sciatrici, scimmie registe, scimmie allucinate, demoniache, magiche, distruttrici. Scimmie naufraghe, scimmie innamorate, scimmie che si prendono cura le une delle altre. Scimmie dagli occhi laser, scimmie sexy, scimmie in ascolto, scimmie volanti, scimmie che sembrano persone — e persone mascherate da scimmie.
Simbolo e mascotte del festival internazionale di cinema La Guarimba — un’utopia diventata realtà nel 2013, quando ad Amantea, piccolo centro calabrese in provincia di Cosenza, Giulio Vita, Sara Fratini e il collettivo della rivista cinematografica spagnola El Tornillo de Klaus hanno restaurato e riaperto al pubblico un’arena ormai in disuso, cominciando a costruire da lì un evento che nel corso degli anni sarebbe diventato uno dei più interessanti a livello internazionale — la scimmia, originariamente disegnata dall’illustratore e fumettista spagnolo Mikel Murillo, si è prestata a molteplici interpretazioni, a testimonianza dell’anima plurale e internazionale del festival.
Attraverso il progetto Artists For La Guarimba, ideato e curato fino all’anno scorso da Sara Fratini, più di 200 artiste e artisti da ogni angolo del globo — ma davvero ogni angolo, non come quando una band annuncia un tour mondiale — hanno realizzato le locandine, ridisegnando la scimmia guarimbera con il proprio stile, la propria tecnica d’elezione e la propria sensibilità, puntando magari sulla leggerezza, o sull’ironia, il sogno, il mistero, o semplicemente sulle linee e i colori, e talvolta affidandole un messaggio ben chiaro.
Anche quest’anno sono 15 le nuove locandine, realizzate da Carlos Luis Sánchez Becerra (Venezuela), Matteo Dang (Italia), Kelly Schiesswohl (Stati Uniti), Margaux Bigou (Tahiti), Vishnu M Nair (India), Sacha Beeley (Regno Unito), Ngadi Smart (Sierra Leone), Des Skordillis (Australia), Santiago Pérez (Colombia), Antonella Pastén (Cile), Yaka Hara (Giappone), Khoren Matevosyan (Armenia), Liana Raberanto (Madagascar) e Mikkel Sommer (Danimarca), oltre che dal già citato Mikel Murillo (Spagna)
Presentate proprio in questi giorni, saranno poi in mostra durante il festival, che si terrà come di consueto in agosto (ma intanto la call per iscrivere il proprio film è aperta).
A curare per la prima volta la selezione è Valeria Weerasinghe, artista italiana di origine singalese: «La mostra 2023» dice «vede protagonisti illustratrici e illustratori di grande talento provenienti da tutto il mondo ed ogni artista, attraverso la propria interpretazione personale della locandina, ha permesso di dare vita ad una collezione di opere uniche. Il mio obiettivo per il futuro di questo progetto è di continuare ad elevare il lavoro portato avanti negli ultimi anni, consolidando sempre di più l’idea dell’illustrazione come un linguaggio universale e accessibile».

(courtesy: La Guarimba International Film Festival)
Prima parlavo di messaggio, e tra i lavori prodotti per l’edizione 2023 ce ne sono almeno due su cui vale la pena di soffermarsi. Il primo, molto chiaro, è di Mikel Murillo, autore della locandina ufficiale (in alto), che si ispira evidentemente alle campagne elettorali e alla salita della estrema destra al governo italiano.
Il secondo, firmato dall’autore venezuelano Carlos Luis Sánchez Becerra, va invece contestualizzato per chi non conosce bene la storia recente del paese sudamericano: l’illustrazione (pure questa visibile in alto) mostra Plaza Francia, a Caracas, che più volte è stata l’epicentro della proteste contro il governo venezuelano. La coloratissima immagine, che a un primissimo sguardo sembra spensierata, rivela invece poliziotti che sparano, teschi umani, gente che va a fuoco, aerei in fiamme, barricate, molotov, il tutto “mimetizzato” in un’atmosfera surreale con alieni, mostri preistorici, dinosauri e animali bizzarri.
Riguardo a questa immagine Giulio Vita, calabro-venezuelano e direttore del festival, spiega: «La Guarimba è una parola venezuelana che originariamente significa “luogo sicuro”. Nel corso dei decenni si è trasformata per definire le proteste contro i diversi governi ed è diventata popolare nel 2003, durante le proteste contro Hugo Chávez, il dittatore del Paese. Durante il suo mandato, ha usato la violenza militare contro i cittadini disarmati che protestavano. Desaparecidos, torture e rapimenti hanno fatto parte dell’agenda venezuelana politica negli ultimi due decenni. Noi fondatori del festival siamo venezuelani in Italia, e vogliamo ripristinare le origini del significato, il “luogo sicuro” che è il cinema, ma non vogliamo dimenticare tutto il terrore che abbiamo dovuto affrontare noi e i nostri fratelli e sorelle. Per questo abbiamo invitato Sánchez Becerra, in arte Majenye».
Di seguito tutte le locandine. E sempre viva La Guarimba. E le scimmie 🐒🐒🐒.