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Come annoiarsi meglio: il libro di Pietro Minto che racconta il nostro rapporto con il tempo

Faccio parte della categoria di persone che possiedono un iPhone e ogni lunedì intorno alle 9 si illumina per comunicarmi che se ho voglia posso dare un’occhiata a quanto tempo ho passato a tenerlo in mano. Se proprio sono curiosa, è disposto anche a dirmi quanto sono migliorata o peggiorata dalla settimana precedente, o quali app ho usato di più. Quando sono coraggiosa e penso che forse quel lunedì lì potrebbe andare meglio rispetto alla media degli altri lunedì precedenti, apro la notifica, guardo i numeri e comprendo per l’ennesima volta che non ho affatto un rapporto sano con quell’aggeggio.
Ho scoperto recentemente che non è nemmeno il telefono la causa di ogni mio male, assomiglia piuttosto alla punta di un iceberg la cui massa principale è ben nascosta sott’acqua. Quello che non vedevo, ma che forse temevo, era che la gestione del mio tempo mi era decisamente sfuggita dalle mani. 

Come annoiarsi meglio
AUTORE
Pietro Minto
EDITORE
Blackie Edizioni

La presa di consapevolezza è avvenuta leggendo Come annoiarsi meglio, edito da Blackie Edizioni, nonchè il primo libro di Pietro Minto, che nella vita scrive di tecnologia e cultura digitale e che in molti conoscono già per la newsletter Link Molto Belli.
Non è un libro sulla noia, non fatevi ingannare, ma, come si legge bene in copertina, si tratta di “un atlante delle distrazioni contemporanee e una guida per riprendere il controllo del proprio tempo libero”. Lo è sul serio: dopo aver divorato in un paio di giorni le sue 145 pagine, ne esco con maggiore chiarezza sul perché sia tanto difficile non controllare i propri profili social ogni 5 minuti e perdersi in uno scrolling infinito, invidiando perfetti sconosciuti che partecipano ad eventi apparentemente interessanti; su come funzionano le cose lì dove nascono molti dei posti virtuali in cui ci perdiamo; sul perché ce l’abbiamo tanto con la noia e preferiamo invece ossessionarci col riempire il nostro tempo; e su come la vita lavorativa ha cominciato a invadere quella personale.
Pietro spiega questo e molto di più, senza rendere nulla difficile da comprendere e anzi coinvolgendo il lettore con consigli e esercizi da svolgere alla fine di ogni capitolo. 
Una volta terminati anche quelli, ho scritto a Pietro per rubargli qualche minuto e sommergerlo col mio entusiasmo, prima di tornare seria e fagli qualche domanda.

Pietro Minto, “Come annoiarsi meglio”, Blackie Edizioni, 2021
(foto: Giulia Ficicchia)

Sei passato dalla newsletter e dagli articoli a un libro. Parlami di quest’atto di coraggio.

Come ogni adolescente, a diciotto anni una mezza idea di scrivere un libro l’avevo già, ma poi è passata velocemente pensando alla mole di quelli che erano già stati scritti e/o in circolazione. Il patto con me stesso era di fare quel passo solo quando sarei stato veramente pronto a farlo, solo quando avrei avuto l’idea per cui ne valesse la pena.
Due anni fa mi ero appuntato l’idea di realizzare qualcosa che assomigliasse a un manuale, usando quel modello per scrivere un saggio. A darmi la spinta per lavorarci davvero è stato però Mario Bonaldi [è lui che dirige la filiale italiana di Blackie, casa editrice nata a Barcellona e fondata nel 2009 da Jan Martí e Alice Incontrada, ndr], che mi aveva scritto alla fine del primo lockdown per propormi di approfondire un format di speciali  — Non fare niente — che avevo lanciato su Link Molto Belli in quel periodo di reclusione in casa.
Sicuramente, nel riaccendermi quella voglia, ha fatto la sua parte anche l’esperienza, nel 2019, con The Game. Unplugged, edito da Einaudi, a cui ho preso parte con un mio testo.

Pietro Minto, “Come annoiarsi meglio”, Blackie Edizioni, 2021
(foto: Giulia Ficicchia)

Cosa ti ha attirato così tanto del nostro modo di vivere il tempo?

Già prima della stesura del libro avevo notato che il nostro senso del tempo collettivo, anche a livello culturale, stava entrando in crisi. Sì, certo, il lockdown ha intensificato tutto, ma mi era già capitato di leggere articoli in cui potevo rendermi conto che internet stava facendo “qualcosa di strano” al tempo.
Se pensiamo al mondo dei nostri genitori o anche a quello di generazioni precedenti, tutto era molto più lento: le telefonate interurbane, gli eventi in mondovisione, non era possibile sapere cosa stava succedendo dall’altra parte del mondo in diretta, né essere circondati costantemente dalle notizie.
Ai giorni nostri, invece, le persone sono in difficoltà rispetto al passare anche solo una serata da soli senza far niente e dunque da lì ho cominciato a riflettere anche sulla noia. Che non può essere vissuta come quello che ti succede quando non hai niente da fare, perché siamo circondati da stimoli folli — vedi gli smartphone, internet, servizi di streaming — che ci illudono di farla sparire ma che invece, per assurdo, l’hanno acuita. Sicuramente la pandemia mi ha permesso di osservare meglio questi processi.

Pietro Minto, “Come annoiarsi meglio”, Blackie Edizioni, 2021
(foto: Giulia Ficicchia)

Tu oggi che rapporto hai con il tempo?

Pur essendo molto disordinato, cerco di organizzarmi molto. Tento il più possibile di dare ordine al caos.
Alcuni dei consigli che do nel libro, come quello di usare un’agenda per aiutarsi a non procrastinare, li uso io per primo. Da poco, invece, un giorno a settimana, solitamente il sabato se posso, non accendo il computer. Piuttosto leggo, faccio la Settimana Enigmistica, esco, passo del tempo con la mia compagna. Non sono un fan di certe metodologie: comprendere di aver esagerato nell’uso di una cosa e fare l’esatto opposto è una garanzia sul fatto che sarà difficile. Se vuoi durare nel lungo periodo, devi trovare qualcosa che ti faccia star bene, ma che non sia così radicale da riportarti al punto di partenza.

Nel libro hai coniato un nuovo termine: dopo la FOMO (Fear Of Missing Out) e la JOMO (Joy Of Missing Out), arriva la NOMO, Noncuranza Of Missing Out. Ma tu sei riuscito a raggiungerla? E soprattutto, da quando abbiamo cominciato a dare maggiore importanza a quello che vediamo sui social piuttosto che vivere nella vita reale?

Per rispondere alla prima domanda, su alcune cose sì. Per altre, provo ancora la classica FOMO, Fear Of Missing Out.
Riguardo la seconda, invece, credo che all’interno di ognuno di noi ci sia una certa consapevolezza che ciò che vediamo sui social sia molto finto e privo di senso. Eppure continuiamo a cadere in quell’imbroglio che, a livello mentale, riesce a toccare, nonostante tutto, certe nostre corde primordiali.
Il mondo oramai viene letto attraverso questi luoghi virtuali e dunque il confronto con gli altri diventa inevitabile. Anche se sappiamo che non ha senso, continuiamo a farlo perché è quello che abbiamo davanti.
Non credo molto nella distinzione tra mondo digitale e mondo reale. Il mondo è questa cosa qui che viviamo, di cui abbiamo esperienza e che delle volte finisce su uno schermo.

Pietro Minto, “Come annoiarsi meglio”, Blackie Edizioni, 2021
(foto: Giulia Ficicchia)

Come racconti nel libro, John Maynard Keynes aveva teorizzato per il futuro settimane lavorative di 15 ore, avendo così più tempo libero per vivere meglio le nostre vite. Ovviamente la direzione presa dal mondo non è esattamente quella, ma ritieni che ci possa essere speranza che le cose cambino nel futuro?
Ci identifichiamo di più con il lavoro o con il tempo libero?

Credo che ci identifichiamo maggiormente con il lavoro. Il come gestiamo il nostro tempo viene solo dopo il lavoro stesso. Comunque, un po’ di speranza che le cose possano cambiare ce l’ho. Durante una delle sue conferenze, Barbero ha ricordato che le pandemie hanno spesso modificato molti aspetti, tra cui il modo in cui viene organizzato il lavoro. Quindi quanto abbiamo vissuto potrebbe essere l’inizio di una nuova fase.
Al tempo stesso, mi rendo conto che si sta delineando un futuro del lavoro in cui molte professioni vengono inglobate da piattaforme, app o algoritmi. Molto spesso questi ultimi non sostituiscono del tutto la professione, ma la peggiorano, perlomeno per gli esseri umani che continuano a svolgerla. Insomma, stiamo vivendo l’inizio di un percorso molto lungo.


Decido di non approfondire oltre e lascio andare Pietro alla sua giornata lavorativa, così da lasciarvi un po’ di quella sana curiosità che vi spinga in libreria a comprare una copia di Come annoiarsi meglio.
In compenso, il mio telefono mi ha detto che questa settimana ci siamo tenuti compagnia di meno. Credo sia un ottimo segnale: io e il mio tempo stiamo facendo nuovamente amicizia.

Pietro Minto, “Come annoiarsi meglio”, Blackie Edizioni, 2021
(foto: Giulia Ficicchia)
Pietro Minto, “Come annoiarsi meglio”, Blackie Edizioni, 2021
(foto: Giulia Ficicchia)
Pietro Minto, “Come annoiarsi meglio”, Blackie Edizioni, 2021
(foto: Giulia Ficicchia)
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