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Libri Finti Clandestini e il cielo in una stanza

Ci sono fenomeni per i quali posso leggermi innumerevoli delucidazioni tecniche e scientifiche rimanendo però con l’intima convinzione che sotto sotto ci sia qualcosa di magico.
Prendiamo ad esempio il foro stenopeico, che sta alla base di un’arte e una tecnologia a cui devo molto: la fotografia. Ho letto mille e mille volte la spiegazione scientifica e so perfettamente che si tratta di fisica e di ottica, eppure nessuno schema, nessuna illustrazione e nessuna voce esperta — e molto paziente — potrà togliermi dalla testa che è per un sortilegio che tutto il mondo fuori da quel piccolo forellino riesca a proiettare la propria immagine sulla parete opposta senza una forza occulta che la spinga o la risucchi dentro.
Limite mio, ne sono conscio, e, anzi, sono felice quando qualcuno fa lo sforzo di tentare di farmelo entrare in testa. Però la conclusione è sempre la stessa: 🤷.

(courtesy: Libri Finti Clandestini)

È quindi con lo stesso stupore che potrebbe aver provato un bambino dell’800 durante la fiera di paese davanti a un incantesimo di sparizione del mago (puff, nuvola di fumo) che ho accolto la prima “puntata” di un pazzo progetto di Libri Finti Clandestini.

Come molte lettrici e molti lettori già sanno, LFC è un collettivo artistico ed editoriale che da anni utilizza carta di recupero per realizzare taccuini e libri pop-up che sono vere e proprie opere d’arte. Per trovare “materia prima” i tre fondatori (ufficialmente conosciuti come El Pacino, Aniv Delarev e Yghor Kowalvsky) frugano, rovistano, setacciano, razzolano, tramestano, perquisiscono, scovando vecchi libri, carte geografiche buttate nella spazzatura, prove di stampa, scarti di tipografia, resti di imballaggi, carte alimentari (nei prodotti in vendita sul loro negozio online sono sempre indicati gli “ingredienti”: viva il tracciamento).

In una sorta di versione cartacea del foraging, i tre vanno ad approvvigionarsi in quel terzo paesaggio che sta sui bordi, nei margini, lì dove la società si ritira e lascia il campo libero al caos, al caso e alla natura, compiendo spedizioni nelle fabbriche abbandonate ma ancora ricche di quella che per qualcuno è spazzatura ma per il collettivo è una montagna di tesori.
Nell’ultimo anno, a causa dell’interruzione di festival, fiere, laboratori ed eventi, i tre hanno trovato più tempo per le loro perlustrazioni. «Durante queste esplorazioni, oltre a ritrovare carta e materiali, stiamo cercando di sfruttare a pieno gli spazi che troviamo» mi hanno raccontato.
Qualche giorno fa, dunque, insieme al fotografo Tanguy Bombonera e in collaborazione con un variegato gruppo di spiriti affini composto dal duo Nicolò Colciago + Stefano Comensoli, da Spazienne, da 5X Letterpress, da RikyBoy e da Annika Pettini, è nato Camera Obscura, un estemporaneo intervento che ha avuto luogo dentro alla stanza dell’ultimo edificio abbandonato visitato.

«Ispirati dai Cinesi e dagli Arabi che secoli e secoli fa la sperimentarono per primi, abbiamo creato una Camera Obscura. In uno spazio adatto, una volta eliminata ogni presenza di luce, abbiamo creato un buco nella superficie che si affaccia all’esterno e aspettato che la magia prendesse vita» racconta il collettivo. «Per il principio del foro stenopeico, la luce che passa attraverso il piccolo foro si riflette, capovolta, sulla parete opposta, ricreando l’immagine presente all’esterno. In pochi minuti gli occhi si adattano all’oscurità, e iniziano a vedersi i particolari. Le foto, fatte con un cavalletto, con un tempo esposizione lungo (30″ a 2500 ISO con una Nikon D7000), rivelano tutti i dettagli».

Appunto: magia. Il mondo è entrato dentro alla stanza e il cielo è arrivato sul pavimento, persino con le nuvole in movimento.
E questo è solo l’inizio, perché, come già accennato, presto vedremo probabilmente altre azioni all’interno di luoghi come questo.

(courtesy: Libri Finti Clandestini)
(courtesy: Libri Finti Clandestini)
(courtesy: Libri Finti Clandestini)
(courtesy: Libri Finti Clandestini)
(courtesy: Libri Finti Clandestini)
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