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Play with fire: la ricerca di sé, del proprio corpo e della propria identità sessuale nel memoir a fumetti di Nicoz Balboa

Fumettista, illustratrice, tatuatrice, incisora — sì, incisora: ho passato un po’ di tempo a rimuginare sul femminile di incisore, sul fatto che finora non mi era mai capitato di imbattermici (sono andato a cercare anche tra i miei vecchi pezzi, accorgendomi di aver sempre usato artista dell’incisione), e su come suonasse stonato, a orecchio, quasi sbagliato, come tutte le parole alle quali finora — per retaggio culturale — non abbiamo mai neanche pensato, abituati a usare sempre e comunque il maschile, soprattutto per quelle professioni che la cultura dominante, quella patriarcale, ha sempre dato per scontato che fossero da e per uomini.
La lingua, per fortuna, non è rigida come i pensieri di chi vorrebbe preservarla inalterata e in questi anni di aspre discussioni, in cui ci si toglie il saluto per un ǝ o un * o una x, stiamo, credo, incominciando a gettare le basi per riscrivere dizionari ed enciclopedie, abbracciando le molteplici prospettive possibili, dando finalmente valore — e un nome («ti chiamo, dunque esisti») — alle tante sfumature che le esperienze, le identità, le relazioni e i corpi possono esprimere.

Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)

È una considerazione, questa, a cui mi ha portato, ancora prima di aprire il libro, Play with fire, l’autobiografia a fumetti di Nicoz Balboa.
La fumettista, illustratrice, tatuatrice è lei (ma, anche in questo caso, la lingua tradisce un’immutabilità che mal si presta alla persona di cui stiamo parlando). E incisora, non dimentichiamolo — di un tipo tutto particolare di incisioni: le pirografie, i segni lasciati dal fuoco; elemento che, chi leggerà vedrà, appare spesso tra le tavole di quello che è un vero e proprio diario di viaggio di una ragazza, prima, e di una donna, poi, alla ricerca della propria sessualità e, soprattutto, delle propria identità.

Play with fire esce a tre anni di distanza da Born to lose — pubblicazione fortemente voluta da Igort, leggenda vivente del fumetto italiano, all’epoca a capo di Coconino Press — che raccoglieva una selezione ragionata degli sketch diaristici che da anni l’artista romana realizza e mette online, prima su un blog e ora via Instagram, in un progetto ribattezzato MOMeskine.

Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)

Tornata a lavorare con Igort, stavolta in veste di fondatore e direttore editoriale di Oblomov, che ha dato alle stampe il libro in settembre, Nicoz Balboa non ha però tirato fuori un semplice sequel. Se è sempre la sua vita, quella raccontata tra le pagine del fumetto — e, in pratica, rappresentata, direttamente o simbolicamente, in ogni sua opera, dalle pirografie ai tatuaggi —, stavolta al centro della scena c’è il lungo e complesso percorso che l’ha portata da essere madre e moglie etero, a esplorare l’amore e il sesso con altre ragazze e altre donne, fino al rapporto con un ragazzo trans.

Un viaggio, dentro e fuori di sé, narrato attraverso un’ininterrotta sequenza di schizzi, che cambiano per stile e forme, esattamente come muta la rappresentazione che Balboa dà di se stessa nel corso delle pagine, oscillando tra autoritratti appena abbozzati (curioso anche il fatto che una tatuatrice decida di rappresentare i tatuaggi sulla propria pelle e su quella degli altri personaggi come dei frettolosi “scarabocchi”) e disegni ben più accurati, soprattutto quando le emozioni prendono il sopravvento.
Illuminante, in questo senso, una delle considerazioni più potenti tra quelle presenti nel libro: «Ogni volta che mi sento cadere a pezzi, mi metto davanti allo specchio e disegno autoritratti finché tutta la sofferenza rimane lì, sui fogli. È l’unico modo che ho per vedermi e capire chi sono».

Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)

Quel “capire chi sono” è la chiave di volta dell’intera opera, che scorre via rapida sotto agli occhi di chi legge e si trova catapultato dentro alla vita di Nicoz Balboa con l’impressione di star sbirciando dalla finestra anche i momenti più intimi di una persona che — ecco perché prima scrivevo che le parole, al momento, non possono del tutto circoscrivere chi siamo — si definisce «un* tattoo artist e fumettista italian*». E in quegli * c’è tutto lo struggimento, l’ironia, la gioia e la curiosità che s’irradiano dalle oltre 200 pagine di Play with fire.


Piccola segnalazione per chi è a Bologna: sabato 24 ottobre, Nicoz Balboa presenterà il libro durante un evento nato dalla collaborazione tra CHEAP, Edizioni Minoritarie e in partnership con Igor Libreria, NEU Radio e Some Prefer Cake.

L’appuntamento è per le 18,00 al TPO di via Casarini 17/5. Balboa dialogherà con la scrittrice, sceneggiatrice e attivista, Antonia Caruso, fondatrice di Edizioni Minoritarie.
L’evento è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria.

Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)
Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)
Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)
Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)
Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)
Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)
Nicoz Balboa, “Play with fire”, Oblomov Edizioni, settembre 2020 (foto: Frizzifrizzi)
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