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Invisible lines: un progetto di formazione itinerante per talenti del fumetto e dell’illustrazione

Un bando per selezionare 12 artiste e artisti che frequenteranno tre workshop in tre diverse zone d’Europa con altrettanti grandi nomi dell’illustrazione e del fumetto

«Siamo automi totalmente controllati dalle forze dell’etere, sballottati come tappi di sughero sulla superficie dell’acqua, e confondiamo il libero arbitrio con la risultante degli impulsi esterni. I movimenti e le altre azioni che compiamo sono sempre in funzione della conservazione della vita e, per quanto sembriamo abbastanza indipendenti gli uni dagli altri, siamo connessi da linee invisibili» scrisse una delle più lucide ed eccentriche menti degli ultimi due secoli, Nikola Tesla, nella sua autobiografia a puntate che uscì nel 1919 sulla rivista americana Electrical Experimenter.

Tesla arrivò a conclusioni molto simili a quelle già espresse dal pensiero induista (con gli elementi della realtà tutti connessi tra loro e a loro volta costituiti di connessioni, in una visione relazionale del reale), da quello buddhista (il concetto di karma; quello di sati, la chiara coscienza, l’attenzione costante che occorre esercitare per non perdere l’appamāda, il filo che ci permette di «attraversare la morte a piede asciutto»1), dalla mistica cristiana (secondo cui cui tutte le creature sono un solo essere e tutta la realtà è una, e siamo legati al cielo — o a Dio, o qualunque definizione si voglia dare — da un filo invisibile: tra l’altro lo stesso termine religione deriva da religāre, cioè legare strettamente) e, più o meno nello stesso periodo di Tesla, anche dal mistico armeno Georges Ivanovič Gurdjieff (la materia sottile, ma densa di vibrazioni, che nutre lo spirito; i fili invisibili che connettono le persone, anche al di là dello spazio, del tempo e della morte).

Queste linee impercettibili ci attraversano e le attraversiamo ogni giorno. Ci trattengono e ci spingono, ci fanno inciampare, ci aiutano a rialzarci, ci fanno innamorare. Anche se — usando i nostri cinque sensi — siamo incapaci di avvertirne la presenza, talvolta ci capita di “sentirle” e di intuirne chiaramente gli effetti.
Ma se non riusciamo a spiegarlo col vocabolario della razionalità, come possiamo rappresentarne visivamente il concetto?
«Come si fa a disegnare l’invisibile?», si chiedono gli organizzatori di Invisible Lines, un progetto internazionale che consiste in un percorso formativo di due anni per giovani talenti del fumetto e dell’illustrazione.

Nata dall’idea del Centro di Civiltà e Spiritualità Comparate della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, con la consulenza del critico e “fumettologo” Matteo Stefanelli, l’iniziativa coinvolge anche tre eccellenze europee nell’ambito del fumetto, dell’illustrazione e della grafica: l’associazione culturale bolognese Hamelin, celebre soprattutto per l’omonima rivista e l’organizzazione del festival internazionale del fumetto BilBOlbul; la casa editrice ceca Baobab Books, specializzata in libri per l’infanzia; e l’associazione francese Central Vapeur, che riunisce professionisti e professioniste dell’editoria, delle arti visive e del settore educativo.

(courtesy: Invisible Lines)
(illustrazione di Stefano Ricci | courtesy: Invisible Lines)

Lo scopo dell’iniziativa è quello di offrire a 12 giovani artiste e artisti nuove opportunità e contribuire a sviluppare la portata internazionale di discipline come l’illustrazione e il fumetto, coinvolgendo le autrici e gli autori selezionati in una sfida tanto stimolante quanto complicata come è, appunto, quella di «dare forma all’invisibile».
Un invisibile che non alberga solo nell’ambito della spiritualità (chi scrive è un non credente che però da anni cerca di mantenere viva e attiva quell’area del cervello che, fin dall’infanzia, cerca di rapportarsi con l’immateriale), ma che esperiamo quotidianamente, in ciò che non vediamo perché non ha voce, o perché è messo ai margini.

«In un mondo in cui le immagini si moltiplicano, e spesso distorcono la percezione della realtà,» scrivono gli organizzatori, «interrogarsi su ciò che non si vede e disegnarlo è un’impresa necessaria. L’importanza dell’invisibile si può cogliere nei fenomeni spirituali e religiosi, spesso considerati in crisi, ma che trovano oggi nuova forza e nuovi spazi. Invisibile è paradossalmente il migrante e il rifugiato, al centro delle rappresentazioni dei media e tuttavia raramente presente con la propria storia e voce. L’invisibile lo possiamo cogliere anche in molti luoghi abbandonati che sono sparsi in tutta Europa, a causa del paesaggio urbano in continua evoluzione. Queste diramazioni si confronteranno con la specificità di linguaggi come il fumetto e l’illustrazione che raccontano storie ma hanno nello spazio bianco e nell’ellissi il loro DNA».

(illustrazione di Juray Horváth | courtesy: Invisible Lines)
(illustrazione di Juray Horváth | courtesy: Invisible Lines)

Attorno a questi tre temi — quello dell’apparizione, quello dei paesaggi e quello dell’immigrazione — i 12 selezionati svolgeranno degli workshop attraverso l’Europa, guidati da tre artisti di caratura internazionale: l’italiano Stefano Ricci, che presso il Centro di Civiltà e Spiritualità Comparate della Fondazione Giorgio Cini a Venezia lavorerà sui concetti di apparizione e di rivelazione; il ceco Juraj Horváth, che invece si focalizzerà sul paesaggio in una regione, in Repubblica Ceca, storicamente abitata dai Sudeti e oggi quasi abbandonata; il francese Yvan Alagbé, che affronterà il tema della frontiere attraverso le testimonianze delle migranti e dei migranti del centro di accoglienza Bernanos di Strasburgo.

Si tratterà dunque di un lungo viaggio costituito da tre tappe principali, con tutte le spese coperte dall’organizzazione. Nell’ultima tappa, quella di Strasburgo, i partecipanti saranno inoltre coinvolti nella 24 heures de l’illustration, un’iniziativa di Central Vapoeur che consiste nel mettere assieme un gruppo di disegnatori e disegnatrici per una maratona di disegno lunga un giorno, che si concluderà con la realizzazione di un libro.

(courtesy: Invisible Lines)
(illustrazione di Yvan Alagbé | courtesy: Invisible Lines)

Sotto la guida dei tre “mentori” i 12 creeranno delle storie che saranno poi esposte in tre dei principali festival di fumetto e illustrazione in Europa — BilBOlbul Festival internazionale di fumetto a Bologna, Central Vapeur a Strasburgo e Tabook Festival a Tábor — e pubblicate in un volume finale.

Il bando e le modalità di partecipazione (che è gratuita) si possono consultare sul sito invisiblelines.eu.
C’è tempo fino al 10 dicembre 2020 per inviare la propria candidatura.

«Decine di volti — maschere, teste animali e visi umani — guardano l’osservatore in un’immagine che a ogni sguardo rivela nuovi dettagli. E che, se osservata da lontano, rivela un’unica figura. L’immagine ufficiale del progetto Invisible Lines è di David B., maestro del racconto esoterico francese. Sono diversi i motivi per cui David B. è l’autore scelto per rappresentare l’identità del progetto: oltre a essere uno dei più grandi narratori contemporanei e fondatore de L’Association, tra le storiche case editrici europee di fumetto indipendente, conta la personalità del suo stile raffinatissimo, che ha fatto scuola, e il suo modo di intendere il disegno come strumento per indagare il rapporto tra individuo e Storia, tra realtà e finzione: lo sguardo perfetto per affrontare un tema misterioso e ricco come l’invisibilità. David B. sarà, inoltre, ospite speciale di uno dei workshop: affiancherà Stefano Ricci nell’esplorazione dell’invisibile inteso come elemento di spiritualità insito nel quotidiano».

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