A Micro Odissey: l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo nella serie fotografica di Marco Castelli

In uno dei passaggi più celebri del Corpus Hermeticum, attribuito al mitico dio Ermete Trismegisto, si legge «ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola». Parole che, essendo parte della filosofia ermetica e della dottrina esoterica, sono state interpretate in diversi modi ma che attribuiscono al tutto — la materia e lo spirito, così come il terreno e il celeste — la medesima origine e le medesime leggi: ciò che accade dentro di noi è soggetto alle stesse regole dei moti astrali, dei pianeti e delle galassie, che a loro volta sottostanno agli analoghi principi che governano l’infinitamente piccolo.

È su questo concetto — la legge dell’analogia — che si basano il pensiero magico e l’astrologia. Ma lo spazio intermedio che sta tra il macro e il micro è anche quello che noi abitiamo, e che continuamente confrontiamo — con terrore e, in egual misura, insaziabile voglia di scoprire — con ciò che sta oltre i confini della nostra esperienza sensibile, confini che continuamente spingiamo più in là grazie alle tecnologie che mettiamo a punto.

A Micro Odyssey, Bank Terminal (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Bar Couch (courtesy: Marco Castelli)

Telescopi e microscopi, con il tramite della fotografia scientifica, oggi permettono di addentrarci nei due mondi, che esploriamo con un misto di smarrimento, curiosità, sospetto, timore e attrazione: in poche parole, il sublime, che ci cattura nella serie A Micro Odyssey, con la quale il fotografo fiorentino Marco Castelli unisce per l’appunto alto e basso, infinitamente grande e infinitamente piccolo.

Nemmeno trentenne ma con alle spalle premi, mostre e pubblicazioni in tutto il mondo, Castelli ha intrapreso un viaggio interplanetario senza muoversi troppo da casa, raccogliendo e recuperando batteri nei posti più comuni — il divanetto di un bar, il vassoio di un fast-food, un tavolo da biliardo, il gradino di una chiesa, un mazzo di chiavi — per poi giustapporli alle immagini dello spazio infinito, che decontestualizzano completamente le colture batteriche immortalate dall’obiettivo fotografico, rendendole dei verosimili pianeti lontani.

A Micro Odyssey, Toilet Seat (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Undershoe (courtesy: Marco Castelli)

«Ho tentato di mettere un’arte scientifica (la fotografia) in diretto contatto con un soggetto scientifico (i batteri)», dice Castelli. «A Micro Odyssey è dove la finzione si inserisce nella realtà e l’infinitamente piccolo affronta l’universo senza fine: a mio parere, è meraviglioso poter far incontrare microorganismi e stelle. Uno degli stimoli principali che sono andati a delineare l’idea è la mia passione per il viaggio. Lo spazio, tuttavia, non è poi così semplice da raggiungere, così ho cercato di immaginare come poter risolvere la cosa: paradossalmente mi sono orientato verso il piccolo per poter “elevare” me stesso. Ogni globo corrisponde ad un ben determinato campione prelevato dalle superfici più comuni dell’esperienza umana (sportello della banca, pc, bicchiere di un locale, gatto, etc.), le quali danno poi nome al relativo pianeta formatosi dall’agglomerato batteriologico. Penso che l’aspetto principale del lavoro sia l’elemento ironico: trasformare qualcosa di realisticamente identificabile in un oggetto astratto che a sua volta può essere nuovamente riferito ad un mondo visivamente riconoscibile. In definitiva, l’universo è il tutto e siamo già parte di esso, stesso dicasi per i batteri, che sono l’origine della vita».

Si sente dire spesso che ci sono più batteri sopra i nostri smartphone che sulla tavoletta di un water — beh, in A Micro Odyssey ci sono entrambi, e anche se la serie è del 2016 mi è sembrato interessante proporla oggi, alla luce della situazione attuale, in un periodo in cui il microscopico è sinonimo di virus, malattia e contagio. Tra l’altro, tra le fonti dei bacilli c’è anche uno dei grandi tabù del momento: la mano di un estraneo.

A Micro Odyssey, Billiard Table (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Church Step (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Dog (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Grass (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Fastfood Tray (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Keys (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Mobile (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Ringbell (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, River (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Square Statue (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Stranger Hand (courtesy: Marco Castelli)
A Micro Odyssey, Playing Cards (courtesy: Marco Castelli)
co-fondatore e direttore

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Altre storie
Di pietre preziose e giochi di luce: l’account Instagram di Salanitro