Il nuovo, doppio numero Čapek

Quando uscì il primo numero di Čapek, andai a prenderlo nella miglior libreria bolognese. Sempre in ansia nel timore di sbagliare i nomi e gli accenti— è capitato piuttosto spesso, lo ammetto —, quella volta andai sul sicuro. Di c con la pipa ne avevo già viste e sentite tante e di Čapek ne conoscevo già almeno un paio: lo scrittore ceco Karel Čapek, del quale però non ho mai letto nulla, e soprattutto suo fratello Josef, anche lui scrittore ma soprattutto pittore e grafico, morto in un campo di concentramento tedesco nel ’45.

Di Josef Čapek avevo sentito parlare da Marcello Baraghini, probabilmente il personaggio più meravigliosamente fuori registro dell’editoria del nostro paese. Tra i padri della controcultura italiana, editore militante nonché — per un periodo — latitante, e inventore, a fine anni ’80, di un fenomeno irripetibile e irripetuto come i libriccini Millelire, ebbi l’occasione di intervistarlo dal vivo qualche anno fa sul palco del festival milanese Paw Chew Go. Fu lì che mi raccontò di Čapek, di come aveva trovato, molti anni prima, un libro pieno di sue opere al mercato di Porta Portese, e di come da quel libro, acquistato per 10.000 lire, arrivassero alcune delle copertine dei celebri Millelire (come questa, questa, questa, questa e quest’altra).

Čapek #2 – chiaro, copertina di Francesca Ghermandi, luglio 2020 (courtesy: Čapek)
Čapek #2 – scuro, copertina di Bruno Nadalin, luglio 2020 (courtesy: Čapek)

Molti anni dopo, Josef Čapek sarebbe tornato ad essere nume tutelare di un’altro degli eccentrici progetti editoriali di Baraghini, stavolta con la complicità — o meglio, in una “associazione a delinquere”, come la definiscono loro stessi — di una serie di realtà e personaggi con una certa spiccata predilezione per le storie sotterranee, i freak, il lato weird della parodia, le interiora dell’umorismo e i bad trip della realtà.

Diretto da “Hurricane” Ivan Manuppelli, Čapek mette infatti insieme il defunto magazine Puck! (creatura dei sotterranei prodotta dello stesso Hurricane, che, per quanto lo conosco, sicuramente non è uno che non esclude a priori il ritorno dei morti viventi), la rivista e casa editrice bergamasca di reportage narrativo e “storie fuori dai radar” CTRL magazine, il collettivo maceratese Uomini Nudi Che Corrono, il festival milanese di autoproduzioni underground AFA, e Strade Bianche, che da qualche anno è la nuova incarnazione della storica e indimenticata Stampa Alternativa di Baraghini.

Čapek #2, luglio 2020 (courtesy: Čapek)

Torniamo in libreria.
Doveva essere aprile o maggio 2019 e il primo numero di Čapek, uscito proprio in quel periodo, era vicino alla cassa, accanto a una scatoletta nella quale mettere i soldi, visto che — in pieno stile Baraghini — la rivista era a offerta libera.
Conosco Ivan, conoscevo Millelire, Stampa Alternativa e Baraghini, conosco i ragazzi di Uomini Nudi Che Corrono e quelli di CTRL ma, come tante volte succede, l’insieme può essere molto di più o molto di meno della somma delle parti. Devo averlo pensato a voce alta, oppure io e il libraio siamo entrati chissà come nella stessa frequenza di trasmissione cerebrale perché il suo sguardo mi ha chiaramente dato la risposta, e mi è sembrato altrettanto chiaro, sempre senza scambiare verbo alcuno, che fosse da un po’ che non vedeva qualcosa di così evidentemente luminoso, multidimensionale, semplice eppure complesso, colto e allo stesso tempo malato e spassosissimo — in poche parole: vivo — nell’ambito dell’editoria indipendente.

Čapek #2, luglio 2020 (courtesy: Čapek)

«L’idea era quella di prendere le rubriche classiche di un qualunque magazine, come quella sulla cucina, sugli affari esteri ecc, e affidarle tutte a personalità particolari; l’intenzione era quella di destrutturare il concetto stesso di rubrica», spiegava Manuppelli in un’intervista uscita all’epoca su Lo Spazio Bianco. Ma si tratta evidentemente di un understatement, che non tiene conto della gioia — materiale, palpabile eppure indescrivibile — del lettore nell’entrare e uscire dalle dimensioni parallele che si aprono tra le pagine di Čapek.

È passato più di un anno da quel n.1 (che si può scaricare gratis!), e la gioiosa broda infetta che nel frattempo è gocciolata giù dalle menti dei tanti artisti coinvolti e dagli occhi di chi ha amato quella prima uscita, è finalmente fermentato un nuovo numero. Doppio!
Meglio ancora: un nuovo numero doppio sul tema del doppio.
«Doppie identità, cloni, amici immaginari, gemelli siamesi, robot, vita di coppia, eterni secondi…», mi ha scritto Ivan nella prima mail che mi ha mandato.
«Universi paralleli, ventriloqui, un uomo con due volti», ha aggiunto nella seconda.

Čapek #2, luglio 2020 (courtesy: Čapek)

Due volumi, due copertine — una chiara (opera di Francesca Ghermandi) e una scura (di Bruno Nadalin) — che danno il tono pure ai contenuti, tra fumetti, racconti, tavole illustrate, psicopatici, un ex rapinatore che cura la rubrica di economia (c’è pure nel primo numero), un reportage su un argentino che innesta ossa umane sottopelle, una tanatoesteta, Second Life, doppimenti.
Impossibile raccontare tutto, spiegare tutto: servirebbe almeno il doppio delle già tantissime pagine (160) di Čapek n.2, che uscirà a fine luglio ma che nel frattempo si può ordinare online, scegliendo quanto pagare, da un minimo di 10 Euro + 3 Euro per le spese di spedizione.

Ivan mi segnala qualche chicca: «un fumetto inedito scritto per noi dalla band americana The Residents e disegnato da Sergio Ponchione; una lunga intervista all’oscuro regista Mike Sullivan (l’autore di The Sex Life of Robots), una all’autrice transgender Laerte Coutinho e un’altra ancora al pittore e performer Gregory Jacobsen. Ci sarà una rubrica sui sogni disegnata da Aleksandar Zograf e una di psicologia disegnata da Bruno Bozzetto con protagonista Minvip (entrambi rispondono ai messaggi dei lettori), e tra le altre cose il ritorno dopo oltre 40 anni di Marco “Trash” D’Alessandro (il terzo fondatore di Cannibale assieme a Stefano Tamburini e Massimo Mattioli) e il primo Censimento degli Amici Immaginari (illustrato da Sarah Mazzetti, Fabio Tonetto, Lorenzo Mò e altri)».

Quando anche tutto questo ben di dio, quest’abbondanza comincerà a suppurare, sgocciolare e fermentare per bene, forse avremo un terzo numero.

Čapek #2, luglio 2020 (courtesy: Čapek)