Partecipa al #BOOKTOBER, un'iniziativa di Frizzifrizzi da un'idea di Davide Calì

Il ricordo del presente: Lorenzo Valloriani e il paesaggio toscano lontano dai riflettori

Nel suo libro Ballardismo applicato, pubblicato lo scorso ottobre da Nero Editions, l’autore, Simon Sellars, a un certo punto parla delle cosiddette Edgelands. Il termine, che non ha una traduzione italiana, è stato coniato nei primi anni 2000 dalla scrittrice e ambientalista britannica Marion Shoard e indica quella “interzona” in cui il paesaggio urbano si interseca con quello rurale.
«Un mix di discariche, centri commerciali, parcheggi per uffici, terreni agricoli non lavorati, torri del gas, piloni dell’elettricità, fauna selvatica e stazioni di servizio», scrive lo stesso Sellars nel saggio Postcards from the Edgelands, parlando di «territorio apparentemente non pianificato, certamente non celebrato e in gran parte incomprensibile», «una zona in cui passato, presente e futuro collidono offrendoci uno sguardo privilegiato sulla storia», e che «nel mondo occidentale intrattiene con l’ambiente urbano la stessa relazione che c’è tra mente umana e inconscio: un ripostiglio di paure, desideri e repressione».

Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)

Non più città e non ancora campagna — e viceversa — le Edgelands sono tanto più evidenti quanto al contempo invisibili (o perlomeno lasciate totalmente fuori dalla narrazione) laddove i due poli — quello urbano e quello rurale — sono invece riconosciuti a livello mondiale per bellezza, storia e armonia. È il caso della Toscana: da una parte alcune tra le città d’arte più celebrate al mondo; dall’altra campagne e borghi mozzafiato che richiamano turisti da ogni dove. E in mezzo… beh, in mezzo c’è l’oggetto di indagine del progetto Il ricordo del presente, che il fotografo e storico dell’arte Lorenzo Valloriani porta avanti dal 2016, andando a immortalare panorami “di transito”, nei quali ci si muove ma non ci si ferma mai davvero — fisicamente e soprattutto mentalmente — e che raramente qualcuno si prende la briga di congelare in un’immagine.

Classe 1974, nato e cresciuto a Firenze, dove oggi vive e lavora, Valloriani è interessato sia al lato documentario che a quello narrativo-emozionale. Il primo è evidente anche nell’altra sua grande opera “in progress”, Ventennio, nata per caso lavorando proprio a Il ricordo del presente; il secondo è ben comprensibile, visto che le Edgelands in cui si muove sono spazi familiari, sui quali sono andati ad accumularsi, negli anni, ricordi ed esperienze.

Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)

«Se c’è un paesaggio idealizzato, più o meno volontariamente, nella mente di tutti noi è proprio quello toscano, accumulatosi lentamente nel corso di secoli di produzione artistica», spiega Valloriani. «Questo studio cerca di far riaffiorare agli occhi e soprattutto alla mente il paesaggio quotidiano, quello che tutti i giorni attraversiamo ma che tendiamo a rimuovere. È un territorio di architetture anonime, strade provinciali, capannoni industriali, incroci, pali della luce, edicole votive, case basse, argini di torrenti e confini labili tra città e campagna, dove la città non ha più una vera fine e la campagna un vero inizio. Una grande provincia, non museificata, fatta di centri minori non identificabili, lontani dalle cartoline ma che mantengono una loro coerenza, conservando quasi gelosamente dei tratti comuni stratificati nel tempo e nella memoria».

Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)

Un aspetto particolarmente interessante del lavoro è l’ambiguità dei luoghi: volutamente Valloriani non inserisce didascalie che aiutino a identificare con precisione il posto (scelta che, per gli stessi motivi, riprende anche in Ventennio).

Sappiamo solo che si tratta della Toscana — «qualunque toscano dovrebbe riconoscere come familiari questi luoghi anche se non riesce a capire esattamente dove sono state fatte le fotografie», dice il fotografo.
E anche chi, come me, ha transitato spesso per altre “terre liminali”, non farà troppa fatica a ritrovare le proprie, perlomeno nell’atmosfera e nei tanti elementi comuni, ingredienti di quella “incomprensibilità” di cui parlano Sellars e Shoard.

Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
Lorenzo Valloriani, “Il ricordo del presente” (courtesy: Lorenzo Valloriani)
co-fondatore e direttore

Commenta

Altre storie
Flickr/Week(r) | I 23 nomi dell’acqua