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Capitalocene, appunti da una nuova era

Ho perso il conto delle fasi in cui siamo passati, così come non saprei dire che numero sia quella attuale. So che da qualche giorno, con la riapertura di gran parte delle attività e non solo, si ripete solo una parola, a gran voce, virtualmente e non: ripartire. È un bellissimo verbo, pieno di speranza dopo i mesi a cui la pandemia ci ha sottoposto, ma implica una seria considerazione. Credo sia piuttosto evidente che la terra sulla quale viviamo ci abbia dato una grande lezione e allora perchè invece non cambiare quel sistema che l’ha spinta a tanto?

Silvio Valpreda, “Capitalocene. Appunti da una nuova era”, add editore, maggio 2020 (courtesy: add editore)

Nel 2016 il sociologo inglese Jason W. Moore ha coniato un termine — capitalocene — con lo scopo di indicare come la nostra società abbia smesso di funzionare in base a parametri biologici, per preferire invece quelli economici. L’ho scoperto leggendo un libro che riporta nel titolo proprio quella parola, Capitalocene. appunti da una nuova era, scritto da Silvio Valpreda e edito da add editore.

Silvio è artista, scrittore e curatore e decide di mettersi in viaggio perché si rende conto di vivere in un ambiente creato dall’uomo ma che non sembra vederlo. 
Dopo un’adolescenza attaccato ad uno schermo a guardare documentari sugli animali selvaggi, capisce che c’è qualcosa che non va se alzi lo sguardo al cielo e questo sembra non trovare spazio tra tutto ciò che l’uomo ha costruito. C’è un disequilibrio che vuole comprendere e che lo spinge a passare da una tappa all’altra: prima il Serengeti, dove masai, bracconieri e animali selvaggi lottano per un equilibrio; poi si dirige a nord in Scozia, dove pecore e linci si spartiscono lo stesso terreno su cui sorgono chiese; scende più a sud, verso la Norvegia, per capire se auto elettriche e pozzi di petrolio possano convivere in un unico paese; prende un aereo e scopre perché a Miami piscine e procioni sono legati tra loro; salta su un altro volo e finisce in Oriente, in Giappone, per capire come si vive in città in cui il cemento muove l’economia, e poi conclude il suo viaggio sull’isola di Lavezzi, tra la Corsica e la Sardegna, che è disabitata, ma non risparmiata dal capitale. 

Silvio Valpreda, “Capitalocene. Appunti da una nuova era”, add editore, maggio 2020 (courtesy: add editore)

Non è solo un viaggio geografico in cui Silvio prende appunti e osserva i fili che tengono assieme il mondo, ma è anche un viaggio nella storia, nelle tradizioni, nei cambiamenti che non abbiamo notato e nei dettagli che abbiamo volontariamente ignorato. 

Chiudo questo libricino pieno di illustrazioni, foto, simboli, dati e blu, e sento di aver viaggiato anche io in un mondo che nessuno mi racconta. Mentre disfo mentalmente la valigia che mi sono portata dietro, ne guardo il contenuto e capisco che tutto ciò che possiedo non mi serve più. Non sento il bisogno di ripartire, ma di cambiare quello che mi circonda.

Silvio Valpreda, “Capitalocene. Appunti da una nuova era”, add editore, maggio 2020 (courtesy: add editore)
Silvio Valpreda, “Capitalocene. Appunti da una nuova era”, add editore, maggio 2020 (courtesy: add editore)
Silvio Valpreda, “Capitalocene. Appunti da una nuova era”, add editore, maggio 2020 (courtesy: add editore)
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